IL RAPPORTO TRA LA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA E L’ART. 208 DEL D.LGS. 285/92 (CODICE DELLA STRADA)

SOMMARIO: 1. Previdenza complementare ed articolo 208 del codice della strada - 2. Contrattazione collettiva di comparto ed articolo 208 del codice della strada - 3.La destinazione delle sanzioni pecuniarie alla previdenza complementare: le norme di carattere generale - 4. La destinazione delle sanzioni pecuniarie alla previdenza complementare: le previsioni Covip e della Autorità Garante della Concorrenza - 5. Conclusioni

Codice della strada

Edizione 2016
(Decreto Legislativo 285/92)

 

 

 

Art. 208

Proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie

1. I proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni previste dal presente codice sono devoluti allo Stato, quando le violazioni siano accertate da funzionari, ufficiali ed agenti dello Stato, nonche' da funzionari ed agenti dell'ente Ferrovie dello Stato o delle ferrovie e tramvie in concessione. I proventi stessi sono devoluti alle regioni, province e comuni, quando le violazioni siano accertate da funzionari, ufficiali ed agenti, rispettivamente, delle regioni, delle province e dei comuni.

2. I proventi di cui al comma 1, spettanti allo Stato, sono destinati: a) fermo restando quanto previsto dall'articolo 32, comma 4, della legge 17 maggio 1999, n. 144, per il finanziamento delle attivita' connesse all'attuazione del Piano nazionale della sicurezza stradale, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale, nella misura dell'80 per cento del totale annuo, definito a norma dell'articolo 2, lettera x), della legge 13 giugno 1991, n. 190, per studi, ricerche e propaganda ai fini della sicurezza stradale, attuata anche attraverso il Centro di coordinamento delle informazioni sul traffico, sulla viabilita' e sulla sicurezza stradale (CCISS), istituito con legge 30 dicembre 1988, n. 556, per finalita' di educazione stradale, sentito, occorrendo, il Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca e per l'assistenza e previdenza del personale della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza, della Polizia penitenziaria e del Corpo forestale dello Stato e per iniziative ed attivita' di promozione della sicurezza della circolazione; b) al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Dipartimento per i trasporti terrestri, nella misura del 20 per cento del totale annuo sopra richiamato, per studi, ricerche e propaganda sulla sicurezza del veicolo; c) al Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca - Dipartimento per i servizi per il territorio, nella misura del 7,5 per cento del totale annuo, al fine di favorire l'impegno della scuola pubblica e privata nell'insegnamento dell'educazione stradale e per l'organizzazione dei corsi per conseguire il certificato di idoneita' alla conduzione dei ciclomotori.

2-bis. Gli incrementi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all'articolo 195, comma 2-bis, sono versati in un apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato, di nuova istituzione, per essere riassegnati al Fondo contro l'incidentalita' notturna di cui all'articolo 6-bis del decreto-legge 3 agosto 2007, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 ottobre 2007, n. 160, con provvedimento del Ministero dell'economia e delle finanze adottato sulla base delle rilevazioni trimestrali del Ministero dell'interno. Tali rilevazioni sono effettuate con le modalita' fissate con decreto del Ministero dell'interno, di concerto con i Ministeri dell'economia e delle finanze, della giustizia e delle infrastrutture e dei trasporti. Con lo stesso decreto sono stabilite le modalita' di trasferimento della percentuale di ammenda di cui agli articoli 186, comma 2-octies, e 187, comma 1-quater, destinata al Fondo.

3. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze ((, dell'interno)) e dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, determina annualmente le quote dei proventi da destinarsi alle suindicate finalita'. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad adottare, con propri decreti, le necessarie variazioni di bilancio, nel rispetto delle quote come annualmente determinate.

((3-bis. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'interno e il Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca trasmettono annualmente al Parlamento, entro il 31 marzo, una relazione sull'utilizzo delle quote dei proventi di cui al comma 2 effettuato nell'anno precedente)).

((4. Una quota pari al 50 per cento dei proventi spettanti agli enti di cui al secondo periodo del comma 1 e' destinata:

a) in misura non inferiore a un quarto della quota, a interventi di sostituzione, di ammodernamento, di potenziamento, dimessa a norma e di manutenzione della segnaletica delle strade di proprieta' dell'ente;

b) in misura non inferiore a un quarto della quota, al potenziamento delle attivita' di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, anche attraverso l'acquisto di automezzi, mezzi e attrezzature dei Corpi e dei servizi di polizia provinciale e di polizia municipale di cui alle lettere d-bis) ed e) del comma 1 dell'articolo 12;

c) ad altre finalita' connesse al miglioramento della sicurezza stradale, relative alla manutenzione delle strade di proprieta' dell'ente, all'installazione, all' ammodernamento, al potenziamento, alla messa a norma e alla manutenzione delle barriere e alla sistemazione del manto stradale delle medesime strade, alla redazione dei piani di cui all'articolo 36, a interventi per la sicurezza stradale a tutela degli utenti deboli, quali bambini, anziani, disabili, pedoni e ciclisti, allo svolgimento, da parte degli organi di polizia locale, nelle scuole di ogni ordine e grado, di corsi didattici finalizzati all'educazione stradale, a misure di assistenza e di previdenza per il personale di cui alle lettere d-bis) ed e) del comma 1 dell'articolo 12, alle misure di cui al comma 5-bis del presente articolo e a interventi a favore della mobilita' ciclistica.

5. Gli enti di cui al secondo periodo del comma 1 determinano annualmente, con delibera della giunta, le quote da destinare alle finalita' di cui al comma 4. Resta facolta' dell'ente destinare in tutto o in parte la restante quota del 50 per cento dei proventi alle finalita' di cui al citato comma 4.

5-bis. La quota dei proventi di cui alla lettera c) del comma 4 puo' anche essere destinata ad assunzioni stagionali a progetto nelle forme di contratti a tempo determinato e a forme flessibili di lavoro, ovvero al finanziamento di progetti di potenziamento dei servizi di controllo finalizzati alla sicurezza urbana e alla sicurezza stradale, nonche' a progetti di potenziamento dei servizi notturni e di prevenzione delle violazioni di cui agli articoli 186, 186-bis e 187 e all'acquisto di automezzi, mezzi e attrezzature dei Corpi e dei servizi di polizia provinciale e di polizia municipale di cui alle lettere d-bis) ed e) del comma 1 dell'articolo 12, destinati al potenziamento dei servizi di controllo finalizzati alla sicurezza urbana e alla sicurezza stradale)). ((91))

------------------ AGGIORNAMENTO (91) La L. 29 luglio 2010, n.120 ha disposto (con l'art. 40, comma 1, lettera c)) che i commi 4, 4-bis e 5 sono sostituiti dai commi 4, 5 e 5-bis.



 

 

IL RAPPORTO TRA  LA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA E L’ART. 208 DEL D.LGS. 285/92 (CODICE DELLA STRADA)

 

1. Previdenza complementare ed articolo 208 del codice della strada

 

L’articolo 208  del codice della strada (d.lgs. 285/92) titolato “Proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie” prevede che una quota (pari al 50 per cento) dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni previste dal codice della strada spettanti agli Enti di cui al secondo periodo del comma 1 (Regioni, Province e Comuni, quando le violazioni siano accertate da funzionari, ufficiali ed agenti, rispettivamente, delle Regioni, delle Province e dei Comuni)  è destinata (tra le plurime potenziali finalità) anche a  misure di assistenza e di previdenza per il personale di cui alle lettere d-bis) ed e) del comma 1 dell'articolo 12 (Corpi e servizi di polizia provinciale, nell'ambito del territorio di competenza, Corpi e servizi di polizia municipale, nell'ambito del territorio di competenza). Il comma 5 del medesimo articolo stabilisce che la determinazione delle quote di ripartizione dei proventi debba essere annuale e stabilita con delibera di giunta dell’Ente territoriale competente.

La Corte costituzionale (sentenza n. 426/2000) è intervenuta sul punto a supporto della liceità costituzionale in quanto: con l’ art. 208, comma 4 “… il legislatore statale ha inteso costituire un fondo speciale alimentato con i proventi delle contravvenzioni stradali, a disposizione degli Enti locali per provvedere – secondo la discrezionalità loro riconosciuta dal comma 4 dell’art. 208 – a specifiche finalità”.  “In altri termini, la norma impugnata concerne i poteri degli Enti locali e la relativa provvista di risorse. Le determinazioni degli Enti locali stessi sono condizionate dall’esistenza di tali risorse, ……… non c’è alcun legame tra queste e la loro destinazione a scopi assistenziali e previdenziali a favore degli agenti della polizia locale o ad altri fini previsti dalla legge. L’esistenza di tale diaframma – le valutazioni dell’ente locale - tra l’accertamento e il beneficio dei soggetti accertatori esclude che possa parlarsi di attività di accertamento nell’interesse personale degli accertatori; l’attività è sempre infatti nell’interesse obbiettivo dell’ente locale, cui spetta il potere di disporre in materia secondo le indicazioni di legge. In ogni caso, poi, i soggetti chiamati a verificare il rispetto delle norme del codice della strada sono essi stessi chiamati al rispetto della legge, sotto il controllo del giudice, e i loro comportamenti sono comportamenti vincolati, o, al più, qualificati da discrezionalità meramente tecnica, ad esempio nella determinazione della misura delle sanzioni, entro i limiti e secondo i criteri stabiliti dalla legge”.

 In sostanza quindi la norma non istituisce un fondo di provviste a disposizione dei singoli, ma nella disponibilità invece degli Enti che secondo la loro discrezionalità destinano le somme in questione. Inoltre non si può parlare di un accertamento interessato del singolo nella misura i soggetti che comminano la sanzione (es. polizia locale) sono soggetti al rispetto della legge, sono sotto il controllo del giudice, e i loro comportamenti sono comportamenti vincolati, o, al più, qualificati da discrezionalità meramente tecnica.

 

2. Contrattazione collettiva di comparto ed articolo 208 del codice della strada

Il CCNL del comparto Regioni ed Autonomie locali sulla scia della previsione di cui all’articolo 208 ha previsto che le risorse destinate a finalità previdenziali ed assistenziali di cui all’articolo 208, c. 2 lett. a, siano gestite dagli organismi di cui all’art. 55 del CCNL del 14.09.00[1] formati da rappresentanti dei dipendenti e costituiti in conformità all’art. 11 l. 300/70[2].

Sul punto le sezioni regionali della Corte dei Conti si sono più volte espresse essenzialmente chiarendo che[3] le risorse da destinare a tal fine sono residuali rispetto al più generico fine della sicurezza stradale poiché  l’obiettivo generale individuato dal legislatore statale con la previsione di cui all’art. 208 è quello di accrescere la sicurezza sulle strade, da raggiungere attraverso interventi finalizzati all’educazione stradale dei giovani (finalità di prevenzione), al miglioramento delle condizioni della circolazione (anche attraverso il potenziamento dei mezzi e delle risorse ed incentivando forme di mobilità alternative), alla tutela degli utenti deboli.

“Solo indirettamente e di riflesso, però, l'indicato scopo generale e le finalità ad esso strumentali possono dirsi perseguiti con l’utilizzazione di parte dei proventi vincolati per finanziare l'assistenza e la previdenza complementare del personale di Polizia municipale: tale tipologia di spesa, infatti, intende più propriamente “compensare” le condizioni di disagio - sotto il profilo della sicurezza e della salute – in cui operano tali soggetti.

Ne deriva che l'importo della quota eventualmente riservata dal Comune alla previdenza e assistenza integrativa non può essere tale da pregiudicare la concreta realizzabilità della finalità generale – il miglioramento della sicurezza e della circolazione stradale – che il legislatore nazionale vuole realizzare prevedendo il vincolo sulle risorse. La discrezionalità dell'ente, pertanto, deve esplicarsi in misura equilibrata e sempre tenendo in considerazione la ratio dell'art. 208: ciò richiede che la ripartizione delle entrate accertate e la determinazione delle relative quote, perché possa considerarsi operata legittimamente, sia coerente con l'obiettivo di accrescere la sicurezza sulle strade.

Di conseguenza, le risorse vincolate da destinare alla previdenza integrativa della polizia municipale devono essere necessariamente di ammontare limitato”[4].

 

3. La destinazione delle sanzioni pecuniarie alla previdenza complementare: le norme di carattere generale

Per comprendere il problema occorre partire dal dato normativo di cui al  comma 6 dell’art. 23 del d.lgs. 252/05. Questi stabilisce che: ≪Fino all’emanazione del decreto legislativo di attuazione dell’art. 1, comma 2, lettera p, della legge 23 agosto 2004, n. 243, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, si applica esclusivamente e integralmente la previgente normativa≫ e quindi il d.lgs. 124/93. Quindi ove si volesse ipotizzare una adesione collettiva ad un fondo pensione aperto, occorrerebbe riferirsi alle problematiche poste dall’articolo 9, c. 2 del d.lgs. 124/93 che ne disciplina appunto l’adesione collettiva.  La disposizione in commento prevede che la facoltà di adesione ai fondi aperti può essere prevista anche dalle fonti istitutive su base contrattuale collettiva a condizione però che  non sussistano ovvero non operino diverse previsioni in merito alla costituzione di fondi pensione negoziali . Se si guarda a tale differenza lessicale secondo parte della dottrina si potrebbe concludere affermando che l’adesione collettiva ad un fondo pensione aperto postuli (più che la previsione esplicita delle fonti o l’assenza o l’inoperatività delle stesse) l’assenza di espressi divieti in tal senso contemplati nelle fonti istitutive (contratto collettivo nazionale) del fondo pensione negoziale tempo per tempo considerato. In altri termini, non si ragiona più nell’ottica della prima parte del comma 2 dell’art. 9, dlgs. n. 124/93 per cui l’adesione ad un fondo pensione aperto è possibile sono in caso di insussistenza o inoperatività delle fonti istitutive ma l’adesione viene costruita  mediante l’inesistenza di divieti della fonte istitutiva di livello superiore[5]. Interpretata in questo modo in assenza di una clausola del CCNL che vieti in modo specifico ed espresso alle fonti collettive di secondo livello la regolazione della materia della previdenza complementare, sembrerebbe potersi ritenere legittimo un contratto o un accordo collettivo di secondo livello che, pur in presenza di “…accordi istitutivi di fondi pensione di carattere negoziale che si applichino…ai lavoratori dipendenti interessati”, “attivi” una facoltà di adesione ad un fondo pensione aperto su base contrattuale collettiva. Accogliendo tale tesi dovrebbe ritenersi che la contrattazione decentrata è abilitata alla creazione di fondi aperti, se nessun limite è contenuto a livello sovraordinato.  

Sul punto però l’INPDAP (oggi INPS) ha più volte ribadito che i fondi pensione a carattere negoziale dei dipendenti pubblici cosiddetti contrattualizzati, possono essere istituiti anche tramite i contratti collettivi nazionali di comparto di secondo livello ma solo nell'eventualità in cui a questi ultimi contratti tale materia sia stata demandata in modo esplicito dai contratti collettivi nazionali di lavoro. L'art. 40 del Decreto Legislativo 165/2001 dispone, infatti, che la contrattazione di secondo livello nel pubblico impiego si svolge sulle materie con i vincoli  e nei limiti stabiliti dai contratti collettivi  nazionali[6].  La questione tuttavia necessita di un approfondimento ulteriore dopo la riforma operata nel testo del d.lgs. 165/01 a seguito del d.l. n. 112/2008, convertito in l. n. 133/2008 e del d.lgs. n. 150/2009.

Il testo dell’articolo 40 prevede che:

 “Le pubbliche amministrazioni attivano autonomi livelli di contrattazione collettiva integrativa, nel rispetto ………dei vincoli di bilancio risultanti dagli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. La contrattazione collettiva integrativa assicura adeguati livelli di efficienza e produttività dei servizi pubblici, incentivando l'impegno e la qualità della performance ………. Essa si svolge sulle materie, con i vincoli e nei limiti stabiliti dai contratti collettivi nazionali.

Le pubbliche amministrazioni non possono in ogni caso sottoscrivere in sede decentrata contratti collettivi integrativi in contrasto con i vincoli e con i limiti risultanti dai contratti collettivi nazionali o che disciplinano materie non espressamente delegate a tale livello negoziale ovvero che comportano oneri non previsti negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione.” Le nuove previsioni  riducono gli ambiti di intervento della contrattazione collettiva integrativa poiché oltre ai vincoli ed ai limiti posti dalla contrattazione collettiva nazionale, essa non può comportare oneri non previsti negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. In altri termini la c.d. Riforma Brunetta sembra ridimensionare la funzione integrativa della contrattazione decentrata, non più intesa come regolazione di materie non trattate dal CCNL. Infatti, "le pubbliche amministrazioni non possono in ogni caso sottoscrivere in sede decentrata contratti collettivi integrativi in contrasto con i vincoli e con i limiti risultanti dai contratti collettivi nazionali o che disciplinano materie non espressamente delegate a tale livello negoziale ovvero che comportano oneri non previsti negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione" (comma 3 –quinquies).

Coordinando tale previsione con quanto previsto dall’articolo 9, c. 2 del d.lgs. 124/93 è possibile desumere che per i dipendenti pubblici, i vincoli sopra esposti, unitamente al riferimento al trattamento accessorio contenuto nel comma 3-bis, sembrerebbero impedire alla contrattazione decentrata di fungere da fonte istitutiva di forme pensionistiche complementari nonché quale fonte di finanziamento della previdenza complementare ove i relativi oneri non siano previsti negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. A sostegno di tale interpretazione si ricorda che le fonti istitutive nella contrattazione di comparto hanno già previsto l’istituzione di fondi pensione nazionali di categoria (Fondo Espero e Perseo-Sirio) e pertanto, la contrattazione di secondo livello dei dipendenti pubblici stante l’attuale formulazione dell’articolo 40 del d.lgs. 165/01 non dovrebbe potersi  sovrapporre o sostituire, in tema di previdenza complementare, alle fonti sovraoordinate[7].

Sul punto vale però ricordare che la Corte dei Conti[8] in maniera molto generica aveva invece precisato che lo strumento ordinario attraverso il quale dare attuazione alla previdenza complementare è l’accordo sindacale decentrato integrativo (di cui all'art. 40 del decreto legislativo n. 165/2001). Esso appare idoneo sia ad istituire il fondo pensione chiuso (che andrà poi gestito in conformità a quanto prevede l'art. 17 del CCNL 22.1.2004), sia a decidere di aderire a un fondo aperto o ad una assicurazione sulla vita (l'individuazione dei quali deve avvenire secondo scelte trasparenti e di natura concorrenziale). Il Consiglio comunale (e non la Giunta, cui compete l’adozione del solo regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi) può comunque, nell’esercizio della sua autonomia regolamentare, disciplinare le modalità della partecipazione al fondo da parte dell'ente.

 

4. La destinazione delle sanzioni pecuniarie alla previdenza complementare: le previsioni Covip e della Autorità Garante della Concorrenza

 

Sul tema della destinazione delle sanzioni in questione è intervenuta anche la Covip con apposita risposta a quesito[9].

In questo  era stato ricordato che  << il Dipartimento della Funzione pubblica ha chiarito che l’istituzione di forme pensionistiche complementari di natura collettiva per i dipendenti pubblici contrattualizzati è rimessa esclusivamente alla contrattazione collettiva nazionale, cui compete anche la definizione delle materie demandate alla contrattazione integrativa; nell’attuale fase transitoria, in attesa di una disciplina contrattuale. La questione di una adesione collettiva a fondi pensione aperti, tramite tali sanzioni, quindi pare definitivamente chiusa. Le adesioni a forme di previdenza complementare diverse da quelle a fondi di comparto sono quindi da considerare come adesioni individuali.

Così esplicitamente la Covip nella risposta a quesito del luglio 2013 dove ha precisato che le adesioni a fondi pensione aperti da parte del personale della polizia municipale e provinciale e “che involgano la destinazione al fondo dei contributi ex art. 208 C.d.S., ancorché effettuate sulla base di convenzionamenti con i relativi enti di appartenenza, debbano essere assimilate alle adesioni individuali.

Stante quanto sopra precisato, consegue che non potranno trovare applicazione le riduzioni alle spese di partecipazione previste dall’art. 8, comma 2, dello Schema di regolamento dei fondi pensione aperti, né la possibilità di riconoscere a detti aderenti a fondi aperti la facoltà di riscattare la posizione ex art. 14, comma 5, del d.lgs. n. 252del 2005, trattandosi in entrambi i casi di situazioni la cui applicazione è limitata alle adesioni su base collettiva”.   Sulla stessa questione la Covip[10] ha puntualizzato che qualora tali adesioni fossero state considerate come collettive, al fine di tutelare il legittimo affidamento incolpevole degli aderenti, relativamente alla legittima spettanza delle opzioni loro riconosciute, le prerogative sopra indicate (riduzioni di spese e riscatto volontario) possono essere mantenute. Rimane fermo che trattandosi di adesioni individuali non potranno essere mai essere conferiti ne il TFR ne il contributo previsto a carico del datore di lavoro. Ciò poiché l’attuale quadro normativo della previdenza complementare del pubblico impiego (accordo collettivo quadro del 29.7.99 e d.p.c.m. del 20.12.1999 come modificato da quello del marzo 2001 ) ne prevedono la destinazione solo ai fondi collettivi.

Sulla questione appare utile richiamare anche la posizione della Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato [11] (di seguito Autorità). Questa ha infatti osservato che la prassi per affidamento da parte dei comuni del servizio di previdenza integrativa a favore dei propri dipendenti e, in particolare, del personale della polizia

municipale, ai sensi dell’art. 208 del Decreto Legislativo n. 285/92 appare “piuttosto variegata sia in ordine alla scelta dei comuni di ricorrere a procedure selettive tra più operatori, in luogo dell’affidamento diretto, sia nella formulazione specifica degli eventuali bandi e degli altri atti di gara”.

Al riguardo, si è rilevato “che le gare ad evidenza pubblica, o altre modalità di selezione che comunque consentano la partecipazione di più operatori, sono lo strumento più appropriato per favorire il più ampio confronto competitivo nell’offerta dei servizi di previdenza complementare. Proprio l’ampia diffusione di procedure basate sulla partecipazione di una pluralità di imprese e sul confronto tra le offerte potrebbe incentivare la concorrenza tra gli operatori, con benefici in termini di maggiore scelta tra i prodotti offerti e riduzioni di prezzo degli stessi. Appare pertanto opportuno che vi sia un più ampio ricorso a procedure che consentano il confronto competitivo, siano esse gare ad evidenza pubblica specificatamente disciplinate dal Decreto Legislativo n. 163/06, Codice dei contratti pubblici, siano esse procedure selettive di altra natura che meglio si possono adattare alle realtà territoriali di minori dimensioni.

Inoltre, i bandi, il capitolato speciale e, in genere, tutti gli atti delle procedure di selezione, in coerenza con quanto segnalato dall’Autorità in molti settori economici, dovrebbero essere formulati in modo da richiedere soltanto i requisiti e le condizioni di partecipazione strettamente necessari in ragione della tipologia del servizio oggetto di gara e delle specifiche esigenze dell’ente locale interessato. Ciò al fine di favorire la massima partecipazione da parte delle imprese e, quindi, il più ampio confronto competitivo anche tra le diverse forme di previdenza complementare. Infatti, l’imposizione di requisiti economici, tecnici o di altra natura, laddove non

necessaria, scoraggia la partecipazione alle gare e ha, quindi, effetti negativi in termini concorrenziali. Ciò vale ad esempio con riferimento agli oneri economici di partecipazione, ai requisiti comprovanti la pregressa esperienza, alla tipologia di prodotti offerti. In questa prospettiva, anche nell’ambito di queste procedure, sarebbe auspicabile un ampio confronto competitivo tra le diverse forme di previdenza complementare e, quindi, anche tra le imprese offerenti, quali imprese di assicurazioni e le società di gestione del risparmio.

 

5. Conclusioni

Volendo sintetizzare quanto sopra descritto si può dire che:

1)    L’istituzione di forme di previdenza complementare collettiva è deputata solo alla contrattazione collettiva di comparto.

2)    La contrattazione collettiva di comparto è l’unica fonte deputata ad individuare le materie demandate alla contrattazione integrativa, stabilendone i relativi vincoli e limiti.

3)    I contratti decentrati in assenza di specifiche previsioni della contrattazione nazionale non possono disciplinare in materia di previdenza complementare.

4)    Un fondo pensione per utilizzare quali fonti di finanziamento quelle di cui all’articolo 208 del codice della strada deve inserire queste tra le proprie fonti tramite la contrattazione collettiva nazionale. In ogni caso l’adesione collettiva tramite le sole risorse di cui all’articolo 208 dovrebbe essere vietata.

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

ARAN, Osservatorio nazionale bilaterale sui fondi pensione del pubblico impiego, Rapporto sulla previdenza complementare nel settore pubblico contrattualizzato, luglio 2006 p. 18-19

 

AGCM  Decisione  del 22 aprile 2010, in bollettino N. 20 DEL 7 GIUGNO 2010

 

 

CANDIAN A.D., Linee ricostruttive in materia di fondi pensione, in “I fondi di previdenza e di assistenza complementare”, a cura di G. IUDICA, 1998, p. 123.

 

Covip,  risposta a quesito del Luglio 2013. Quesiti in materia di adesione di alcuni dipendenti pubblici a fondi pensione aperti (lettera inviata a una società istitutrice di un fondo pensione aperto

Covip, nota protocollo 1361 dell’1 marzo 2014

 

CORTE COSTITUZIONALE , sentenza n. 426 del 9.10.2000

 

CORTE DEI CONTI SEZIONE REGIONALE DEL PIEMONTE, parere n. 1 del 21.1.2009

 

CORTE DEI CONTI SEZIONE REGIONALE DELLA LIGURIA,  parere n. 6 del 15.9.2008

 

CORTE DEI CONTI REGIONALE DELLA LOMBARDIA, parere n. 46 del 27.02.2009

 

 INPDAP nota operativa n. 11 del 25.5.2005. L’opzione per il TFR : istruzioni e modalità operative

 

SILVESTRO C.,  La riforma Brunetta del pubblico impiego, Roma, Dike Giuridica Editore, 2009

 

 

VALLACQUA F., La previdenza complementare per i dipendenti pubblici e privati, Egea, Milano 2012

 

  

LEGISLAZIONE:

 

-Decreto Legislativo n. 285 del 30 aprile 1992. Nuovo codice della strada.

  

-Decreto legislativo n. 124 del 21 aprile 1993. - Disciplina delle forme pensionistiche complementari a norma dell’articolo 3, comma 1, lettera v), della legge 23 ottobre 1992, n. 421.

  

-Accordo quadro nazionale in materia di trattamento di fine rapporto e di previdenza complementare per i dipendenti pubblici del 29 luglio 1999. Accordo quadro nazionale per l’attuazione della legge n.335/95 e successive in materia di trattamento di fine rapporto e di previdenza complementare.

 

-Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 dicembre 1999.- Trattamento di fine rapporto e istituzione dei fondi pensione dei dipendenti pubblici.

 

-Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 marzo 2001.- Trattamento di fine rapporto e istituzione dei fondi dei dipendenti pubblici.

 

-Decreto legislativo n. 165 del 30 marzo 2001- Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle Amministrazioni pubbliche.

 

-Legge 17 agosto 2005, n.168  "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione. Disposizioni in materia di organico del personale della carriera diplomatica, delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2000/53/CE in materia di veicoli fuori uso e proroghe di termini per l'esercizio di deleghe legislative".

 

-Decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, Disciplina delle forme pensionistiche complementari.

 


[1] Tale articolo si riferisce agli organismi deputati alle attività sociali culturali e ricreative.

[2] Tale articolo prevede che le attività culturali ricreative ed assistenziali promosse nell’azienda sono gestite da organismi formati a maggioranza dei rappresentanti dei lavoratori. Come chiarito nell’ambito della risposta  a quesito Covip del luglio 2013, il Dipartimento della Funzione pubblica ha affermato che è da ritenersi ammissibile che ciascun Ente locale determini annualmente il quantum delle risorse destinate alle diverse finalità di cui all’art. 208 C.d.S., ivi comprese quelle assistenziali e previdenziali e che spetti all’Organismo previsto dalla contrattazione collettiva nazionale Regioni- Autonomie locali, costituito a livello di ogni singolo ente in conformità a quanto dettato dall’art. 11 della legge n. 300 del 1970, provvedere invece alla finalizzazione e alla gestione della quota destinata alle predette finalità. In particolare, l’Organismo, nell’ambito dell’autonomia contrattualmente riconosciuta e dei vincoli di finalizzazione posti dalla norma, può pertanto individuare specifiche finalità di assistenza e previdenza a favore del personale indicato dalla norma e i relativi criteri e requisiti di accesso ai benefici, tra cui anche l’individuazione di forme pensionistiche di previdenza integrativa (fondo pensione chiuso, fondo pensione aperto, piano individuale pensionistico).

[3] Solo per citarne alcune si vedano: Corte dei Conti sezione regionale del Piemonte, parere n. 1 del 21.1.2009; Corte dei Conti sezione regionale della Lombardia, parere n. 46 del 27.02.2009; Corte dei Conti sezione regionale della Liguria, parere n. 6 del 15.9.2008.

[4] Così: Corte dei Conti sezione regionale della Liguria, parere n. 6 del 15.9.2008.

 

[5] Sul punto sia consentito rinviare a: A.D. CANDIAN, Linee ricostruttive in materia di fondi pensione, in I fondi di previdenza e di assistenza complementare, a cura di G. IUDICA, 1998, p. 123.

[6] CFR. INPDAP nota operativa n. 11 del 25.5.2005. L’opzione per il TFR : istruzioni e modalità operative, nonché ARAN, Osservatorio nazionale bilaterale sui fondi pensione del pubblico impiego, Rapporto sulla previdenza complementare nel settore pubblico contrattualizzato, luglio 2006 p. 18-19

 

[7] Per un analisi delle modifiche apportate dalla riforma Brunetta si rinvia a  Silvestro C., La riforma Brunetta del pubblico impiego, Roma, Dike Giuridica Editore, 2009.

[8] Corte dei Conti sezione regionale della Liguria, parere n. 6 del 15.9.2008.

[9] Covip, risposta a quesito del Luglio 2013. Oggetto: Quesiti in materia di adesione di alcuni dipendenti pubblici a fondi pensione aperti (lettera inviata a una società istitutrice di un fondo pensione aperto

[10] Ccovip nota protocollo 1361 dell’1 marzo 2014

[11] Vedasi  decisione del  22 aprile 2010, in bollettino N. 20 DEL 7 GIUGNO 2010

 

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