Palazzo Spada torna sull’obbligo di provvedere sull’istanza di c.d. “acquisizione sanante” ex art. 42 bis, D.P.R. n. 327/2001

Cons. Stato, Sez IV, 8 febbraio 2016, n. 537

L’atto di acquisizione sanante ex art. 42-bis del T.U. espropriazioni per pubblica utilità costituisce l’extrema ratio, praticabile solo quando siano state escluse, all’esito di un’effettiva comparazione con i contrapposti interessi privati, altre opzioni e non sia ragionevolmente possibile la restituzione, totale o parziale, del bene, previa riduzione in pristino, al privato illecitamente inciso nel suo diritto di proprietà; per tale ragione, non sussiste un silenzio-rifiuto nel caso in cui, a fronte dell’istanza dei proprietari delle aree interessate dall’opera pubblica volta a sollecitare l’esercizio del potere in questione, la P.A. richieda un’integrazione documentale attestante la quota di proprietà di ciascun richiedente, così manifestando il convincimento di dover concludere il procedimento in via negoziale, mediante accordo di cessione volontaria o compravendita.

 
 
 
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