L’assenza del termine e l’obbligo della p.a. di provvedere entro “limiti ragionevoli di tempo”

Cons. Stato, sez. III, 12 aprile 2016, n. 1425

Sussiste l’obbligo dell’Amministrazione di pronunciarsi, anche in assenza di un termine perentorio stabilito in via normativa, sulla base del principio generale per il quale ogni procedimento amministrativo ha un termine.  

Tale principio consente di fondare la legittimazione ad agire attraverso la procedura del silenzio, quando sono stati superati limiti ragionevoli e non sussistono cause giustificative oggettivamente rilevabili o formalmente dichiarate dall’Amministrazione con atti interlocutori.

In tali casi, sussiste l’interesse tutelato delle parti alla conclusione del procedimento di emersione di lavoro irregolare, anche se poi spetterà al giudice di valutare se vi sono le condizioni per fissare un termine e quale debba essere questo termine in relazione al tempo trascorso e alla esistenza o meno di cause giustificative.

In nessun caso una persona può essere considerata mero oggetto di una procedura di cui è parte, tanto meno nell’ordinamento costituzionale italiano nel quale non vi è alcun dubbio sul fatto che l’art. 2 della Costituzione sui diritti inviolabili della persona si applica allo stesso modo a cittadini e a stranieri.


 

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Tag: art. 2 L. n. 241/1990giusto procedimentoobbligo di provvederesilenzio
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