Accesso ai documenti amministrativi: finalità e limiti

Consiglio di Stato, sez. IV, 22.6.2016, n. 2760

La legislazione in materia di accesso ai documenti amministrativi, oltre a soddisfare un generale requisito di trasparenza, mira a ridurre il contenzioso, evitando la deteriore prassi del passato, in virtù delle quale la parte istante era obbligata a proporre il ricorso, senza avere in precedenza potuto delibare in ordine alla compiuta consistenza delle proprie ragioni; ciò determinava un aumento esponenziale del contenzioso, e, soprattutto, creava la condizione per cui venivano proposte impugnazioni che, ove la parte istante avesse potuto conoscere gli atti su cui si era fondata la statuizione reiettiva dell'Amministrazione, non sarebbero state presentate.

 

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale ………..;

contro

…………….;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. LOMBARDIA - MILANO: SEZIONE I n. 01811/2014, resa tra le parti, concernente rigetto istanza di trasferimento per ricongiungimento al coniuge

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Giuseppe Bannino;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 5 maggio 2016 il Cons. Carlo Schilardi e uditi per le parti gli avvocati ……………;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

1.- Il sig. ……….., carabiniere in servizio presso la Stazione dei Carabinieri di Arluno (MI), presentava, in data 29 ottobre 2011, istanza di trasferimento presso varie sedi del Lazio, ai sensi dell'art. 398 del R.G.A. per il ricongiungimento al coniuge sig.ra ………. dipendente a tempo indeterminato presso un esercizio commerciale di Civitavecchia.

Il Comando Generale, con nota del 7 dicembre 2012, comunicava all'interessato, ai sensi dell'art. 10 bis della legge 241/1990, il preavviso di diniego dell'accoglimento della domanda.

Il sig. ……………, con nota del 21 dicembre 2012, nel confermare la propria richiesta, segnalava quale elemento di novità lo stato di gravidanza della moglie.

All'esito dell'istruttoria il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, con nota prot. n. 311687/T11-33, comunicava al sig. …………. il rigetto definitivo della sua istanza di trasferimento, adducendo quale motivo ostativo la carenza di organico.

Il sig. …………, in data 23 febbraio 2013, presentava una nuova istanza di trasferimento, questa volta di assegnazione temporanea ai sensi dell'art. 42 bis del D.Lgs. n. 151/2001, per reparti della regione Lazio e della provincia di Roma.

Anche tale istanza veniva respinta dal Comando Generale, con provvedimento n 350688/T-2-2 notificato il 16 marzo 2013, in ragione della asserita inapplicabilità al personale militare della normativa richiamata dal sig. ………...

Il sig. …………, conseguentemente, presentava, in data 30 marzo 2013, formale istanza di accesso agli atti del procedimento relativo alla richiesta di ricongiungimento al coniuge lavoratore.

Anche tale richiesta veniva denegata dal Comando dell'Arma dei Carabinieri con provvedimento del 27 aprile 2013.

Avverso i suddetti provvedimenti il sig. …………… proponeva ricorso al T.A.R. per la Lombardia.

Il T.A.R., con ordinanza n. 593 del 30 maggio 2013, in accoglimento della istanza di sospensione cautelare proposta dal sig. …………, disponeva l'obbligo per l'amministrazione di procedere al riesame dell'istanza di trasferimento sia ai sensi dell'art. 398 del R.G.A. che ai sensi dell'art. 42 bis del D.Lgs. n. 151/2001.

Tale decisione veniva confermata dal Consiglio di Stato, con ordinanza n. 3489/2013.

Il T.A.R. con altra ordinanza n. 2105/2013, accoglieva, inoltre, l'istanza del 29 maggio 2013 con cui il sig. ……….., nel contestare il diniego dell'amministrazione in relazione alla propria richiesta di accesso agli atti, chiedeva la consultazione e l'estrazione di copia dei documenti relativi: a) ai trasferimenti per ricongiungimento familiare, disposti ai sensi dell’articolo 398 R.G.A., degli appartenenti alla Legione Lombardia, nel periodo che va dal 1 gennaio 2011 al 31 dicembre 2012, compreso quelli in favore della caserma di Saronno indicati nel secondo motivo di ricorso, nonché i relativi provvedimenti di accoglimento o di rigetto; b) all’atto di approvazione della programmazione triennale del fabbisogno di personale militare complessivo del 2012; c) ai piani occupazionali relativi agli anni 2012, 2013, 2014; d) alle piante organiche della Legione Carabinieri Lombardia e della Legione Carabinieri Lazio, con indicazione delle carenze di personale.

Il T.A.R., con sentenza non definitiva n. 2786/2013, accoglieva la domanda di annullamento della nota del Comando Generale dell'Arma dei carabinieri prot. n. 350688/T-2-2 del 23.2.2013, con cui era stata respinta l'istanza di assegnazione temporanea dei lavoratori dipendenti delle amministrazioni pubbliche ai sensi dell'art. 42 bis del D.Lgs. n. 151/2001 e reiterava l'obbligo a carico dell'amministrazione di esibire i documenti richiesti e non ottenuti dal sig. ………… attinenti alle dotazioni organiche e alla situazione dei trasferimenti dei reparti di interesse. Tale sentenza risulta appellata dal Ministero della Difesa (r.g. n.4455/2014) e allo stato non risulta fissata l'udienza di merito.

Il Comando Generale, in esecuzione dell'ordinanza n. 593/2013 e della pronuncia non definitiva del T.A.R., con provvedimento del 22 gennaio 2014, assegnava il sig. ……………, per un periodo di tre anni fatti decorrere retroattivamente dal giorno della nascita del figlio e fino al 28 dicembre 2015, alla Stazione di Torrimpietra (RM), ai sensi dell'art. 42 bis del D.Lgs. n. 151/2001.

Nelle more del giudizio il sig……………, con motivi aggiunti del 5 aprile 2014, chiedeva, inoltre, al T.A.R. il riconoscimento dei danni economici e morali patiti per il comportamento tenuto dall'amministrazione.

1b.- Il T.A.R., con la sentenza definitiva n. 1811 dell'11 luglio 2014, ha annullato il provvedimento n. 311687/T11-33 del 30 gennaio 2013 con cui è stata rigettata l'istanza di trasferimento avanzata dal sig. Bannino ex art. 398 del regolamento generale dell'arma dei Carabinieri ed ha accolto la richiesta di risarcimento danni, formulata con i motivi aggiunti, liquidati nella misura complessiva di €. 2.500,00.

Avverso la sentenza ha proposto appello il Ministero della Difesa.

Si è costituito in giudizio il sig. ………... che ha chiesto di rigettare l'appello.

DIRITTO

2.- Con unico articolato motivo di censura l'appellante fonda le proprie doglianze sull'obbligo disposto dal T.A.R. a carico dell'amministrazione di esibire i documenti richiesti e non ottenuti dal sig. ………… attinenti alle dotazioni organiche e alla situazione dei trasferimenti dei reparti di interesse.

L'appellante sostiene che il diritto di accesso sussisterebbe solo nei casi in cui vi sia un "concreto collegamento" tra gli interessi del soggetto richiedente l'accesso e l'affare amministrativo al quale si riferiscono i documenti" di cui si chiede l'ostensione.

L'appellante ritiene che, nel caso di specie, trattandosi di una procedura volta al ricongiungimento al coniuge lavoratore ex art. 398 del R.G.A. ove viene vagliata di volta in volta la posizione del singolo militare a prescindere da quella dei terzi, non vi sarebbe un "interesse qualificato" da parte dell'interessato all'ostensione dei documenti richiesti.

Sotto altro profilo, l'appellante assume che la conoscenza di documenti amministrativi da parte del dipendente non deve comportare per l'amministrazione intralci nella propria attività gestoria che è garantita a livello costituzionale e che gli atti di cui si chiede l'ostensione non sono necessari alla difesa in giudizio.

L'appellante lamenta, ancora, la contraddittorietà della sentenza del T.A.R. laddove da un lato si fa riferimento alle categorie di documenti sottratti all'accesso, ai sensi del D.P.R. n. 90/2010 artt. 1048 "tabelle ordinative organiche" e 1049 "struttura ordinativa e dotazione organiche di personale … dell'Arma dei Carabinieri" e dall'altro che l'amministrazione non avrebbe "adempiuto all'ordine del Tribunale di consentire l'accesso al ricorrente alle piante organiche della Legione Carabinieri Lombardia e della Legione Carabinieri Lazio".

L'appellante assume che la ratio di tali norme è quella di salvaguardare la sicurezza, la difesa nazionale e le relazioni internazionali (art. 1048) nonché l'ordine pubblico e la prevenzione e repressione della criminalità (art. 1049).

L'appellante deduce inoltre che la procedura di trasferimento ex art. 398 R.G.A. non può essere automatica ma deve essere valutata compatibilmente alle esigenze dell'amministrazione che, dovendo dare attuazione ai principi di economicità e imparzialità, deve realizzare il miglior risultato possibile tra le risorse a disposizione e il minor sacrificio possibile per gli interessati.

L'appellante contesta infine la condanna al risarcimento dei danni in favore del sig. ………… disposta dal T.A.R. per il ritardo dell'amministrazione nell'esercizio della propria azione, assumendo che alla P.A. potrebbe essere addebitata una responsabilità solo in caso di condotta "gravemente negligente" o di "una intenzionale volontà di nuocere".

3.- L'appello è infondato e va respinto.

3b.- Preliminarmente il Collegio osserva che nella disciplina del diritto di accesso vengono in gioco "interessi giuridicamente rilevanti, anche in contrapposizione tra di loro: interesse all'accesso; interesse alla riservatezza di terzi; tutela del segreto" (Cons. Stato, ad. plen., 18 aprile 2006, n. 6).

Nella presente controversia, l'amministrazione richiama gli artt. 1048 e 1049 del d.P.R. n. 90 del 2010, che sottraggono all'accesso determinate categorie di documenti concernenti la sicurezza e la difesa nazionale e le relazioni internazionali (art. 1048) ovvero l'ordine pubblico, la prevenzione e la repressione della criminalità (art. 1049).

Fra tali documenti rientrano quelli relativi a "struttura ordinativa e dotazioni organiche di personale, mezzi, armamento, e munizionamento tecnico dei reparti dell'Arma dei carabinieri" (art. 1049, comma 2, lett. b).

Il regolamento, tuttavia, ciò fa in dichiarata applicazione dell'art. 24 della legge 7 agosto 1990, n. 241. E' quindi alla fonte primaria che occorre guardare per comprendere i limiti entro i quali la deroga opera e che consente al Governo di prevedere casi di sottrazione al diritto di accesso in relazione - per quanto qui rileva - all'interesse alla salvaguardia dell'ordine pubblico, della prevenzione e repressione della criminalità. La fonte, però, ha cura di specificare che "deve comunque essere garantito ai richiedenti l'accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici" (art. 24, comma 7).

In altri termini, il legislatore ha già operato all'origine un bilanciamento degli interessi, affermando la cedevolezza delle esigenze connesse alla segretezza a fronte di quelle alla difesa degli interessi dell'istante, quando i documenti richiesti risultino a tal fine necessari.

3c.- Non v'è dubbio che, nel caso di specie, i documenti in questione servano a contestare, nella sede giurisdizionale amministrativa (presso la quale già all'epoca della domanda pendeva giudizio), il diniego opposto dall'amministrazione alla domanda di ricongiungimento.

Ovviamente il giudice dell'accesso, come pure il soggetto pubblico richiesto, non può andare oltre una valutazione circa il collegamento dell'atto - obiettivo o secondo la prospettazione del richiedente - con la situazione soggettiva da tutelare e circa l'esistenza di una concreta necessità di tutela, senza poter apprezzare nel merito la fondatezza della pretesa o le strategie difensive dell'interessato ( cfr. Cons. Stato, sez. V, 10 gennaio 2007, n. 55; Id., sez. IV, 29 gennaio 2014, n. 461; Id., sez. V, 23 marzo 2015, n. 1545; Id., sez. IV, 9 febbraio 2016, n. 527).

3d.- Va poi escluso che la domanda di accesso in questione si prefigga di realizzare un controllo generalizzato sull'attività dell'amministrazione, in quanto i documenti richiesti sono specificamente individuati, né che essa possa influire sulla indiscussa ampia discrezionalità del Comando generale dall'Arma nel disporre l'impiego del personale dipendente, del che si potrà discutere in sede di valutazione della legittimità del diniego opposto alla domanda di trasferimento presentata dal militare.

Giova soggiungere che la legislazione in materia di accesso, oltre a soddisfare un generale requisito di trasparenza, "mira" a ridurre il contenzioso, evitando la deteriore prassi del passato, in virtù delle quale la parte istante era "obbligata" a proporre il ricorso, senza avere in precedenza potuto delibare in ordine alla compiuta consistenza delle proprie ragioni.

Ciò determinava un aumento esponenziale del contenzioso, e, soprattutto, creava la condizione per cui venivano proposte impugnazioni che - ove la parte istante avesse potuto conoscere gli atti su cui si era fondata la statuizione reiettiva dell'Amministrazione- non sarebbero state presentate.

4.- L’assunto principale dell'appello, va quindi disatteso perchè l'accoglimento disposto dal T.A.R. non impone affatto alcun generalizzato controllo sull'attività dell'Amministrazione, risultando questo il limite negativo del diritto di accesso.

5.- Resta fermo, inoltre, che "la situazione giuridicamente rilevante disciplinata dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, per la cui tutela è attribuito il diritto di accesso, è nozione diversa e più ampia rispetto all'interesse all'impugnativa e non presuppone necessariamente una posizione soggettiva qualificabile in termini di diritto soggettivo o di interesse legittimo” (ex aliis, Cons. Stato, Sez. VI, 28.01.2013, n. 511).

Da ciò consegue che la legittimazione all'accesso va riconosciuta a chiunque possa dimostrare che gli atti procedimentali oggetto dell'accesso abbiano spiegato o siano idonei a spiegare effetti diretti o indiretti nei suoi confronti, indipendentemente dalla lesione di una posizione giuridica, stante l'autonomia del diritto di accesso, inteso come interesse ad un bene della vita distinto rispetto alla situazione legittimante all'impugnativa dell'atto.").

Le eventuali problematiche di tutela della riservatezza di terzi, poi, sono agevolmente risolvibili mercè eventuale mascheramento dei nomi dei militari interessati dai trasferimenti.

Conclusivamente, l'appello va disatteso e la sentenza confermata.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in misura di euro 3.000,00 in favore dell'appellato sig. …………….

5b.- Le eventuali problematiche di tutela della riservatezza di terzi, infine, sono agevolmente risolvibili mercè eventuale mascheramento dei nomi dei militari interessati dai trasferimenti.

5c.- Per quanto concerne, infine, il capo dell’appello concernente la condanna dell’Amministrazione al risarcimento del danno, va rilevato che il ritardo dell’amministrazione non appare con riguardo al caso di specie giustificato da oggettive incertezze normative e che comunque i tempi di decisione, soprattutto se riguardati all tipologia, invero non complessa ma puntuale, del provvedimento richiesto, non possono essere posti a carico del privato.

6.- Conclusivamente, l'appello va disatteso e la sentenza confermata.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in misura di euro 3.000,00 in favore dell'appellato sig. …………..

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna la parte soccombente al pagamento delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano in misura del sig. ……………, appellato .

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

 

 

 

BREVI ANNOTAZIONI

OGGETTO DELLA SENTENZA

La pronunzia in commento affronta un tema che, negli ultimi anni, è tornato ad essere oggetto di acceso dibattito in forza delle novità legislative che l’hanno interessato: il diritto (?) di accesso ai documenti amministrativi. L’istituto, infatti, è stato interessato dall’approvazione del D.lgs. n. 33/2013 (“Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”). Il citato testo normativo ha introdotto il c.d. accesso civico e, con esso, il principio di accessibilità totale delle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle PA, “allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche, pur nel rispetto delle disposizioni in materia di segreto di Stato, di segreto d’ufficio, di segreto statistico e di protezione dei dati personali, in attuazione dei principi stabiliti dalla legge delega” (GAROFOLI). Com’è stato efficacemente notato, a seguito dell’intervento legislativo del 2013, la trasparenza ha subito una vera e propria “mutazione genetica” (PATRONI GRIFFI). Sensibile è stata la variazione nel modo di intenderla rispetto all’ordito normativo della l. 241 del 1990. Non più (soltanto) strumento di difesa e di partecipazione individuale bensì mezzo generale in vista della prevenzione della corruzione amministrativa. Assume, cioè, una dimensione ben più ampia rendendo monitorabile da tutti ogni momento di esercizio del potere. Trasparenza, in altri termini, è anche e soprattutto visibilità. E, così operando, assurge a strumento di prevenzione della corruzione.

PERCORSO ARGOMENTATIVO

Tanto premesso in via generale, giova precisare che la pronunzia in analisi si occupa dell’accesso amministrativo quale inteso e disciplinato dalla legge sul procedimento amministrativo.

Invero, occorre premettere – al fine di meglio comprendere il decisum dei giudici della Quarta Sezione – alcuni cenni in merito alla dibattuta natura della posizione giuridica del soggetto (nel caso di specie, l’originario ricorrente) che presenta l’istanza di ostensione. Al riguardo, una prima opzione ermeneutica ha qualificato tale situazione soggettiva alla stregua di interesse legittimo, a fronte del provvedimento autoritativo emesso dalla PA in ordine alla domanda di accesso. Quest’ultimo, infatti, deve recare la motivazione che sorregge la decisione dell’amministrazione, adottata al netto della comparazione e del bilanciamento tra i contrapposti interessi che entrano in gioco in questo frangente. A dimostrazione di tale assunto, parrebbe esserci anche una delle prime affermazioni contenute nella sentenza oggetto della presente annotazione: “nella disciplina del diritto di accesso vengono in gioco "interessi giuridicamente rilevanti, anche in contrapposizione tra di loro: interesse all'accesso; interesse alla riservatezza di terzi; tutela del segreto" (Cons. Stato, ad. plen., 18 aprile 2006, n. 6)”. Detto altrimenti, la valutazione comparativa dev’esser fatta tra gli interessi dell’amministrazione, dell’istante-interessato e degli eventuali controinteressati. Inoltre, il provvedimento può essere impugnato solo entro il ristretto termine di trenta giorni. Termine ritenuto incompatibile con la sussistenza di un diritto soggettivo stricto sensu inteso. Sicché, l’utilizzo del termine “diritto” altro non sarebbe che un modo per enfatizzare la rilevanza e il fondamento costituzionale dell’accesso agli atti amministrativi.

Opposto orientamento ha, invece, sostenuto che il dato letterale, facente costante riferimento al “diritto”, non possa essere pretermesso o, comunque, sminuito. Il privato istante, dunque, sarebbe titolare di un diritto soggettivo all’ostensione degli delle PA, senza che in capo ad esse residuino margini di discrezionalità. Infatti, come si avrà modo di vedere nel prosieguo della trattazione, le ipotesi di sottrazione o di limitazione all’accesso sono rigidamente e tassativamente prestabilite ex lege. Inoltre, nel caso in cui l’azione impugnatoria del privato risulti fondata, il Giudice non si limita ad annullare l’atto di diniego di accesso ma ordina all’amministrazione un facere, cioè l’esibizione – prima negata – dell’atto oggetto dell’istanza. D’altronde la circostanza che le controversie in materia di accesso ai documenti amministrativi costituiscano una delle ipotesi di giurisdizione esclusiva del GA non farebbe che confermare siffatta tesi e la relativa qualifica.

L’accesso ai documenti amministrativi, tuttavia, non presenta carattere assoluto e generalizzato.

Senza ombra di dubbio, esso costituisce un principio generale del nostro ordinamento e, in particolar modo, dell’attività delle pubbliche amministrazioni. Al di là del c.d. accesso civico (cui in apertura si è fatto cenno), infatti, pur assumendo nella legge del 1990 un perimetro ed una dimensione applicativi meno ampi rispetto a quanto previsto dalla novella del 2013, l’accesso è assurto a principio cardine dell’agere amministrativo, in qualità di “diritto degli interessati di prendere visione ed estrarre copia di documenti amministrativi”. In specie, per interessati si devono intendere tutti i titolari di un interesse diretto concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento del quale è chiesta l’ostensione.

Quanto detto non è inficiato, però, dalla presenza di limiti frapposti all’esercizio di tale situazione giuridica soggettiva; limiti, come detto, prefissati dal Legislatore. (Anche) di questi si occupa la sentenza in analisi.

Già l’art. 24 della L. 241 cit., infatti, individua una fascia di categorie, tutt’altro che marginali, di atti non accessibili. Ciò poiché, in tali fattispecie, il Legislatore ha ritenuto preminenti interessi (pubblicistici, s’intende) differenti rispetto a quello alla visibilità (del frutto) dell’operato delle PA. Si pensi, a titolo meramente esemplificativo, ai documenti coperti dal segreto di Stato, volto a tutelare gli interessi politici, interni ed internazionali, la sicurezza e l’integrità dello Stato.

Fra le limitazioni al diritto di accesso v’è anche quella fondata sugli artt. 1048 e 1049 del d.P.R. 90 del 2010, espressamente richiamati dall’amministrazione appellante nei propri scritti difensivi, i quali sottraggono all'accesso determinate categorie di documenti concernenti la sicurezza e la difesa nazionale e le relazioni internazionali (art. 1048) ovvero l'ordine pubblico, la prevenzione e la repressione della criminalità (art. 1049). Fra tali documenti rientrano quelli relativi a "struttura ordinativa e dotazioni organiche di personale, mezzi, armamento, e munizionamento tecnico dei reparti dell'Arma dei carabinieri" (art. 1049, comma 2, lett. b).

Tali norme non sono altro, come il Supremo Consesso amministrativo precisa, che applicazione della disposizione generale di cui al citato art. 24. “E' quindi alla fonte primaria che occorre guardare per comprendere i limiti entro i quali la deroga opera e che consente al Governo di prevedere casi di sottrazione al diritto di accesso in relazione - per quanto qui rileva - all'interesse alla salvaguardia dell'ordine pubblico, della prevenzione e repressione della criminalità. La fonte, però, ha cura di specificare che "deve comunque essere garantito ai richiedenti l'accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici" (art. 24, comma 7)”. Il bilanciamento, infatti, è già stato operato a monte da tale norma. E da tale comparazione deriva che l’accesso dev’esser garantito quando la conoscenza dei documenti, oggetto della richiesta, risulti funzionale a qualunque forma di tutela, giudiziale, pregiudiziale e stragiudiziale, di interessi giuridicamente rilevanti. Com’è agevole intendere, tuttavia, l’istante sarà, di volta in volta, tenuto a fornire elementi idonei e sufficienti a dimostrare concretamente la sussistenza di un suo interesse all’ostensione. Il che non significa affermare, come dottrina e giurisprudenza ci hanno rammentato, che le necessità difensive siano destinate a prevalere sempre e comunque, tout court, rispetto alla riservatezza dei soggetti terzi. Si comprende, pertanto, l’onere per l’istante di provare il suo interesse concreto e attuale, dovendo essere l’accesso servente ad effettive necessità di tutela e protezione di interessi che si assumano lesi. Infatti, l’opinione maggioritaria ritiene che la regola della prevalenza del c.d. accesso difensivo non riguardi tutte le ipotesi di esclusione di cui all’art. 24 ma solo la fattispecie di cui alla lett. d) del comma 6 del suddetto articolo, concernente appunto la necessità di tutelare la riservatezza di terzi (persone, gruppi, imprese, associazioni).

Sicché, le considerazioni che precedono consentono ai giudici della Quarta Sezione di affermare, con riferimento al caso portato alla loro attenzione, che “i documenti in questione servano a contestare, nella sede giurisdizionale amministrativa (presso la quale già all'epoca della domanda pendeva giudizio), il diniego opposto dall'amministrazione alla domanda di ricongiungimento”.

Da ultimo, la pronunzia ribadisce un assunto che permette di ricollegarci, a chiusura del cerchio, con quanto detto in apertura di trattazione.

Va poi escluso che la domanda di accesso in questione si prefigga di realizzare un controllo generalizzato sull'attività dell'amministrazione, in quanto i documenti richiesti sono specificamente individuati, né che essa possa influire sulla indiscussa ampia discrezionalità del Comando generale dall'Arma nel disporre l'impiego del personale dipendente, del che si potrà discutere in sede di valutazione della legittimità del diniego opposto alla domanda di trasferimento presentata dal militare. Giova soggiungere che la legislazione in materia di accesso, oltre a soddisfare un generale requisito di trasparenza, "mira" a ridurre il contenzioso, evitando la deteriore prassi del passato, in virtù delle quale la parte istante era "obbligata" a proporre il ricorso, senza avere in precedenza potuto delibare in ordine alla compiuta consistenza delle proprie ragioni. Ciò determinava un aumento esponenziale del contenzioso, e, soprattutto, creava la condizione per cui venivano proposte impugnazioni che - ove la parte istante avesse potuto conoscere gli atti su cui si era fondata la statuizione reiettiva dell'Amministrazione- non sarebbero state presentate”.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Come già anticipato, cioè, l’istituto “generale” dell’accesso di cui alla legge sul procedimento amministrativo va ben distinto dall’accesso civico. Ciò innanzitutto poiché il primo non mira ad un controllo generalizzato sull’attività della PA. Solo il Legislatore del 2013 ha, infatti, inteso assicurare a tutti i cittadini la più ampia accessibilità alle informazioni concernenti l’attività amministrativa. Tanto che, a tal fine, ha previsto la pubblicazione obbligatoria di una serie di documenti espressamente indicati dal testo normativo sui siti istituzionali delle amministrazioni. Siti a cui i consociati possono accedere liberamente, direttamente, immediatamente, senza autenticazione ed identificazione. La fattispecie analizzata, però, è ben lungi dall’appartenere a questa categoria, come i Giudici ci confermano ponendo in risalto le finalità di trasparenza e di deflazione (argomento, quest’ultimo, alquanto interessante, non adeguatamente valorizzato dalle trattazioni sul tema).

 

 

 

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