Le fonti istitutive dei fondi pensione per il pubblico impiego tra ruolo della contrattazione collettiva e norme dei rispettivi ordinamenti

L’art. 3 del d.lgs. 252/2005 e del d.lgs.124/93.

L’art. 3 del d.lgs. 252/2005  e del d.lgs.124/93  prevedono che per i dipendenti pubblici le fonti istitutive delle forme di previdenza complementare di carattere collettivo, sono i contratti collettivi di comparto di cui al titolo III del D.Lgs. n. 165/01,  lo stesso articolo prevede la possibilità di creare forme di previdenza complementare per i dipendenti pubblici non privatizzati attraverso apposite norme nei rispettivi ordinamenti, ovvero in mancanza, attraverso accordi tra i dipendenti stessi, promossi da loro associazioni.

DECRETO LEGISLATIVO 21 aprile 1993, n. 124
Disciplina delle forme pensionistiche complementari, a norma dell'art. 3, comma 1, lettera v), della legge 23 ottobre 1992, n. 421.

 

Art. 3

Istituzione delle forme pensionistiche complementari.


1. Salvo quanto previsto dall'art. 9, le fonti istitutive delle
forme pensionistiche complementari sono le seguenti:
a) contratti e accordi collettivi, anche aziendali, ovvero, in
mancanza, accordi fra lavoratori, promossi da sindacati firmatari di
contratti collettivi nazionali di lavoro;
b) accordi fra lavoratori autonomi o fra liberi professionisti,
promossi da loro sindacati o associazioni di rilievo almeno
regionale;
c) regolamenti di enti o aziende, i cui rapporti di lavoro non
siano disciplinati da contratti o accordi collettivi, anche
aziendali.
2. Per il personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche di
cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.
29, le forme pensionistiche complementari possono essere istituite
mediante i contratti collettivi di cui al titolo III del medesimo
decreto legislativo. Per il personale dipendente di cui all'art. 2,
comma 4, del medesimo decreto legislativo le forme pensionistiche
complementari possono essere istituite secondo le norme dei
rispettivi ordinamenti, ovvero, in mancanza, mediante accordi tra i
dipendenti stessi promossi da loro associazioni.
3. Le forme pensionistiche complementari sono attuate mediante la
costituzione ai sensi dell'art. 4 di appositi fondi, la cui
denominazione deve contenere l'indicazione di "fondo pensione", la
quale non puo' essere utilizzata da altri soggetti.
4. Le fonti istitutive di cui al comma 1 stabiliscono le modalita'
di partecipazione garantendo la liberta' di adesione individuale.

Note all'art. 3:
- Il testo del comma 2 dell'art. 1 del D.Lgs. 3 febbraio
1993, n. 29 (Razionalizzazione dell'organizzazione delle
amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in
materia di pubblico impiego, a norma dell'art. 2 della
legge 23 ottobre 1992, n. 421) e' il seguente: "2. Per
amministrazioni pubbliche si intendono tutte le
amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e
scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative,
le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento
autonomo, le regioni, le province, i comuni, le comunita'
montane, e loro consorzi ed associazioni, le istituzioni
universitarie, gli istituti autonomi case popolari, le
camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e
loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici
nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le
aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale".
- Il titolo III (Contrattazione collettiva e
rappresentativita' sindacale) del D.Lgs. 3 febbraio 1993,
n. 29, contiene i seguenti articoli:
"Art. 45 (Contratti collettivi). - 1. La contrattazione
collettiva e' nazionale e decentrata. Essa si svolge su
tutte le materie relative al rapporto di lavoro, con
esclusione di quelle riservate alla legge e agli atti
normativi e amministrativi secondo il disposto dell'art. 2,
comma 1, lettera c), della legge 23 ottobre 1992, n. 421.
2. I contratti collettivi nazionali sono stipulati per
comparti della pubblica amministrazione comprendenti
settori omogenei o affini.
3. I comparti sono determinati e possono essere
modificati, sulla base di accordi stipulati tra l'agenzia
di cui all'art. 50, in rappresentanza della parte pubblica,
e le confederazioni sindacali maggiormente rappresentative
sul piano nazionale, con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, sentita la Conferenza dei
presidenti delle regioni per gli aspetti di interesse
regionale. Fino a quando non sia stata costituita
l'agenzia, in rappresentanza della parte pubblica provvede
il Presidente del Consiglio dei Ministri o un suo delegato.
4. La contrattazione collettiva decentrata e'
finalizzata al contemperamento tra le esigenze
organizzative, la tutela dei dipendenti e l'interesse degli
utenti. Essa si svolge sulle materie e nei limiti stabiliti
dai contratti collettivi nazionali.
5. Mediante contratti collettivi quadro possono essere
disciplinate, in modo uniforme per tutti i comparti e le
aree di contrattazione collettiva, la durata dei contratti
collettivi e specifiche materie.
6. I contratti collettivi quadro sono stipulati
dall'agenzia di cui all'art. 50, per la parte pubblica, e,
per la parte sindacale, dalle confederazioni maggiormente
rappresentative sul piano nazionale.
7. I contratti collettivi nazionali di comparto sono
stipulati dall'agenzia di cui all'art. 50, per la parte
pubblica, e, per la parte sindacale, dalle confederazioni
maggiormente rappresentative sul piano nazionale, nonche'
dalle organizzazioni maggiormente rappresentative sul piano
nazionale nell'ambito del comparto.
8. I contratti collettivi decentrati sono stipulati, per
la parte pubblica, da una delegazione composta dal titolare
del potere di rappresentanza delle singole amministrazioni
o da un suo delegato, che la presiede, da rappresentanti
dei titolari degli uffici interessati e, per la parte
sindacale, da una rappresentanza composta secondo modalita'
definite dalla contrattazione collettiva nazionale e,
nell'ambito della provincia autonoma di Bolzano, anche
dalla confederazione sindacale maggiormente rappresentativa
sul piano provinciale ai sensi dell'articolo 9 del decreto
del Presidente della Repubblica 6 gennaio 1978, n. 58.
9. Le amministrazioni pubbliche osservano gli obblighi
assunti con i contratti collettivi di cui al presente
articolo".
"Art. 46 (Area di contrattazione per il personale
dirigenziale) - 1. Per ciascuno dei comparti individuati ai
sensi dell'art. 45, comma 3, e' prevista un'autonoma
separata area di contrattazione per il personale
dirigenziale non compreso nell'art. 2, comma 4.
2. I contratti collettivi nazionali delle aree separate
di cui al comma 1 sono stipulati dall'agenzia di cui
all'art. 50, per la parte pubblica, e, per la parte
sindacale, dalle confederazioni maggiormente
rappresentative sul piano nazionale e dalle organizzazioni
sindacali interessate maggiormente rappresentative sul pi-
ano nazionale nell'ambito della rispettiva area di
riferimento, assicurando un adeguato riconoscimento delle
specifiche tipologie professionali.
3. Il rapporto di lavoro della dirigenza medica e
veterinaria del Servizio sanitario nazionale e' definito in
un'apposita area di contrattazione alle cui trattative
partecipano l'agenzia prevista dall'art. 50, in
rappresentanza della parte pubblica, e rappresentanti delle
organizzazioni sindacali del personale medico e veterinario
maggiormente rappresentative sul piano nazionale".
"Art. 47 (Rappresentativita' sindacale). - 1. La
maggiore rappresentativita' sul piano nazionale delle
confederazioni e delle organizzazioni sindacali e' definita
con apposito accordo tra il Presidente del Consiglio dei
Ministri o un suo delegato e le Confederazioni sindacali
individuate ai sensi del comma 2, da recepire con decreto
del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del
Consiglio dei Ministri.
2. Fino alla emanazione del decreto di cui al comma 1,
restano in vigore e si applicano, anche alle aree di
contrattazione di cui all'art. 46, le disposizioni di cui
all'art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 23
agosto 1988, n. 395, e alle conseguenti direttive emanate
dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
della funzione pubblica. Tale normativa resta in vigore e
si applica anche in sede decentrata fino a quando non sia
data applicazione a quanto previsto dall'art. 45, comma 8.
"Art. 48 (Nuove forme di partecipazione alla
organizzazione del lavoro). - 1. In attuazione dell'art. 2,
comma 1, lettera a), della legge 23 ottobre 1992, n. 421,
la contrattazione collettiva definisce nuove forme di
partecipazione delle rappresentanze del personale ai fini
della organizzazione del lavoro nelle amministrazioni
pubbliche. Sono abrogate le norme che prevedono la
rappresentanza elettiva del personale nei consigli di
amministrazione delle amministrazioni statali anche ad
ordinamento autonomo".
"Art. 49 (Trattamento economico). - 1. Il trattamento
economico fondamentale ed accessorio e' definito dai
contratti collettivi.
2. Le amministrazioni pubbliche garantiscono ai propri
dipendenti di cui all'art. 2, comma 2, parita' di
trattamento contrattuale e comunque trattamenti non
inferiori o quelli previsti dai rispettivi contratti
collettivi.
3. I contratti collettivi definiscono i trattamenti
economici accessori al fine di collegarli direttamente alla
produttivita' individuale ed a quella collettiva, ancorche'
non generalizzata ma correlata all'apporto partecipativo di
ciascun dipendente, ovvero allo svolgimento effettivo di
attivita' particolarmente disagiate, oppure obiettivamente
pericolose per l'incolumita' personale o dannose per la sa-
lute. Per la determinazione dei trattamenti accessori la
contrattazione collettiva definisce criteri di misurazione
obiettiva nell'ambito dei quali compete ai dirigenti la
valutazione dell'apporto partecipativo di ciascun
dipendente.
4. I dirigenti sono responsabili dell'attribuzione dei
trattamenti economici accessori".
"Art. 50 (Agenzia per le relazioni sindacali). - 1. E'
istituita l'agenzia per le relazioni sindacali delle
pubbliche amministrazioni, dotata di personalita' giuridica
e sottoposta alla vigilanza della Presidenza del Consiglio
dei Ministri.
2. L'agenzia rappresenta in sede di contrattazione
collettiva nazionale le pubbliche amministrazioni e svolge
gli altri compiti previsti dal presente decreto.
3. L'agenzia si attiene alle direttive impartite dal
Presidente del Consiglio dei Ministri, sentita la
Conferenza dei presidenti delle regioni per gli aspetti di
interesse regionale.
4. L'agenzia, in sede di contrattazione collettiva di
comparto, tiene conto altresi', in quanto compatibili con
le direttive del Presidente del Consiglio dei Ministri,
delle ulteriori indicazioni espresse dalla Associazione
nazionale dei comuni italiani (ANCI), dall'Unione delle
province d'Italia (UPI), dall'Unione nazionale comuni,
comunita' ed enti montani (UNCEM), dall'Unione delle camere
di commercio, industria artigianato ed agricoltura
(UNIONCAMERE), dalla Conferenza dei presidenti degli enti
pubblici non economici, dalla Conferenza dei presidenti
delle istituzioni e degli enti di ricerca e sperimentazione
e dalla conferenza dei direttori generali del personale dei
Ministeri e delle aziende e amministrazioni autonome dello
Stato, allargata a tutti i direttori generali del Ministero
della pubblica istruzione, e dalla Conferenza dei
Presidenti delle regioni.
5. Le amministrazioni regionali a statuto speciale e
quelle delle province autonome di Trento e di Bolzano
possono avvalersi dell'attivita' di rappresentanza o di
assistenza dell'agenzia nella contrattazione collettiva.
6. Le pubbliche amministrazioni possono avvalersi, nella
contrattazione collettiva decentrata, dell'attivita' di
rappresentanza o di assistenza dell'agenzia, alle cui
direttive sono tenute in ogni caso a conformarsi.
7. Per l'organizzazione ed il funzionamento
dell'agenzia, con decreto del Presidente della Repubblica
e' emanato, entro centocinquanta giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, su proposta del
Presidente del Consiglio dei Ministri, apposito regolamento
ai sensi dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400.
Con tale decreto sono definite altresi' le norme dirette a
disciplinare la gestione delle spese, poste a carico di un
fondo da iscriversi, mediante variazione compensativa con
decreto del Ministro del tesoro, in un apposito capitolo
dello stato di previsione della spesa della Presidenza del
Consiglio dei Ministri. La gestione finanziaria e'
sottoposta al controllo consuntivo della Corte dei conti.
8. L'agenzia si avvale, per lo svolgimento dei propri
compiti, di dipendenti delle amministrazioni pubbliche in
posizione di fuori ruolo o di comando, di dipendenti di
enti pubblici economici, nonche' di consulenti, esperti per
i singoli comparti, tenuto anche conto delle indicazioni
delle regioni e delle associazioni di cui al comma 4, nei
limiti, nelle forme e per le esigenze previsti nel
regolamento di cui al comma 7.
9. Il direttore dell'agenzia e' nominato con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione
del Consiglio dei Ministri, tra esperti di riconosciuta
competenza in materia di relazioni sindacali e di gestione
del personale, anche estranei alla pubblica
amministrazione. Il direttore dura in carica cinque anni e
puo' essere riconfermato.
10. Il direttore dell'agenzia e' coadiuvato, per le
questioni attinenti il personale di cui al comma 4, da un
comitato di coordinamento, i cui membri sono designati
dalle rappresentanze di cui al medesimo comma 4. Gli
incarichi al direttore, ai dipendenti degli enti pubblici
economici ed ai consulenti di cui al comma 8 sono conferiti
ai sensi degli articoli 29, 30 e 31 della legge 23 agosto
1988, n. 400. Gli oneri per i componenti del comitato di
coordinamento restano a carico delle rappresentanze che
hanno provveduto alla designazione".
"Art. 51 (Autorizzazione alla sottoscrizione) - 1.
L'agenzia di cui all'art. 50, entro cinque giorni dalla
conclusione delle trattative, trasmette al Governo, ai fini
dell'autorizzazione alla sottoscrizione, il testo
concordato dei contratti collettivi nazionali di cui agli
articoli 45 e 46, corredato da appositi prospetti
contenenti l'individuazione del personale interessato, dei
costi unitari e degli oneri riflessi del trattamento
economico previsto, nonche' la quantificazione complessiva
della spesa, ivi compresa quella rimessa alla
contrattazione decentrata. Il Governo, nei quindici giorni
successivi, sentita la Conferenza dei presidenti delle
regioni per gli aspetti di interesse regionale, si
pronuncia in senso positivo o negativo, tenendo conto tra
l'altro degli effetti applicativi dei contratti collettivi
anche decentrati relativi al precedente periodo
contrattuale e della conformita' alle direttive impartite
dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Decorso tale
termine l'autorizzazione si intende rilasciata.
2. L'autorizzazione governativa di cui al comma 1 e'
sottoposta al controllo della Corte dei conti, la quale ne
verifica la legittimita' e la compatibilita' economica
entro quindici giorni dalla data di ricezione, decorsi i
quali il controllo si intende effettuato senza rilievi.
3. Per i contratti collettivi decentrati, la
sottoscrizione da parte delle amministrazioni pubbliche e'
autorizzata, nei quindici giorni successivi alla
conclusione delle trattative, nei limiti di cui all'art.
45, comma 4, con atto dell'organo di vertice previsto dai
rispettivi ordinamenti. L'autorizzazione alla
sottoscrizione e' sottoposta al controllo preventivo degli
organi competenti secondo le norme vigenti, che deve essere
effettuato entro quindici giorni dalla data di ricezione,
decorsi i quali il controllo si intende effettuato senza
rilievi. Le amministrazioni pubbliche sono tenute a
trasmettere all'agenzia di cui all'art. 50, alla Presidenza
del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione
pubblica ed al Ministero del tesoro copia dei contratti
collettivi decentrati. Non puo' essere in ogni caso
autorizzata la sottoscrizione di contratti collettivi
decentrati che comportano, anche a carico di esercizi
successivi, impegni di spesa eccedenti le disponibilita'
finanziarie definite dal contratto collettivo nazionale,
anche con riferimento agli eventuali utilizzi di risparmi
ricavati dalla gestione e verificati dagli organi
competenti.
4. Non puo' essere in ogni caso autorizzata la
sottoscrizione di contratti collettivi che comportano,
anche a carico di esercizi successivi, impegni di spesa
eccedenti rispetto a quanto stabilito nel documento di
programmazione economico-finanziaria approvato dal
Parlamento e nelle leggi finanziaria e di bilancio. In
nessun caso possono essere previsti oneri aggiuntivi oltre
il periodo di validita' dei contratti, in particolare per
effetto della decorrenza dei benefici a regime".
"Art. 52 (Disponibilita' finanziarie destinate alla
contrattazione collettiva nelle amministrazioni pubbliche e
verifica). - 1. Il Ministero del tesoro quantifica l'onere
derivante dalla contrattazione collettiva con specifica
indicazione di quello da porre a carico del bilancio dello
Stato e di quello al quale provvedono, nell'ambito delle
disponibilita' dei rispettivi bilanci le amministrazioni
pubbliche. L'onere a carico del bilancio dello Stato e'
determinato con apposita norma da inserire nella legge
finanziaria, ai sensi dell'art. 11 della legge 5 agosto
1978, n. 468, e successive modificazioni ed integrazioni.
2. Il Presidente del Consiglio dei Ministri impartisce
all'agenzia le direttive per i rinnovi dei contratti
collettivi, indicando in particolare le risorse
complessivamente disponibili per i comparti, i criteri
generali della distribuzione delle risorse al personale ed
ogni altro elemento utile in ordine al rispetto degli
indirizzi impartiti.
3. I contratti collettivi sono corredati da appositi
prospetti contenenti la quantificazione degli oneri nonche'
l'indicazione della copertura finanziaria complessiva per
l'intero periodo di validita' contrattuale, prevedendo la
possibilita' di prorogare l'efficacia temporale del
contratto, ovvero di sospenderne l'esecuzione parziale o
totale, in caso di accertata esorbitanza dai limiti di
spesa. Essi possono prevedere la richiesta, da parte del
Presidente del Consiglio dei Ministri o delle
organizzazioni sindacali firmatarie dei contratti
collettivi, al nucleo di valutazione della spesa relativa
al pubblico impiego, istituito presso il Consiglio
nazionale dell'economia e del lavoro dall'art. 10 della
legge 30 dicembre 1991, n. 412, di controllo e
certificazione dei costi esorbitanti sulla base delle
rilevazioni effettuate dalla Ragioneria generale dello
Stato e dall'Istituto nazionale di statistica. Il nucleo si
pronuncia entro quindici giorni dalla richiesta. I compiti
affidati dal presente comma al predetto nucleo di
valutazione sono sostitutivi dei compiti originariamente
previsti dal citato art. 10.
4. La spesa posta a carico del bilancio dello Stato e'
iscritta in apposito fondo dello stato di previsione del
Ministero del tesoro in ragione dell'ammontare complessivo.
In esito alla sottoscrizione dei singoli contratti di
comparto, il Ministro del tesoro e' autorizzato a ripartire
con propri decreti le somme destinate a ciascun comparto
mediante assegnazione diretta a favore dei competenti
capitoli di bilancio, anche di nuova istituzione, per il
personale dell'amministrazione statale, ovvero mediante
trasferimento ai bilanci delle amministrazioni autonome e
degli enti in favore dei quali sia previsto l'apporto
finanziario dello Stato a copertura dei relativi oneri.
Analogamente provvedono le altre amministrazioni pubbliche
con i rispettivi bilanci.
5. Le somme provenienti dai trasferimenti di cui al
comma 4 devono trovare specifica allocazione nelle entrate
dei bilanci delle amministrazioni ed enti beneficiari, per
essere assegnate ai pertinenti capitoli di spesa dei
medesimi bilanci. I relativi stanziamenti sia in entrata
che in uscita non possono essere incrementati se non con
apposita autorizzazione legislativa.
"Art. 53 (Interpretazione autentica dei contratti
collettivi). - 1. Quando insorgano controversie
sull'interpretazione dei contratti collettivi, le parti che
li hanno sottoscritti si incontrano per definire
consensualmente il significato della clausola controversa.
2. L'accordo conseguito ai sensi del comma 1 sostituisce
con effetto retroattivo, dal momento del suo
perfezionamento con le procedure di cui all'art. 51, la
clausola contrattuale oggetto della controversia.
3. L'accordo di interpretazione autentica del contratto
ha effetto sulle controversie individuali aventi ad oggetto
le materie regolate dall'accordo medesimo. Si applica la
disposizione dell'art. 2113, quarto comma, del codice
civile".
"Art. 54 (Aspettative e permessi sindacali). - 1. Al
fine del contenimento, della trasparenza e della
razionalizzazione delle aspettative e dei permessi
sindacali nel settore pubblico, la contrattazione
collettiva ne determina i limiti massimi in un apposito
accordo, stipulato tra il Presidente del Consiglio del
Ministri, o un suo delegato, e le confederazioni sindacali
maggiormente rappresentative sul piano nazionale, da
recepire con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, previa deliberazione del Consigllo dei Ministri.
2. I limiti di cui al comma 1 devono essere determinati
tenendo conto, con riferimento a ciascun comparto ed area
di contrattazione collettiva, della diversa dimensione e
articolazione organizzativa delle amministrazioni, della
consistenza numerica del personale nel suo complesso e del
personale sindacalizzato, prevedendo il divieto di cumulare
i permessi sindacali giornalieri.
3. Alla ripartizione delle aspettative sindacali tra le
confederazioni e le organizzazioni sindacali aventi titolo
provvede, in proporzione alla rappresentativita' delle
medesime accertata ai sensi dell'art. 47, la Presidenza del
Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione
pubblica, sentite le confederazioni ed organizzazioni
sindacali interessate. Per la provincia autonoma di Bolzano
si terra' conto di quanto previsto dall'art. 9 del decreto
del Presidente della Repubblica 6 gennaio 1978, n. 58.
4. Le amministrazioni pubbliche sono tenute a fornire
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
della funzione pubblica il numero complessivo ed i
nominativi dei beneficiari dei permessi sindacali.
5. Contestualmente alla definizione della nuova
normativa contenente la disciplina dell'intera materia,
sono abrogate le disposizioni che regolano attualmente la
gestione e la fruizione delle aspettative e dei permessi
sindacali nelle amministrazioni pubbliche. Con l'accordo di
cui al comma 1 sono anche definiti tempi e modalita' per
l'applicazione della legge 20 maggio 1970, n. 300, e suc-
cessive modificazioni, in materia di aspettative e permessi
sindacali. Fino alla emanazione del decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri di cui al comma 1, restano in
vigore i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri
che ripartiscono attualmente i contingenti delle
aspettative sindacali nell'ambito delle amministrazioni
pubbliche.
6. Oltre ai dati relativi ai permessi sindacali, le
pubbliche amministrazioni sono tenute a fornire alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della
funzione pubblica gli elenchi nominativi, suddivisi per
qualifica, del personale dipendente collocato in
aspettativa, in quanto chiamato a ricoprire una funzione
pubblica elettiva, ovvero per motivi sindacali. I dati
riepilogativi dei predetti elenchi sono pubblicati in
allegato alla relazione annuale da presentare al Parlamento
ai sensi dell'art. 16 della legge 29 marzo 1983, n. 93".
- Il testo del comma 4 dell'art. 2 del D.Lgs. 3 febbraio
1993, n. 29, e' il seguente: "4. In deroga ai commi 2 e 3
rimangono disciplinati dai rispettivi ordinamenti: i
magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli
avvocati e procuratori dello Stato, il personale militare e
delle Forze di polizia, il personale della carriera
diplomatica e della carriera prefettizia, a partire
rispettivamente dalle qualifiche di segretario di legazione
e di vice consigliere di prefettura, i dirigenti generali
nominati con decreto del Presidente della Repubblica, pre-
via deliberazione del Consiglio dei Ministri, e quelli agli
stessi equiparati per effetto dell'art. 2 della legge 8
marzo 1985, n. 72, nonche' i dipendenti degli enti svolgono
la loro attivita' nelle materie contemplate dall'art. 1 del
decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 17
luglio 1947, n. 691, e dalle leggi 4 giugno 1985, n. 281, e

10 ottobre 1990, n. 287"..

 

DECRETO LEGISLATIVO 5 dicembre 2005, n.252

Disciplina delle forme pensionistiche complementari.

Art. 3.
Istituzione delle forme pensionistiche complementari.

1. Le forme pensionistiche complementari possono essere istituite
da:
a) contratti e accordi collettivi, anche aziendali,
limitatamente, per questi ultimi, anche ai soli soggetti o lavoratori
firmatari degli stessi, ovvero, in mancanza, accordi fra lavoratori,
promossi da sindacati firmatari di contratti collettivi nazionali di
lavoro; accordi, anche interaziendali per gli appartenenti alla
categoria dei quadri, promossi dalle organizzazioni sindacali
nazionali rappresentative della categoria, membri del Consiglio
nazionale dell'economia e del lavoro;
b) accordi fra lavoratori autonomi o fra liberi professionisti,
promossi da loro sindacati o da associazioni di rilievo almeno
regionale;
c) regolamenti di enti o aziende, i cui rapporti di lavoro non
siano disciplinati da contratti o accordi collettivi, anche
aziendali;
d) le regioni, le quali disciplinano il funzionamento di tali
forme pensionistiche complementari con legge regionale nel rispetto
della normativa nazionale in materia;
e) accordi fra soci lavoratori di cooperative, promossi da
associazioni nazionali di rappresentanza del movimento cooperativo
legalmente riconosciute;
f) accordi tra soggetti destinatari del decreto legislativo
16 settembre 1996, n. 565, promossi anche da loro sindacati o da
associazioni di rilievo almeno regionale;
g) gli enti di diritto privato di cui ai decreti legislativi
30 giugno 1994, n. 509, e 10 febbraio 1996, n. 103, con l'obbligo
della gestione separata, sia direttamente sia secondo le disposizioni
di cui alle lettere a) e b);
h) i soggetti di cui all'articolo 6, comma 1, limitatamente ai
fondi pensione aperti di cui all'articolo 12;
i) i soggetti di cui all'articolo 13, limitatamente alle forme
pensionistiche complementari individuali.
2. Per il personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche di
cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, le forme pensionistiche complementari possono essere
istituite mediante i contratti collettivi di cui al titolo III del
medesimo decreto legislativo. Per il personale dipendente di cui
all'articolo 3, comma 1, del medesimo decreto legislativo, le forme
pensionistiche complementari possono essere istituite secondo le
norme dei rispettivi ordinamenti ovvero, in mancanza, mediante
accordi tra i dipendenti stessi promossi da loro associazioni.
3. Le fonti istitutive delle forme pensionistiche complementari
stabiliscono le modalita' di partecipazione, garantendo la liberta'
di adesione individuale.

Note all'art. 3:
- Per i riferimenti del decreto legislativo n. 565 del
1996 si veda la nota all'art. 2.
- Per i riferimenti del decreto legislativo n. 509 del
1994 si veda nota all'art. 1.
- Per i riferimenti del decreto legislativo n. 103 del
1996 si veda nota all'art. 1.
- Il testo dell'art. 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali
sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche), e' il seguente:
«Art. 1 (Finalita' ed ambito di applicazione). - (Art.
1 del decreto legislativo n. 29 del 1993, come modificato
dall'art. 1 del decreto legislativo n. 80 del 1998).
2. Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le
amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e
scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative,
le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento
autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunita'
montane, e loro Consorzi e Associazioni, le istituzioni
universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le
Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e
loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici
nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le
aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale,
l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche
amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300.».
- Il testo dell'art. 3, comma 1, del citato decreto
legislativo n. 165 del 2001, e' il seguente:
«Art. 3 (Personale in regime di diritto pubblico). -
(Art. 2, comma 4 e 5 del decreto legislativo n. 29 del
1993, come sostituiti dall'art. 2 del decreto legislativo
n. 546 del 1993 e successivamente modificati dall'art. 2,
comma 2 del decreto legislativo n. 80 del 1998).
1. In deroga all'art. 2, commi 2 e 3, rimangono
disciplinati dai rispettivi ordinamenti: i magistrati
ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e
procuratori dello Stato, il personale militare e le Forze
di polizia di Stato, il personale della carriera
diplomatica e della carriera prefettizia nonche' i
dipendenti degli enti che svolgono la loro attivita' nelle
materie contemplate dall'art. 1 del decreto legislativo del
Capo provvisorio dello Stato 17 luglio 1947, n. 691, e
dalle leggi 4 giugno 1985, n. 281, e successive
modificazioni ed integrazioni, e 10 ottobre 1990, n. 287.».

LE FONTI ISTITUTIVE DEI FONDI PENSIONE PER IL PUBBLICO IMPIEGO TRA RUOLO DELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA E NORME DEI RISPETTIVI ORDINAMENTI

 

1.    Le fonti istitutive nell’impianto del d.lgs. 252/05 e d.lgs. 124/93

L’art. 3 del d.lgs. 252/2005  e del d.lgs.124/93  prevedono che per i dipendenti pubblici le fonti istitutive delle forme di previdenza complementare di carattere collettivo, sono i contratti collettivi di comparto di cui al titolo III del D.Lgs. n. 165/01,  lo stesso articolo prevede la possibilità di creare forme di previdenza complementare per i dipendenti pubblici non privatizzati attraverso apposite norme nei rispettivi ordinamenti, ovvero in mancanza, attraverso accordi tra i dipendenti stessi, promossi da loro associazioni[1].

Con riferimento ai soggetti non contrattualizzati è stato rilevato, che abbiamo una fonte innominata: non si individua cioè un particolare atto, suscettibile di dar vita al fondo, ma si rinvia agli ordinamenti di queste categorie professionali nel presupposto che in quegli ordinamenti vi sia una qualche indicazione al riguardo. Nell’ipotesi in cui ciò non si verifichi si rimanda ad eventuali accordi fra i dipendenti, ma anche qui con formula molto generica si parla di associazioni senza specificarne al portata come invece in altra parte dell’articolo quando si parla dei lavoratori autonomi (di si parla di rilievo almeno regionale).

Tale articolo va coordinato sia con l’articolo 23, c. 6 del d.lgs. 252/05 sia con l’art. 26, comma 20, della L. 23 dicembre 1998, n. 448.

Circa il primo collegamento, il richiamo presente nel suddetto comma 6 alla disciplina previgente del d.lgs. 124/93 sembra riguardare i soli dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165. Ne deriva che per i lavoratori non contrattualizzati sembrerebbe trovare applicazione  la disciplina del d.lgs. 252/05.

Per quanto concerne il secondo aspetto, l’art. 26, comma 20, della l. 23 dicembre 1998, n. 448, per il personale delle forze di polizia e delle forze armate ha riservato espressamente alle procedure di negoziazione e concertazione previste dal d.lgs.12 maggio 1995, n. 195, ≪ la disciplina del trattamento di fine rapporto ai sensi dell’art. 2, commi 5 - 8, della l. 335/1995… nonché l’istituzione di forme pensionistiche complementari≫. Si tratta di valutare, nel sistema della previdenza complementare per le forze armate e di polizia quali siano le opzioni tese a consentire l’attivazione di forme di previdenza complementare. Infatti, la legge 23 dicembre 1998, n. 448 art. 26, comma 20, ha rimosso, anche per le Forze di polizia, gli ostacoli normativi all’attuazione della particolare disciplina, stabilendo che lo strumento attuativo per la costituzione di forme previdenziali complementari e per il passaggio a TFR del relativo personale e costituito dalle pertinenti procedure di negoziazione e concertazione. La disposizione è completata anche con la previsione di poter riaprire la concertazione qualora siano già scaduti i termini ordinari. Per il personale delle Forze di Polizia e delle Forze Armate l’apertura ufficiale delle procedure di concertazione previste al comma 20 del citato art. 26 della legge 448/1998 per l’estensione del TFR e la previsione di fondi pensione complementare al predetto personale è intercorsa il 16 settembre 1999.

Nello specifico il DPR 16 marzo 1999, n. 254 ≪Recepimento dell’accordo sindacale per le Forze di polizia ad ordinamento civile e del provvedimento di concertazione delle Forze di polizia ad ordinamento militare relativi al quadriennio normativo 1998-2001 ed al biennio economico 1998-1999≫, nel Titolo II, riguardante il personale non dirigente delle Forze di Polizia ad ordinamento militare (Arma dei Carabinieri e Corpo della Guardia di finanza), all’art.67 (TFR e previdenza complementare), comma 1, stabilisce che le procedure di negoziazione e di concertazione attivate, per la prima applicazione ai sensi dell’art.26, comma 20, della L. 448/1998 provvedono a definire:

a. la costituzione di uno o piu fondi nazionali pensione complementare per il personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare, ai sensi del d.lgs. 124/1993, della L. 335/1995, della L. 449/1997 e successive modificazioni ed integrazioni, anche verificando la possibilità di unificarlo con analoghi fondi istituiti ai sensi delle normative richiamate per i lavoratori del pubblico impiego;

b. la misura percentuale della quota di contribuzione a carico delle amministrazioni e di quella dovuta dal lavoratore, nonché la retribuzione utile alla determinazione delle quote stesse;

c. le modalità di trasformazione della buonuscita in TFR, le voci retributive utili per gli accantonamenti del TFR, nonché  la quota di TFR da destinare a previdenza complementare. Lo stesso art. 67, al comma 2, specifica che destinatario dei fondi pensione, di cui al comma 1, è il personale che liberamente aderisce ai fondi stessi[2].

Ad avviso di chi scrive, per il personale delle forze armate e della polizia, che attualmente rimane in regime di TFS, l’interpretazione del combinato disposto delle norme di cui sopra conduce a ritenere  che:

-        il vincolo per consentire l’attivazione di forme contrattuali solo dopo che, attraverso le particolari forme di concertazione e negoziazione previsti in questi settori si sarà provveduto ad estendere il trattamento di fine rapporto[3], sussista solo ove si voglia utilizzare tale fonte di finanziamento (il TFR) e quindi ci si trovi di fronte a fondi di natura negoziale. Cioè ci si trovi innanzi a fondi istituiti (ex art. 3, c. 2 parte prima del d.lgs. 252/05) in base a norme previste nei rispettivi ordinamenti e che quindi,  scaturiscono da procedure di concertazione le quali definiscono: la quota percentuale di contribuzione a carico delle amministrazioni e dei lavoratori, la retribuzione utile per la definizione delle percentuali di contribuzione, le modalità di opzione dal TFS al TFR, la retribuzione utile ai fini del TFR, la quota di TFR destinabile ai fondi ;

-        tale vincolo invece non dovrebbe sussistere nel caso in cui (ex articolo 3, c. 2 seconda parte del d.lgs. 252/05) si voglia attivare una forma di previdenza complementare finanziata solo da contribuzioni diverse dal TFR. Cioè nel caso di fondi istituiti sulla base di accordi tra lavoratori promossi da loro associazioni, che non coinvolgono il datore di lavoro. In tal caso, infatti, tali fondi pur essendo chiusi non avrebbero carattere negoziale. Un conferma a tale interpretazione deriva anche da una risposta a quesito data da Covip nel 18 maggio 2012, inviato ad una associazioni. Questa  si proponeva di istituire un fondo per una particolare categoria di soggetti non contrattualizzati. In particolare la in esso la Covip scrive che “ è da ritenere ammissibile, nelle more dell’istituzione di fondi pensione a carattere collettivo mediante procedure di contrazione, l’ipotesi prospettata, trattandosi di una forma pensionistica non negoziale, alimentata con il solo contributo del lavoratore che vi aderisce”.

 

2.    L’adesione collettiva ai fondi pensione aperti nel sistema del d.lgs. 124/93

Un problema di significativo rilievo, è quello connesso all’adesione collettiva ai fondi pensione aperti.

Per comprendere il problema occorre partire dal dato normativo di cui al  comma 6 dell’art. 23 del d.lgs. 124/93. Questi stabilisce che: ≪Fino all’emanazione del decreto legislativo di attuazione dell’art. 1, comma 2, lettera p, della legge 23 agosto 2004, n. 243, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, si applica esclusivamente e integralmente la previgente normativa≫.

Ne deriva che, come osservato dalla nota divulgativa INPDAP[4], fino alla emanazione della suddetta normativa restano fermo, quantomeno per i dipendenti pubblici che aderiscono a un fondo negoziale o a carattere collettivo, le previsioni di cui al d.lgs. 124/1993 e la relativa disciplina fiscale .

Come osservato anche dalla Covip[5] il permanere di tali differenze nella disciplina tra dipendenti del settore privato e dipendenti del settore pubblico, conseguente al non realizzato esercizio della delega contenuta nella Legge 243/2004, fa sì che permangano, anche all’interno delle previsione statutarie, diversi regimi applicabili ai dipendenti pubblici e a quelli privati con riguardo in particolare ai trasferimenti, alle anticipazioni e ai riscatti. Di tali differenze devono necessariamente tener conto gli statuti dei fondi interessati, i quali presentano una struttura più complessa.

In virtù del rinvio di cui all’articolo 23, c. 6 del d.lgs. 252/05 alla applicazione del d.lgs. 124/93, per i lavoratori pubblici occorre riferirsi alle problematiche poste dall’articolo 9, c. 2 del d.lgs. 124/93 che ne disciplina appunto l’adesione collettiva ai fondi aperti.

La disposizione in commento prevede che la facoltà di adesione ai fondi aperti può essere prevista anche dalle fonti istitutive su base contrattuale collettiva a condizione però che  non sussistano ovvero non operino diverse previsioni in merito alla costituzione di fondi pensione negoziali .

Secondo l’orientamento Covip del 14.5.99[6] la disposizione in commento sarebbe da interpretare nel senso che esisterebbe una prevalenza delle fonti istitutive che abbiano previsto la costituzione di fondi pensione negoziali rispetto a quelle che intendano realizzare un’adesione collettiva a fondi aperti . Si deve conseguentemente ritenere preclusa la possibilità da parte delle fonti istitutive di cui all’art.3 del decreto legislativo 124/1993 di prevedere la facoltà di adesione collettiva a fondi aperti, laddove già esistano accordi istitutivi di fondi pensione di carattere negoziale che si applichino, ai lavoratori dipendenti interessati. La Covip nel predetto orientamento inibisce dunque l’adesione collettiva ad un fondo pensione aperto laddove si applichi una fonte istitutiva (es. CCNL) in cui è previsto un fondo pensione negoziale postulando l’esistenza di una gerarchia tra fonti istitutive.

Come è stato osservato, per Covip, sotto la vigenza del d.lgs.124/93, la norma in questione avrebbe introdotto un principio di gerarchia reale tra Fondi pensione negoziali e fondi pensione aperti ad adesione collettiva, impedendo l’attivazione di quest’ultima forma di adesione nei casi in cui esista e operi una fonte istitutiva di un Fondo negoziale[7].

Tuttavia  la Covip stessa, in un successivo orientamento del 12 novembre 2003 (recante “Coordinamento di forme pensionistiche collettive aventi ambiti di destinatari parzialmente o totalmente sovrapposti”)[8], sembra contraddire a tale impostazione. Infatti con riferimento alla problematica del concorso-conflitto tra fonti istitutive di fondi pensione negoziali a differenti “livelli” negoziali  sottolinea la “mancanza, nel decreto legislativo n.124 del 1993, di un preciso criterio ordinatore delle fonti istitutive.

 Rilevate tali contraddizioni è necessario attribuire un preciso significato giuridico alle parole “… non sussistano o non operino diverse previsioni in merito alla costituzione di fondi pensione” rispetto a quelle contenute nella prima parte del comma 2 dell’articolo 9 (adesione individuale preclusa se non sussistono o non operino le fonti istitutive [9].

Se si guarda a tale differenza lessicale secondo parte della dottrina si potrebbe concludere affermando che l’adesione collettiva ad un fondo pensione aperto postuli (più che la previsione esplicita delle fonti o l’assenza o l’inoperatività delle stesse) l’assenza di espressi divieti in tal senso contemplati nelle fonti istitutive (contratto collettivo nazionale) del fondo pensione negoziale tempo per tempo considerato. In altri termini, non si ragiona più nell’ottica della prima parte del comma 2 dell’art. 9, D. Lgs. n. 124/93 per cui l’adesione ad un fondo pensione aperto è possibile sono in caso di insussistenza o inoperatività delle fonti istitutive ma l’adesione viene costruita  mediante l’inesistenza di divieti della fonte istitutiva di livello superiore[10]. Interpretata in questo modo in assenza di una clausola del CCNL che vieti in modo specifico ed espresso alle fonti collettive di secondo livello la regolazione della materia della previdenza complementare, sembrerebbe potersi ritenere legittimo un contratto o un accordo collettivo di secondo livello che, pur in presenza di “…accordi istitutivi di fondi pensione di carattere negoziale che si applichino…ai lavoratori dipendenti interessati”, “attivi” una facoltà di adesione ad un fondo pensione aperto su base contrattuale collettiva.

Accogliendo tale tesi dovrebbe ritenersi che la contrattazione decentrata è abilitata alla creazione di fondi aperti, se nessun limite è contenuto a livello sovraordinato.

Sul punto però l’INPDAP (oggi INPS) ha più volte ribadito che i fondi pensione a carattere negoziale dei dipendenti pubblici cosiddetti contrattualizzati, possono essere istituiti anche tramite i contratti collettivi nazionali di comparto di secondo livello ma solo nell'eventualità in cui a questi ultimi contratti tale materia sia stata demandata in modo esplicito dai contratti collettivi nazionali di lavoro. L'art. 40 del Decreto Legislativo 165/2001 dispone, infatti, che la contrattazione di secondo livello nel pubblico impiego si svolge sulle materie con i vincoli  e nei limiti stabiliti dai contratti collettivi  nazionali[11].

La questione tuttavia necessita di un approfondimento ulteriore dopo la riforma operata nel testo del d.lgs. 165/01 a seguito del d.l. n. 112/2008, convertito in l. n. 133/2008 e del d.lgs. n. 150/2009.

L’attuale testo dell’articolo 40 prevede che:

 “Le pubbliche amministrazioni attivano autonomi livelli di contrattazione collettiva integrativa, nel rispetto ………dei vincoli di bilancio risultanti dagli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. La contrattazione collettiva integrativa assicura adeguati livelli di efficienza e produttività dei servizi pubblici, incentivando l'impegno e la qualità della performance ………. Essa si svolge sulle materie, con i vincoli e nei limiti stabiliti dai contratti collettivi nazionali.

Le pubbliche amministrazioni non possono in ogni caso sottoscrivere in sede decentrata contratti collettivi integrativi in contrasto con i vincoli e con i limiti risultanti dai contratti collettivi nazionali o che disciplinano materie non espressamente delegate a tale livello negoziale ovvero che comportano oneri non previsti negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione.” Le nuove previsioni  riducono gli ambiti di intervento della contrattazione collettiva integrativa poiché oltre ai vincoli ed ai limiti posti dalla contrattazione collettiva nazionale, essa non può comportare oneri non previsti negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. In altri termini la c.d. Riforma Brunetta sembra ridimensionare la funzione integrativa della contrattazione decentrata, non più intesa come regolazione di materie non trattate dal CCNL. Infatti, "le pubbliche amministrazioni non possono in ogni caso sottoscrivere in sede decentrata contratti collettivi integrativi in contrasto con i vincoli e con i limiti risultanti dai contratti collettivi nazionali o che disciplinano materie non espressamente delegate a tale livello negoziale ovvero che comportano oneri non previsti negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione" (comma 3 –quinquies).

Coordinando tale previsione con quanto previsto dall’articolo 9, c. 2 del d.lgs. 124/93 è possibile desumere che per i dipendenti pubblici, i vincoli sopra esposti, unitamente al riferimento al trattamento accessorio contenuto nel comma 3-bis, sembrerebbero impedire alla contrattazione decentrata di fungere da fonte istitutiva di forme pensionistiche complementari nonché quale fonte di finanziamento della previdenza complementare ove i relativi oneri non siano previsti negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. A sostegno di tale interpretazione si ricorda che le fonti istitutive nella contrattazione di comparto hanno già previsto l’istituzione di fondi pensione nazionali di categoria (Fondo Esepro e Perseo-Sirio) e pertanto, la contrattazione di secondo livello dei dipendenti pubblici stante l’attuale formulazione dell’articolo 40 del d.lgs. 165/01 non dovrebbe potersi  sovrapporre o sostituire, in tema di previdenza complementare, alle fonti sovraoordinate[12].

Sul tema è intervenuta anche la Covip con apposita risposta a quesito[13].

In questo  era stato ricordato che  << il Dipartimento della Funzione pubblica ha chiarito che l’istituzione di forme pensionistiche complementari di natura collettiva per i dipendenti pubblici contrattualizzati è rimessa esclusivamente alla contrattazione collettiva nazionale, cui compete anche la definizione delle materie demandate alla contrattazione integrativa; nell’attuale fase transitoria, in attesa di una disciplina contrattuale. La questione quindi pare definitivamente chiusa.

 

 

3.    Il mancato coordinamento normativo per i professori universitari

Il dlgs. 252/05 e 124/93 risentono di un vuoto normativo circa la possibilità di istituire fondi pensione per i professori e ricercatori universitari. Il d.lgs. 124/93 all’art. 3, c.2, dispone che “Per il personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, le forme pensionistiche complementari possono essere istituite mediante i contratti collettivi di cui al titolo III del medesimo decreto legislativo. Per il personale dipendente di cui all'art. 2, comma 4 , del medesimo decreto legislativo le forme pensionistiche complementari possono essere istituite secondo le norme dei rispettivi ordinamenti, ovvero, in mancanza, mediante accordi tra i dipendenti stessi promossi da loro associazioni”. Tale norma non comprende quindi, i professori e ricercatori universitari che pur restando a regime di diritto pubblico erano disciplinati nel D. Lgs. 29/1993 al comma 5 del medesimo art. 2. Analogo problema si riscontra nel testo dell’articolo 3, c. 2 del d.lgs. 252/05. In esso si prevede che  il personale dipendente di cui all'articolo 3, comma 1, del medesimo decreto 165/01, le forme pensionistiche complementari possono essere istituite secondo le norme dei rispettivi ordinamenti ovvero, in mancanza, mediante accordi tra i dipendenti stessi promossi da loro associazioni. Ancora una volta si esclude quindi il personale docente universitario, normato invece al comma 2.

4.    L’articolo 117 della Costituzione la potestà legislativa concorrente delle Regioni e la riserva di contrattazione per i fondi pensione dei dipendenti pubblici.

 

L’art. 117 della Costituzione prevede per le Regioni una potestà legislativa concorrente, vale a dire da esercitare entro precisi criteri e limiti definiti dalla legislazione statale o comunque desumibili dalla normativa vigente (cfr. sentenza Corte Costituzionale 282/2002), in materia di previdenza complementare e integrativa. Il D.Lgs. 252/2005 (art. 3 comma 1 lettera d)) prevede, coerentemente con la potestà legislativa concorrente, che le Regioni possono istituire direttamente forme pensionistiche complementari disciplinando «con legge regionale il funzionamento di tali forme, nel rispetto comunque della normativa nazionale di settore».

Come ha precisato la Covip, nelle direttive del giugno 2006, oltre a provvedervi direttamente, resta ovviamente ferma la possibilità delle Regioni di promuovere e favorire lo sviluppo di iniziative di previdenza complementare, in primo luogo attraverso formule che prevedano il coinvolgimento della contrattazione collettiva. Ci si potrà trovare, pertanto, di fronte a due tipi di forme pensionistiche complementari a dimensione territoriale o regionale. Nel primo tipo rientrano le forme costituite su base contrattuale secondo lo schema istitutivo dei fondi pensione ad ambito definito (proprio del D.Lgs. 124/1993 e confermato dal D.Lgs. 252/2005), che possono essere promossi e sostenuti dalle Regioni. Questi fondi già esistono in Veneto, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta. In queste Regioni, sono state emanate apposite leggi di sostegno alla previdenza complementare. Tuttavia  l’inserimento delle Regioni quali fonte istitutiva in base al nuovo 252/05 riguarda esclusivamente l’ambito dei destinatari privati  volendosi attribuire alle stesse una maggiore autonomia circa fondi per residenti e operanti nel settore di competenza. Per i pubblici, invece, il decreto conferma la riserva di contrattazione collettiva di comparto facilmente desumibile dagli articoli  3, comma 2 del D.Lgs. 124/93  e 252/05.

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia

 

ARAN, Osservatorio nazionale bilaterale sui fondi pensione del pubblico impiego, Rapporto sulla previdenza complementare nel settore pubblico contrattualizzato, luglio 2006 p. 18-19

 

CANDIAN A.D., Linee ricostruttive in materia di fondi pensione, in I fondi di previdenza e di assistenza complementare, a cura di G. IUDICA, 1998, p. 123.

 

Comando generale della Guardia di Finanza-ufficio legislazione, Il trattamento pensionistico del personale militare,Roma, 1999

Covip Deliberazione del 12.novembre 2003. Coordinamento di forme pensionistiche collettive aventi ambiti di destinatari parzialmente o totalmente sovrapposti

Covip deliberazione del 14 maggio 1999. Orientamenti sull’ambito dei destinatari di fondi pensione aperti.

 

Covip, Luglio 2013. Oggetto: Quesiti in materia di adesione di alcuni dipendenti pubblici a fondi pensione aperti (lettera inviata a una società istitutrice di un fondo pensione aperto

 

Covip, Relazione annuale per l’anno 2011

 

INPDAP nota divulgativa dell’01/02/2006, ≪Il decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252 “Disciplina delle forme pensionistiche complementari”; prime informazioni sulle novità introdotte dal decreto e sui riflessi sulla previdenza complementare per i dipendenti pubblici≫

INPDAP nota operativa n. 11 del 25.5.2005. L’opzione per il TFR : istruzioni e modalità operative

 

INPDAP-CIV, La previdenza complementare del pubblico impiego, 2011

 

 INPDAP-CIV, La previdenza complementare del pubblico impiego. Secondo rapporto, Franco Angeli 2007 .

Mastantutono D., Cambiare fondo: perché non si perdono i requisiti se il programma previdenziale è unico, in Osservatorio Giuridico Mefop n. 20/09.

ROPPO V., La Costituzione dei Fondi Pensione, in AA.VV., I fondi di Previdenza e di Assistenza Complementare, Antologia a cura di G. Iudica, Padova, 1998.

Silvestro C., La riforma Brunetta del pubblico impiego, Roma, Dike Giuridica Editore, 2009.


[1] Così V. ROPPO, La Costituzione dei Fondi Pensione, in AA.VV., I fondi di Previdenza e di Assistenza Complementare, Antologia a cura di G. Iudica, Padova, 1998.

[2] CFR. Comando generale della Guardia di Finanza-ufficio legislazione, Il trattamento pensionistico del personale militare,Roma, 1999

[3] Cfr. INPDAP-CIV, La previdenza complementare del pubblico impiego, 2011

[4] Cfr. INPDAP nota divulgativa dell’01/02/2006, ≪Il decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252 “Disciplina delle forme pensionistiche complementari”; prime informazioni sulle novità introdotte dal decreto e sui riflessi sulla previdenza complementare per i dipendenti pubblici≫); si veda anche INPDAP-CIV, La previdenza complementare del pubblico impiego. Secondo rapporto, Franco Angeli 2007 .

[5] Cfr. Covip, Relazione annuale per l’anno 2011

[6] CFR. Covip deliberazione del 14 maggio 1999. Orientamenti sull’ambito dei destinatari di fondi pensione aperti.

 

 

[7] CFR. D. Mastantutono, Cambiare fondo: perché non si perdono i requisiti se il programma previdenziale è unico, in Osservatorio Giuridico Mefop n. 20/09.

 

[8] Covip Deliberazione del 12.novembre 2003. Coordinamento di forme pensionistiche collettive aventi ambiti di destinatari parzialmente o totalmente sovrapposti

[9] In merito alla facoltà di adesione individuale a fondi aperti, la Covip negli orientamenti del 14.5.99 ha precisato che presenza di condizioni ostative va valutata avendo riguardo all’applicabilità al lavoratore interessato di fonti istitutive di cui all’art.3, comma 1, del decreto legislativo 124/1993. Così, nel caso del lavoratore dipendente, la condizione che impedisce l’adesione va individuata nell’esistenza di una fonte istitutiva, ad esempio un accordo collettivo, che sussista e operi nei confronti del lavoratore interessato. Non deve dunque essere stato posto in essere un accordo istitutivo di una forma pensionistica complementare alla quale il lavoratore stesso abbia diritto a partecipare in base all’assetto normativo che regola il proprio rapporto di lavoro (adesione del datore di lavoro all’associazione firmataria dell’accordo, forme di rinvio espresso o tacito alla disciplina contrattuale).

 

[10] Sul punto sia consentito rinviare a: A.D. CANDIAN, Linee ricostruttive in materia di fondi pensione, in I fondi di previdenza e di assistenza complementare, a cura di G. IUDICA, 1998, p. 123.

[11] CFR. INPDAP nota operativa n. 11 del 25.5.2005. L’opzione per il TFR : istruzioni e modalità operative, nonché ARAN, Osservatorio nazionale bilaterale sui fondi pensione del pubblico impiego, Rapporto sulla previdenza complementare nel settore pubblico contrattualizzato, luglio 2006 p. 18-19

 

[12] Per un analisi delle modifiche apportate dalla riforma Brunetta si rinvia a  Silvestro C., La riforma Brunetta del pubblico impiego, Roma, Dike Giuridica Editore, 2009.

 

[13] Covip, Luglio 2013. Oggetto: Quesiti in materia di adesione di alcuni dipendenti pubblici a fondi pensione aperti (lettera inviata a una società istitutrice di un fondo pensione aperto

 

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