La riforma Madia e la riscrittura della disciplina in tema di organizzazione e pubblico impiego: la legge n. 124/2015

LEGGE 7 agosto 2015, n. 124 

Deleghe   al   Governo   in   materia   di   riorganizzazione   delle

amministrazioni pubbliche.

(GU n.187 del 13-8-2015)

 

 

Capo III 
PERSONALE 
 

                              

Art. 11

 

 

                         Dirigenza pubblica

 

  1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data

di entrata in vigore della  presente  legge,  salvo  quanto  previsto

dall'articolo 17, comma 2, uno o piu' decreti legislativi in  materia

di dirigenza pubblica e di valutazione dei  rendimenti  dei  pubblici

uffici. I decreti legislativi sono adottati nel rispetto dei seguenti

principi e criteri direttivi:

    a) istituzione del sistema della dirigenza  pubblica,  articolato

in ruoli unificati e coordinati, accomunati da requisiti omogenei  di

accesso e da procedure analoghe di reclutamento, basati sul principio

del  merito,  dell'aggiornamento  e  della  formazione  continua,   e

caratterizzato  dalla  piena  mobilita'  tra  i  ruoli,  secondo   le

previsioni di cui alle lettere da b) a q); istituzione di  una  banca

dati  nella  quale  inserire  il   curriculum   vitae,   un   profilo

professionale e gli esiti delle valutazioni per ciascun dirigente dei

ruoli di cui alla lettera b)  e  affidamento  al  Dipartimento  della

funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei  ministri  della

tenuta  della  banca  dati  e  della  gestione  tecnica  dei   ruoli,

alimentati dai dati forniti dalle amministrazioni interessate;

    b) con riferimento all'inquadramento:

      1) dei dirigenti dello Stato: istituzione di un ruolo unico dei

dirigenti statali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, in

cui confluiscono i dirigenti di cui  all'articolo  2,  comma  2,  del

decreto legislativo 30 marzo 2001,  n.  165,  appartenenti  ai  ruoli

delle amministrazioni statali,  degli  enti  pubblici  non  economici

nazionali, delle universita' statali, degli enti pubblici di  ricerca

e  delle  agenzie  governative  istituite  ai   sensi   del   decreto

legislativo 30 luglio 1999, n. 300; esclusione dallo stesso ruolo del

personale in regime di diritto pubblico di  cui  all'articolo  3  del

decreto  legislativo  30  marzo  2001,  n.  165;  eliminazione  della

distinzione in due  fasce;  previsione,  nell'ambito  del  ruolo,  di

sezioni per le professionalita' speciali; introduzione di ruoli unici

anche per la dirigenza delle  autorita'  indipendenti,  nel  rispetto

della loro piena autonomia; in sede di prima applicazione, confluenza

nei  suddetti   ruoli   dei   dirigenti   di   ruolo   delle   stesse

amministrazioni; esclusione dai suddetti ruoli unici della  dirigenza

scolastica, con salvezza della  disciplina  speciale  in  materia  di

reclutamento e inquadramento della  stessa;  istituzione,  presso  il

Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza  del  Consiglio

dei ministri, di una Commissione per la dirigenza  statale,  operante

con piena autonomia di valutazione, i cui componenti sono selezionati

con modalita'  tali  da  assicurarne  l'indipendenza,  la  terzieta',

l'onorabilita' e l'assenza di conflitti di interessi,  con  procedure

trasparenti e con scadenze differenziate, sulla base di requisiti  di

merito  e  incompatibilita'  con  cariche  politiche   e   sindacali;

previsione delle funzioni della Commissione, ivi compresa la verifica

del rispetto dei  criteri  di  conferimento  degli  incarichi  e  del

concreto utilizzo dei sistemi di valutazione al fine del conferimento

e della revoca  degli  incarichi;  attribuzione  delle  funzioni  del

Comitato dei garanti di cui all'articolo 22 del  decreto  legislativo

30 marzo 2001, n. 165, relative ai dirigenti statali,  alla  suddetta

Commissione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;

      2) dei dirigenti delle regioni: istituzione, previa  intesa  in

sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni

e le province autonome di Trento e di Bolzano, di un ruolo unico  dei

dirigenti regionali; in sede di prima  applicazione,  confluenza  nel

suddetto ruolo dei dirigenti  di  ruolo  nelle  regioni,  negli  enti

pubblici  non  economici  regionali  e   nelle   agenzie   regionali;

attribuzione della gestione del ruolo unico a una Commissione per  la

dirigenza regionale, sulla base dei medesimi criteri di cui al numero

1) della presente lettera; inclusione nel suddetto ruolo unico  della

dirigenza  delle  camere  di  commercio,  industria,  artigianato   e

agricoltura e della dirigenza amministrativa, professionale e tecnica

del Servizio sanitario nazionale ed esclusione  dallo  stesso,  ferma

restando l'applicazione dell'articolo 15 del decreto  legislativo  30

dicembre 1992, n. 502, e successive  modificazioni,  della  dirigenza

medica, veterinaria e sanitaria del Servizio sanitario nazionale;

      3) dei dirigenti degli enti locali: istituzione, previa  intesa

in sede di Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali, di  un  ruolo

unico dei dirigenti degli enti locali; in sede di prima applicazione,

confluenza nel suddetto ruolo  dei  dirigenti  di  ruolo  negli  enti

locali; attribuzione della gestione del ruolo unico a una Commissione

per la dirigenza locale, sulla base dei medesimi criteri  di  cui  al

numero 1) della  presente  lettera;  mantenimento  della  figura  del

direttore generale di cui all'articolo 108 del testo unico di cui  al

decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nel  rispetto  di  quanto

previsto dall'articolo 2, comma  186,  lettera  d),  della  legge  23

dicembre 2009, n. 191, e definizione dei  relativi  requisiti,  fermo

restando quanto previsto dal numero 4) della presente lettera;

      4) dei  segretari  comunali  e  provinciali:  abolizione  della

figura; attribuzione alla dirigenza di cui al numero 3)  dei  compiti

di attuazione dell'indirizzo politico,  coordinamento  dell'attivita'

amministrativa    e    controllo    della    legalita'    dell'azione

amministrativa;  mantenimento  della  funzione  rogante  in  capo  ai

dirigenti apicali  aventi  i  prescritti  requisiti;  inserimento  di

coloro che, alla data di entrata in vigore  del  decreto  legislativo

adottato in attuazione della delega di cui al presente articolo, sono

iscritti all'albo nazionale dei segretari comunali e  provinciali  di

cui all'articolo 98 del testo unico di cui al decreto legislativo  18

agosto 2000, n. 267, nelle fasce professionali A e B, nel ruolo unico

dei dirigenti degli enti locali di cui al numero  3)  e  soppressione

del predetto albo; fermo restando il rispetto della normativa vigente

in materia  di  contenimento  della  spesa  di  personale,  specifica

disciplina  per  coloro  che  sono  iscritti  nelle  predette   fasce

professionali e sono privi di incarico alla data di entrata in vigore

del decreto legislativo adottato in attuazione della delega di cui al

presente articolo; specifica disciplina che contempli  la  confluenza

nel suddetto ruolo unico dopo due anni di esercizio effettivo,  anche

come funzionario, di funzioni segretariali o equivalenti  per  coloro

che sono iscritti al predetto albo, nella fascia professionale  C,  e

per i vincitori di procedure concorsuali di ammissione  al  corso  di

accesso in carriera gia' avviate alla data di entrata in vigore della

presente legge; fermo restando il rispetto della vigente normativa in

materia di contenimento della spesa di  personale,  obbligo  per  gli

enti locali di nominare comunque un dirigente apicale con compiti  di

attuazione  dell'indirizzo  politico,  coordinamento   dell'attivita'

amministrativa    e    controllo    della    legalita'    dell'azione

amministrativa, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;

previsione che gli incarichi di funzione dirigenziale apicale cessano

se non rinnovati entro novanta  giorni  dalla  data  di  insediamento

degli organi esecutivi; previsione della possibilita', per le  citta'

metropolitane  e  i  comuni  con  popolazione  superiore  a   100.000

abitanti, di  nominare,  in  alternativa  al  dirigente  apicale,  un

direttore generale ai sensi dell'articolo 108 del citato testo  unico

di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 e previsione,  in  tale

ipotesi, dell'affidamento della funzione di controllo della legalita'

dell'azione amministrativa e della funzione rogante a un dirigente di

ruolo; previsione, per i comuni di  minori  dimensioni  demografiche,

dell'obbligo di gestire la  funzione  di  direzione  apicale  in  via

associata, coerentemente con le previsioni di cui all'articolo 14 del

decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,

dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e  successive  modificazioni;  in

sede di prima applicazione e per un periodo non superiore a tre  anni

dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo  adottato  in

attuazione della delega di cui al presente articolo, obbligo per  gli

enti locali privi di un direttore  generale  nominato  ai  sensi  del

citato articolo 108 del testo unico di cui al decreto legislativo  n.

267 del 2000 di conferire l'incarico di direzione apicale con compiti

di attuazione dell'indirizzo politico,  coordinamento  dell'attivita'

amministrativa, direzione degli uffici e  controllo  della  legalita'

dell'azione amministrativa ai predetti soggetti,  gia'  iscritti  nel

predetto albo e confluiti nel ruolo di cui al numero 3),  nonche'  ai

soggetti gia' iscritti all'albo, nella fascia professionale C,  e  ai

vincitori del corso di accesso in carriera, gia' bandito alla data di

entrata in vigore della presente legge, senza nuovi o maggiori  oneri

per la finanza pubblica. Per la  regione  Trentino-Alto  Adige  resta

ferma la particolare disciplina prevista per i segretari comunali dal

titolo VI della legge 11 marzo 1972,  n.  118,  nonche'  dalle  leggi

regionali del Trentino-Alto Adige 26 aprile 2010, n. 1, e 9  dicembre

2014, n. 11, anche in conformita' al titolo XI del testo unico  delle

leggi  costituzionali  concernenti  lo  statuto   speciale   per   il

Trentino-Alto  Adige,  di  cui  al  decreto  del   Presidente   della

Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, e successive modificazioni, e alle

relative norme di attuazione di cui al decreto del  Presidente  della

Repubblica 15 luglio 1988, n. 574, sull'uso della lingua tedesca  nei

rapporti con la pubblica amministrazione;

    c) con riferimento all'accesso alla dirigenza:

      1) per corso-concorso: definizione di requisiti  e  criteri  di

selezione dei partecipanti al corso-concorso ispirati  alle  migliori

pratiche utilizzate  in  ambito  internazionale,  fermo  restando  il

possesso di un titolo di studio non inferiore alla laurea magistrale;

cadenza annuale del corso-concorso per ciascuno dei tre ruoli di  cui

alla lettera b), numeri 1), 2) e 3), per un numero  fisso  di  posti,

definito in  relazione  al  fabbisogno  minimo  annuale  del  sistema

amministrativo; esclusione di graduatorie di idonei nel  concorso  di

accesso al corso-concorso; immissione in servizio dei  vincitori  del

corso-concorso come funzionari, con obblighi  di  formazione,  per  i

primi tre anni, con  possibile  riduzione  del  suddetto  periodo  in

relazione  all'esperienza  lavorativa  nel  settore  pubblico   o   a

esperienze all'estero e successiva immissione nel ruolo  unico  della

dirigenza da parte delle Commissioni di cui  alla  lettera  b)  sulla

base della valutazione da parte dell'amministrazione presso la  quale

e' stato attribuito l'incarico iniziale; possibilita'  di  reclutare,

con il suddetto corso-concorso, anche dirigenti di carriere  speciali

e delle autorita' indipendenti; previsione di  sezioni  speciali  del

corso-concorso per dirigenti tecnici;

      2)  per  concorso:  definizione  di  requisiti  e  criteri   di

selezione  ispirati  alle  migliori  pratiche  utilizzate  in  ambito

internazionale, fermo restando il possesso di un titolo di studio non

inferiore alla laurea magistrale; cadenza annuale del concorso  unico

per ciascuno dei tre ruoli di cui alla lettera b), per un  numero  di

posti variabile, per i posti disponibili nella dotazione  organica  e

non coperti dal corso-concorso di cui al  numero  1)  della  presente

lettera;  esclusione  di  graduatorie  di  idonei;  possibilita'   di

reclutare, con il suddetto  concorso,  anche  dirigenti  di  carriere

speciali e delle autorita' indipendenti; formazione della graduatoria

finale alla fine del ciclo di formazione iniziale; assunzione a tempo

determinato e successiva  assunzione  a  tempo  indeterminato  previo

esame di conferma, dopo il primo triennio di servizio, da parte di un

organismo indipendente,  con  possibile  riduzione  della  durata  in

relazione  all'esperienza  lavorativa  nel  settore  pubblico   o   a

esperienze  all'estero;  risoluzione  del  rapporto  di  lavoro,  con

eventuale inquadramento nella qualifica di funzionario,  in  caso  di

mancato superamento dell'esame di conferma;

    d)  con  riferimento  al  sistema  di  formazione  dei   pubblici

dipendenti: revisione dell'ordinamento, della missione e dell'assetto

organizzativo  della  Scuola   nazionale   dell'amministrazione   con

eventuale   trasformazione   della   natura   giuridica,    con    il

coinvolgimento  di  istituzioni  nazionali   ed   internazionali   di

riconosciuto   prestigio,   in    coerenza    con    la    disciplina

dell'inquadramento e del reclutamento di cui alle lettere  a),  b)  e

c),  in  modo  da  assicurare  l'omogeneita'  della  qualita'  e  dei

contenuti formativi dei dirigenti  dei  diversi  ruoli  di  cui  alla

lettera b), senza nuovi o maggiori oneri  per  la  finanza  pubblica;

possibilita' di avvalersi, per le  attivita'  di  reclutamento  e  di

formazione, delle migliori istituzioni di formazione, selezionate con

procedure trasparenti, nel rispetto di regole e di indirizzi generali

e uniformi, senza nuovi o maggiori oneri  per  la  finanza  pubblica;

ridefinizione del trattamento  economico  dei  docenti  della  Scuola

nazionale dell'amministrazione in coerenza con le previsioni  di  cui

all'articolo 21, comma 4, del decreto-legge 24 giugno  2014,  n.  90,

convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto  2014,  n.  114,

ferma restando l'abrogazione dell'articolo 10, comma 2,  del  decreto

legislativo  1º  dicembre  2009,  n.  178,   senza   incremento   dei

trattamenti economici in godimento e comunque senza nuovi o  maggiori

oneri per la finanza  pubblica;  promozione,  con  il  coinvolgimento

dell'Associazione  nazionale  dei  comuni  italiani,  di   corsi   di

formazione   concernenti   l'esercizio   associato   delle   funzioni

fondamentali di cui all'articolo 14 del decreto-legge 31 maggio 2010,

n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010,  n.

122, e successive  modificazioni,  per  dipendenti  e  dirigenti  dei

comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti;

    e) con riferimento  alla  formazione  permanente  dei  dirigenti:

definizione di obblighi  formativi  annuali  e  delle  modalita'  del

relativo adempimento; coinvolgimento dei  dirigenti  di  ruolo  nella

formazione  dei  futuri   dirigenti,   loro   obbligo   di   prestare

gratuitamente  la  propria  opera  intellettuale  per   le   suddette

attivita' di formazione;

    f)   con   riferimento   alla    mobilita'    della    dirigenza:

semplificazione e ampliamento  delle  ipotesi  di  mobilita'  tra  le

amministrazioni pubbliche e con il settore  privato;  previsione  dei

casi e delle condizioni nei quali non e' richiesto il previo  assenso

delle  amministrazioni  di  appartenenza  per  la   mobilita'   della

dirigenza medica e sanitaria;

    g) con riferimento al conferimento degli incarichi  dirigenziali:

possibilita' di conferire gli incarichi ai dirigenti  appartenenti  a

ciascuno dei tre ruoli di  cui  alla  lettera  b);  definizione,  per

ciascun incarico dirigenziale, dei requisiti necessari in termini  di

competenze  ed  esperienze   professionali,   tenendo   conto   della

complessita', delle responsabilita'  organizzative  e  delle  risorse

umane e strumentali; conferimento  degli  incarichi  a  dirigenti  di

ruolo mediante procedura comparativa con avviso pubblico, sulla  base

di requisiti e  criteri  definiti  dall'amministrazione  in  base  ai

criteri generali definiti dalle Commissioni di cui alla  lettera  b);

rilevanza delle attitudini e delle competenze del singolo  dirigente,

dei  precedenti  incarichi  e  della  relativa   valutazione,   delle

specifiche  competenze   organizzative   possedute,   nonche'   delle

esperienze di direzione eventualmente maturate all'estero, presso  il

settore privato o presso  altre  amministrazioni  pubbliche,  purche'

attinenti  all'incarico  da  conferire;  preselezione  di  un  numero

predeterminato di candidati  in  possesso  dei  requisiti  richiesti,

sulla base dei  suddetti  requisiti  e  criteri,  per  gli  incarichi

relativi ad uffici di vertice e per gli incarichi  corrispondenti  ad

uffici di livello dirigenziale generale, da parte  delle  Commissioni

di cui alla lettera b), e successiva scelta  da  parte  del  soggetto

nominante; verifica successiva del rispetto dei suddetti requisiti  e

criteri, per gli altri incarichi dirigenziali, da parte della  stessa

Commissione; assegnazione degli incarichi  con  criteri  che  tengano

conto  della  diversita'  delle   esperienze   maturate,   anche   in

amministrazioni differenti;  parere  obbligatorio  e  non  vincolante

delle Commissioni di  cui  alla  lettera  b)  sulla  decadenza  dagli

incarichi in caso di riorganizzazione dell'amministrazione da rendere

entro un termine  certo,  decorso  il  quale  il  parere  si  intende

acquisito;  per  quanto  riguarda  gli  incarichi  dirigenziali   non

assegnati attraverso i concorsi e le procedure di cui alla lettera c)

del presente comma, previsione di procedure selettive e  comparative,

fermi restando i limiti percentuali previsti dall'articolo 19,  comma

6, del decreto legislativo 30 marzo 2001,  n.  165,  con  conseguente

eventuale  revisione  delle  analoghe  discipline  e  delle  relative

percentuali, definite in modo sostenibile per le amministrazioni  non

statali; previsione della pubblicizzazione dei posti dirigenziali che

si rendono vacanti  in  ogni  singola  amministrazione,  con  congruo

anticipo, attraverso la pubblicazione sulla banca dati  di  cui  alla

lettera a) del presente comma;

    h) con riferimento  alla  durata  degli  incarichi  dirigenziali:

durata  degli  incarichi  di   quattro   anni,   rinnovabili   previa

partecipazione alla procedura di avviso pubblico; facolta' di rinnovo

degli incarichi per ulteriori due anni senza procedura selettiva  per

una sola volta, purche'  motivato  e  nei  soli  casi  nei  quali  il

dirigente abbia ottenuto una  valutazione  positiva;  definizione  di

presupposti oggettivi per la revoca, anche in  relazione  al  mancato

raggiungimento  degli  obiettivi,   e   della   relativa   procedura;

equilibrio di genere nel conferimento degli  incarichi;  possibilita'

di proroga dell'incarico  dirigenziale  in  essere,  per  il  periodo

strettamente necessario  al  completamento  delle  procedure  per  il

conferimento del nuovo incarico;

    i) con riferimento ai dirigenti privi di incarico: erogazione del

trattamento  economico  fondamentale  e  della  parte   fissa   della

retribuzione, maturata prima della data  di  entrata  in  vigore  dei

decreti legislativi di cui al presente comma, ai dirigenti  privi  di

incarico e loro  collocamento  in  disponibilita';  disciplina  della

decadenza dal ruolo unico a seguito  di  un  determinato  periodo  di

collocamento in disponibilita'  successivo  a  valutazione  negativa;

loro diritto all'aspettativa senza assegni per assumere incarichi  in

altre  amministrazioni  ovvero  nelle  societa'   partecipate   dalle

amministrazioni pubbliche, o per svolgere  attivita'  lavorativa  nel

settore privato,  con  sospensione  del  periodo  di  disponibilita';

possibile destinazione allo  svolgimento  di  attivita'  di  supporto

presso le suddette amministrazioni  o  presso  enti  senza  scopo  di

lucro,  con  il  consenso  dell'interessato,  senza  conferimento  di

incarichi dirigenziali e senza  retribuzioni  aggiuntive;  previsione

della possibilita', per i dirigenti collocati in  disponibilita',  di

formulare istanza di ricollocazione in qualita'  di  funzionario,  in

deroga all'articolo 2103 del codice civile, nei ruoli delle pubbliche

amministrazioni;

    l) con riferimento alla valutazione dei  risultati:  rilievo  dei

suoi esiti per il conferimento dei successivi incarichi dirigenziali;

costruzione del percorso di carriera in funzione  degli  esiti  della

valutazione;

    m) con riferimento alla responsabilita' dei  dirigenti:  riordino

delle   disposizioni   legislative   relative   alle    ipotesi    di

responsabilita' dirigenziale, amministrativo-contabile e disciplinare

dei  dirigenti  e  ridefinizione  del  rapporto  tra  responsabilita'

dirigenziale   e   responsabilita'   amministrativo-contabile,    con

particolare riferimento alla  esclusiva  imputabilita'  ai  dirigenti

della responsabilita' per  l'attivita'  gestionale,  con  limitazione

della responsabilita' dirigenziale alle ipotesi di  cui  all'articolo

21 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;  limitazione  della

responsabilita'   disciplinare   ai   comportamenti    effettivamente

imputabili ai dirigenti stessi;

    n)  con  riferimento  alla  retribuzione:  omogeneizzazione   del

trattamento  economico  fondamentale  e  accessorio  nell'ambito   di

ciascun ruolo unico, e  nei  limiti  delle  risorse  complessivamente

destinate, ai sensi delle  disposizioni  legislative  e  contrattuali

vigenti,  al  finanziamento  del   predetto   trattamento   economico

fondamentale e accessorio; confluenza della retribuzione di posizione

fissa  nel  trattamento  economico  fondamentale;  definizione  della

retribuzione  di  posizione  in  relazione  a  criteri  oggettivi  in

riferimento   all'incarico;    definizione    dell'incidenza    della

retribuzione di risultato in  relazione  al  tipo  di  incarico;  suo

collegamento, ove possibile, sia a  obiettivi  fissati  per  l'intera

amministrazione, sia a  obiettivi  assegnati  al  singolo  dirigente;

definizione di limiti assoluti del trattamento economico  complessivo

stabiliti in  base  a  criteri  oggettivi  correlati  alla  tipologia

dell'incarico e di limiti percentuali relativi alle  retribuzioni  di

posizione e di risultato rispetto al totale; possibilita' di  ciascun

dirigente di attribuire un premio monetario annuale a non piu' di  un

decimo dei dirigenti suoi subordinati e a non piu' di un  decimo  dei

suoi dipendenti, sulla base di criteri definiti  nel  rispetto  della

disciplina in materia di contrattazione collettiva e nei limiti delle

disponibilita' dei fondi a essa  destinati;  pubblicazione  nel  sito

istituzionale dell'identita'  dei  destinatari  dei  suddetti  premi;

definizione di criteri omogenei per la disciplina dei fondi destinati

alla retribuzione accessoria delle diverse amministrazioni;

    o)  con  riferimento  alla   disciplina   transitoria:   graduale

riduzione del numero dei dirigenti  ove  necessario;  confluenza  dei

dirigenti nel ruolo unico con proseguimento  fino  a  scadenza  degli

incarichi conferiti e senza variazione  in  aumento  del  trattamento

economico individuale; definizione dei requisiti  e  criteri  per  il

conferimento degli incarichi entro sei mesi dalla data di entrata  in

vigore del relativo decreto legislativo; disciplina del  conferimento

degli incarichi prevedendo obbligatoriamente un numero minimo di anni

di  servizio,  in  modo  da  salvaguardare  l'esperienza   acquisita;

riequilibrio dei fondi destinati alla retribuzione  accessoria  delle

diverse amministrazioni sulla base degli effettivi  fabbisogni  delle

amministrazioni nazionali;

    p) con riferimento al conferimento degli incarichi  di  direttore

generale, di  direttore  amministrativo  e  di  direttore  sanitario,

nonche', ove previsto dalla legislazione regionale, di direttore  dei

servizi socio-sanitari, delle  aziende  e  degli  enti  del  Servizio

sanitario nazionale, fermo  restando  quanto  previsto  dall'articolo

3-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e  successive

modificazioni, per quanto attiene ai requisiti, alla trasparenza  del

procedimento e dei  risultati,  alla  verifica  e  alla  valutazione,

definizione   dei   seguenti   principi   fondamentali,   ai    sensi

dell'articolo 117 della Costituzione:  selezione  unica  per  titoli,

previo  avviso  pubblico,  dei  direttori  generali  in  possesso  di

specifici titoli formativi e professionali e di comprovata esperienza

dirigenziale,  effettuata  da  parte  di  una  commissione  nazionale

composta  pariteticamente  da  rappresentanti  dello  Stato  e  delle

regioni, per  l'inserimento  in  un  elenco  nazionale  degli  idonei

istituito presso il Ministero della salute,  aggiornato  con  cadenza

biennale, da cui le regioni e le province autonome  devono  attingere

per il conferimento dei relativi incarichi da effettuare  nell'ambito

di  una  rosa  di  candidati  costituita  da  coloro  che,   iscritti

nell'elenco  nazionale,  manifestano  l'interesse   all'incarico   da

ricoprire, previo avviso della singola regione o  provincia  autonoma

che procede secondo  le  modalita'  del  citato  articolo  3-bis  del

decreto legislativo n. 502  del  1992,  e  successive  modificazioni;

sistema di verifica e di  valutazione  dell'attivita'  dei  direttori

generali che tenga conto del raggiungimento degli obiettivi  sanitari

e dell'equilibrio economico dell'azienda,  anche  in  relazione  alla

garanzia dei livelli essenziali di assistenza  e  dei  risultati  del

programma nazionale valutazione esiti dell'Agenzia  nazionale  per  i

servizi sanitari regionali; decadenza dall'incarico e possibilita' di

reinserimento soltanto all'esito di una nuova selezione nel  caso  di

mancato   raggiungimento   degli   obiettivi,    accertato    decorsi

ventiquattro mesi dalla nomina, o nel  caso  di  gravi  o  comprovati

motivi, o di grave disavanzo o di manifesta  violazione  di  leggi  o

regolamenti o  del  principio  di  buon  andamento  e  imparzialita';

selezione  per  titoli  e  colloquio,  previo  avviso  pubblico,  dei

direttori amministrativi  e  dei  direttori  sanitari,  nonche',  ove

previsti dalla legislazione  regionale,  dei  direttori  dei  servizi

socio-sanitari,  in  possesso  di  specifici  titoli   professionali,

scientifici  e  di  carriera,  effettuata  da  parte  di  commissioni

regionali   composte   da   esperti   di   qualificate    istituzioni

scientifiche, per l'inserimento in appositi elenchi  regionali  degli

idonei, aggiornati con cadenza biennale, da cui i direttori  generali

devono obbligatoriamente attingere per le relative nomine;  decadenza

dall'incarico nel caso di manifesta violazione di leggi o regolamenti

o del principio di buon andamento e imparzialita'; definizione  delle

modalita' per l'applicazione delle norme adottate in attuazione della

presente lettera alle aziende ospedaliero-universitarie;

    q) previsione di ipotesi di revoca dell'incarico e di divieto  di

rinnovo di conferimento di incarichi in settori sensibili ed  esposti

al  rischio  di  corruzione,  in  presenza  di  condanna  anche   non

definitiva, da parte della Corte dei conti, al risarcimento del danno

erariale per condotte dolose.

  2. I decreti legislativi  di  cui  al  comma  1  sono  adottati  su

proposta del Ministro delegato per la semplificazione e  la  pubblica

amministrazione, di concerto, per i profili  di  competenza  relativi

alla lettera p) del medesimo comma 1, con il Ministro  della  salute,

previa acquisizione del parere  della  Conferenza  unificata  di  cui

all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e  del

parere  del  Consiglio  di  Stato,  che  sono  resi  nel  termine  di

quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di  ciascuno  schema

di decreto legislativo, decorso il quale  il  Governo  puo'  comunque

procedere.   Lo   schema   di   ciascun   decreto   legislativo    e'

successivamente trasmesso alle Camere per  l'espressione  dei  pareri

delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili

finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta  giorni  dalla

data di trasmissione, decorso il quale il  decreto  legislativo  puo'

essere comunque adottato. Se il termine previsto per il  parere  cade

nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine  previsto  al

comma 1 o successivamente,  la  scadenza  medesima  e'  prorogata  di

novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri

parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle  Camere  con  le  sue

osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate  dei  necessari

elementi integrativi di informazione e  motivazione.  Le  Commissioni

competenti per materia  possono  esprimersi  sulle  osservazioni  del

Governo entro il termine di  dieci  giorni  dalla  data  della  nuova

trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere

adottati.

  3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in  vigore  di  ciascuno

dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo puo'  adottare,

nel rispetto dei principi  e  criteri  direttivi  e  della  procedura

stabiliti dal presente  articolo,  uno  o  piu'  decreti  legislativi

recanti disposizioni integrative e correttive.

                               Art. 12

 

Introduzione dell'art. 16-bis della legge 3 aprile 1979, n.  103,  in

  materia   di   natura   e   durata   degli   incarichi    direttivi

  dell'Avvocatura dello Stato

 

  1. Dopo l'articolo 16  della  legge  3  aprile  1979,  n.  103,  e'

inserito il seguente:

  «Art. 16-bis. - 1. L'avvocato generale aggiunto,  i  vice  avvocati

generali e gli avvocati  distrettuali  collaborano  direttamente  con

l'avvocato generale dello Stato, lo coadiuvano  nell'esercizio  delle

sue  funzioni  e  assicurano  l'omogeneita'  delle  difese  e   delle

consultazioni. Gli incarichi direttivi non sono conferiti ad avvocati

dello Stato che debbano essere collocati a riposo entro quattro  anni

dalla data di avvio della procedura selettiva.

  2. L'incarico di  vice  avvocato  generale  e  quello  di  avvocato

distrettuale dello Stato hanno natura temporanea e sono conferiti per

la durata di quattro anni,  al  termine  dei  quali  l'incarico  puo'

essere rinnovato, per una sola volta e per uguale periodo o fino alla

data del collocamento a riposo se anteriore, a seguito di valutazione

da esprimere con lo stesso procedimento previsto per il conferimento.

  3. Le disposizioni del comma 2 si applicano anche agli incarichi in

corso alla data di entrata in vigore della presente disposizione. Gli

incarichi conferiti da oltre quattro anni cessano  decorsi  sei  mesi

dalla data di entrata in vigore della  presente  disposizione,  salvo

rinnovo, con lo stesso procedimento previsto per il conferimento, per

una sola volta e per la durata di ulteriori quattro anni o fino  alla

data del collocamento a riposo se anteriore.

  4. Nell'esprimere il parere di cui all'articolo  23,  primo  comma,

lettera e), e il parere sul conferimento  dell'incarico  di  avvocato

generale aggiunto, il consiglio degli avvocati  e  procuratori  dello

Stato applica il criterio  della  rotazione  nell'attribuzione  degli

incarichi e tiene conto delle attitudini organizzative e  relazionali

del candidato, nonche' della professionalita' acquisita,  desunta  in

particolare da indici di merito predeterminati dal medesimo consiglio

e ricavabili dall'esame dell'attivita' svolta.

  5. Alla scadenza del termine di cui al comma  2,  l'avvocato  dello

Stato che ha esercitato funzioni direttive,  in  assenza  di  domanda

formulata ai sensi dell'articolo 18, quarto comma, o di  domanda  per

il conferimento di altra funzione direttiva,  ovvero  in  ipotesi  di

reiezione delle stesse, e' assegnato alle funzioni non direttive  nel

medesimo ufficio».

                               Art. 13

 

 

                   Semplificazione delle attivita'

                   degli enti pubblici di ricerca

 

  1. Al fine di favorire  e  semplificare  le  attivita'  degli  enti

pubblici di ricerca (EPR) e rendere le procedure e le normative  piu'

consone alle peculiarita' degli scopi  istituzionali  di  tali  enti,

anche considerando l'autonomia e la terzieta' di cui essi godono,  il

Governo e' delegato ad adottare, entro  dodici  mesi  dalla  data  di

entrata in vigore della presente legge, con invarianza delle  risorse

umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione  vigente,

uno o piu' decreti legislativi nel rispetto dei seguenti  principi  e

criteri direttivi:

    a) garantire il recepimento della Carta europea dei ricercatori e

del  documento  European  Framework   for   Research   Careers,   con

particolare  riguardo  alla  liberta'  di  ricerca  e   all'autonomia

professionale; consentire la portabilita' dei progetti di  ricerca  e

la relativa titolarita'  valorizzando  la  specificita'  del  modello

contrattuale del sistema degli enti di ricerca;

    b) inquadramento della ricerca pubblica in un sistema  di  regole

piu' snello e piu' appropriato a gestirne la peculiarita' dei tempi e

delle  esigenze  del  settore,  nel  campo  degli   acquisti,   delle

partecipazioni internazionali, dell'espletamento e  dei  rimborsi  di

missioni  fuori  sede  finalizzate  ad  attivita'  di  ricerca,   del

reclutamento, delle spese generali e dei  consumi,  ed  in  tutte  le

altre attivita' proprie degli EPR;

    c) definizione di regole improntate a principi di responsabilita'

ed autonomia decisionale, anche attraverso la riduzione dei controlli

preventivi ed il rafforzamento di quelli successivi;

    d)    razionalizzazione    e    semplificazione    dei    vincoli

amministrativi, contabili e legislativi, limitandoli prioritariamente

a quelli di tipo «a budget»;

    e) semplificazione della normativa  riguardante  gli  EPR  e  suo

coordinamento con le migliori pratiche internazionali.

  2. I decreti legislativi  di  cui  al  comma  1  sono  adottati  su

proposta  del  Ministro  dell'istruzione,  dell'universita'  e  della

ricerca e degli altri Ministri vigilanti, di concerto con il Ministro

delegato  per  la  semplificazione  e  la  pubblica  amministrazione,

sentite le parti sociali per gli aspetti  di  compatibilita'  con  le

norme previste nel contratto collettivo del comparto ricerca,  previa

acquisizione  del  parere   della   Conferenza   unificata   di   cui

all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e  del

parere  del  Consiglio  di  Stato,  che  sono  resi  nel  termine  di

quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di  ciascuno  schema

di decreto legislativo, decorso il quale  il  Governo  puo'  comunque

procedere.   Lo   schema   di   ciascun   decreto   legislativo    e'

successivamente trasmesso alle Camere per  l'espressione  dei  pareri

della  Commissione  parlamentare  per  la  semplificazione  e   delle

Commissioni parlamentari competenti  per  materia  e  per  i  profili

finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta  giorni  dalla

data di trasmissione, decorso il quale il  decreto  legislativo  puo'

essere comunque adottato. Se il termine previsto per il  parere  cade

nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine  previsto  al

comma 1 o successivamente,  la  scadenza  medesima  e'  prorogata  di

novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri

parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle  Camere  con  le  sue

osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate  dei  necessari

elementi  integrativi  di  informazione  e  motivazione.   I   pareri

definitivi delle Commissioni competenti  per  materia  sono  espressi

entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione.

Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque adottati.

  3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in  vigore  di  ciascuno

dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo puo'  adottare,

nel rispetto dei principi e criteri direttivi e  della  procedura  di

cui al presente articolo, uno  o  piu'  decreti  legislativi  recanti

disposizioni integrative e correttive.

                               

Art. 14

 

 

          Promozione della conciliazione dei tempi di vita

             e di lavoro nelle amministrazioni pubbliche

 

  1. Le  amministrazioni  pubbliche,  nei  limiti  delle  risorse  di

bilancio disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o  maggiori

oneri per la finanza pubblica, adottano misure organizzative volte  a

fissare obiettivi annuali per l'attuazione del telelavoro  e  per  la

sperimentazione, anche al fine di  tutelare  le  cure  parentali,  di

nuove modalita' spazio-temporali  di  svolgimento  della  prestazione

lavorativa che permettano, entro tre anni, ad almeno il 10 per  cento

dei dipendenti, ove lo richiedano, di avvalersi  di  tali  modalita',

garantendo che  i  dipendenti  che  se  ne  avvalgono  non  subiscano

penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalita' e della

progressione di carriera. L'adozione delle misure organizzative e  il

raggiungimento degli obiettivi di cui al presente comma costituiscono

oggetto di valutazione nell'ambito dei percorsi di misurazione  della

performance   organizzativa   e   individuale    all'interno    delle

amministrazioni  pubbliche.  Le  amministrazioni  pubbliche  adeguano

altresi' i  propri  sistemi  di  monitoraggio  e  controllo  interno,

individuando  specifici  indicatori  per  la  verifica   dell'impatto

sull'efficacia e sull'efficienza dell'azione amministrativa,  nonche'

sulla  qualita'  dei  servizi  erogati,  delle  misure  organizzative

adottate in tema di conciliazione dei tempi di vita e di  lavoro  dei

dipendenti, anche coinvolgendo i cittadini, sia individualmente,  sia

nelle loro forme associative.

  2. Le  amministrazioni  pubbliche,  nei  limiti  delle  risorse  di

bilancio disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o  maggiori

oneri per la finanza pubblica, procedono, al  fine  di  conciliare  i

tempi di vita e di lavoro dei dipendenti, a stipulare convenzioni con

asili nido e scuole dell'infanzia e a organizzare,  anche  attraverso

accordi con altre amministrazioni pubbliche, servizi di supporto alla

genitorialita', aperti durante i periodi di chiusura scolastica.

  3. Con direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri, sentita

la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo

28 agosto 1997, n. 281, sono definiti indirizzi per l'attuazione  dei

commi 1 e 2 del presente articolo e  linee  guida  contenenti  regole

inerenti l'organizzazione del  lavoro  finalizzate  a  promuovere  la

conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dipendenti.

  4. Gli organi costituzionali,  nell'ambito  della  loro  autonomia,

possono definire modalita' e criteri per l'adeguamento dei rispettivi

ordinamenti ai principi di cui ai commi 1, 2 e 3.

  5. All'articolo 596 del codice dell'ordinamento militare, di cui al

decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, sono apportate le  seguenti

modificazioni:

    a) dopo il comma 1 e' inserito il seguente:

  «1-bis. Il fondo di cui al comma 1 e' finanziato per l'importo di 2

milioni di euro per l'anno 2015 e di 5 milioni di euro  per  ciascuno

degli anni 2016 e  2017.  Al  relativo  onere  si  provvede  mediante

corrispondente riduzione, per ciascuno degli anni 2015, 2016 e  2017,

della quota nazionale del  Fondo  per  lo  sviluppo  e  la  coesione,

programmazione 2014-2020, di cui all'articolo 1, comma 6, della legge

27 dicembre 2013, n. 147. A decorrere dall'anno  2018,  la  dotazione

del fondo di cui al comma  1  e'  determinata  annualmente  ai  sensi

dell'articolo 11, comma 3, lettera d), della legge 31 dicembre  2009,

n. 196»;

    b) al comma 3, le parole: «anche da minori che non siano figli di

dipendenti dell'Amministrazione della difesa» sono  sostituite  dalle

seguenti:   «oltre   che    da    minori    figli    di    dipendenti

dell'Amministrazione  della  difesa,  anche  da   minori   figli   di

dipendenti delle amministrazioni centrali e periferiche dello  Stato,

nonche' da minori figli di dipendenti delle amministrazioni locali  e

da minori che non  trovano  collocazione  nelle  strutture  pubbliche

comunali,».

  6. Dopo il comma 1-bis dell'articolo 30 del decreto legislativo  30

marzo 2001, n.  165,  e  successive  modificazioni,  e'  inserito  il

seguente:

  «1-ter. La dipendente vittima di violenza  di  genere  inserita  in

specifici percorsi di protezione, debitamente certificati dai servizi

sociali  del  comune  di  residenza,  puo'  presentare   domanda   di

trasferimento ad altra amministrazione pubblica ubicata in un  comune

diverso   da    quello    di    residenza,    previa    comunicazione

all'amministrazione di  appartenenza.  Entro  quindici  giorni  dalla

suddetta comunicazione l'amministrazione di appartenenza  dispone  il

trasferimento presso l'amministrazione indicata dalla dipendente, ove

vi  siano   posti   vacanti   corrispondenti   alla   sua   qualifica

professionale».

  7. All'articolo 42-bis, comma 1, secondo periodo, del  testo  unico

delle  disposizioni  legislative  in  materia   di   sostegno   della

maternita' e della paternita', di cui al decreto legislativo 26 marzo

2001, n. 151, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e limitato

a casi o esigenze eccezionali».

                               Art. 15

 

 

        Rapporti fra procedimento disciplinare e procedimento

             penale per il personale delle Forze armate

 

  1. L'articolo 1393 del codice dell'ordinamento militare, di cui  al

decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e' sostituito dal seguente:

  «Art. 1393 (Rapporti fra procedimento disciplinare  e  procedimento

penale). - 1. In caso  di  procedimento  disciplinare  che  abbia  ad

oggetto, in tutto o in parte, fatti in  relazione  ai  quali  procede

l'autorita' giudiziaria, si  applica  la  disciplina  in  materia  di

rapporti fra procedimento disciplinare e procedimento penale  di  cui

all'articolo 55-ter del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165».

 

Capo IV 
DELEGHE PER LA SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA 
 

                               Art. 16

 

 

             Procedure e criteri comuni per l'esercizio

              di deleghe legislative di semplificazione

 

  1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data

di entrata in vigore della presente legge, ovvero  entro  il  diverso

termine   previsto   dall'articolo   17,   decreti   legislativi   di

semplificazione dei seguenti settori:

    a) lavoro  alle  dipendenze  delle  amministrazioni  pubbliche  e

connessi profili di organizzazione amministrativa;

    b) partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche;

    c) servizi pubblici locali di interesse economico generale.

  2. Nell'esercizio della delega di cui al comma  1,  il  Governo  si

attiene ai seguenti principi e criteri direttivi generali:

    a) elaborazione di un testo unico delle disposizioni in  ciascuna

materia,  con   le   modifiche   strettamente   necessarie   per   il

coordinamento delle disposizioni stesse, salvo quanto previsto  nelle

lettere successive;

    b)  coordinamento  formale  e   sostanziale   del   testo   delle

disposizioni   legislative   vigenti,   apportando    le    modifiche

strettamente necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e

sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare

il linguaggio normativo;

    c)   risoluzione   delle   antinomie   in   base   ai    principi

dell'ordinamento  e  alle  discipline  generali   regolatrici   della

materia;

    d)  indicazione  esplicita  delle  norme  abrogate,  fatta  salva

l'applicazione dell'articolo 15 delle  disposizioni  sulla  legge  in

generale premesse al codice civile;

    e) aggiornamento delle procedure,  prevedendo,  in  coerenza  con

quanto previsto dai decreti legislativi di  cui  all'articolo  1,  la

piu'   estesa   e    ottimale    utilizzazione    delle    tecnologie

dell'informazione e della comunicazione, anche  nei  rapporti  con  i

destinatari dell'azione amministrativa.

  3. Il Governo si attiene altresi' ai principi e  criteri  direttivi

indicati negli articoli da 17 a 19.

  4. I decreti legislativi  di  cui  al  comma  1  sono  adottati  su

proposta del Ministro delegato per la semplificazione e  la  pubblica

amministrazione, di concerto con il Ministro  dell'economia  e  delle

finanze e con i Ministri interessati, previa acquisizione del  parere

della  Conferenza  unificata  di  cui  all'articolo  8  del   decreto

legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del  parere  del  Consiglio  di

Stato, che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla  data

di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il

quale il Governo  puo'  comunque  procedere.  Lo  schema  di  ciascun

decreto legislativo e'  successivamente  trasmesso  alle  Camere  per

l'espressione dei pareri delle  Commissioni  parlamentari  competenti

per  materia  e  per  i  profili  finanziari  e   della   Commissione

parlamentare per la semplificazione, che si pronunciano  nel  termine

di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso  il  quale  il

decreto legislativo puo' essere  comunque  adottato.  Se  il  termine

previsto per il parere  cade  nei  trenta  giorni  che  precedono  la

scadenza del termine  previsto  al  comma  1  o  successivamente,  la

scadenza medesima e' prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora

non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette  nuovamente

i  testi  alle  Camere  con  le  sue  osservazioni  e  con  eventuali

modificazioni,  corredate  dei  necessari  elementi  integrativi   di

informazione e motivazione. Le  Commissioni  competenti  per  materia

possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di

dieci giorni  dalla  data  della  nuova  trasmissione.  Decorso  tale

termine, i decreti possono comunque essere adottati.

  5. Il Governo adotta, su proposta  del  Ministro  delegato  per  la

semplificazione e la  pubblica  amministrazione,  un  regolamento  ai

sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n.  400,

e successive modificazioni, per l'attuazione delle  disposizioni  del

decreto legislativo di cui alla lettera a) del comma 1  del  presente

articolo.

  6. Conseguentemente all'adozione dei decreti legislativi di cui  al

comma 1, fermo restando quanto  disposto  dal  comma  5,  il  Governo

adegua la  disciplina  statale  di  natura  regolamentare,  ai  sensi

dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400.

  7. Entro dodici mesi dalla data di entrata in  vigore  di  ciascuno

dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo puo'  adottare,

nel rispetto dei principi e criteri direttivi e  della  procedura  di

cui ai commi 2, 3  e  4,  uno  o  piu'  decreti  legislativi  recanti

disposizioni integrative e correttive.

                               

 

Art. 17

 

 

                Riordino della disciplina del lavoro

           alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche

 

  1. I decreti  legislativi  per  il  riordino  della  disciplina  in

materia di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni  pubbliche  e

connessi profili  di  organizzazione  amministrativa  sono  adottati,

sentite le  organizzazioni  sindacali  maggiormente  rappresentative,

entro diciotto mesi dalla data di entrata in  vigore  della  presente

legge, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi, che si

aggiungono a quelli di cui all'articolo 16:

    a) previsione nelle procedure concorsuali pubbliche di meccanismi

di valutazione finalizzati a valorizzare  l'esperienza  professionale

acquisita da coloro che hanno avuto rapporti di lavoro flessibile con

le amministrazioni pubbliche,  con  esclusione,  in  ogni  caso,  dei

servizi prestati presso uffici di diretta collaborazione degli organi

politici e ferma restando,  comunque,  la  garanzia  di  un  adeguato

accesso dall'esterno;

    b) previsione di prove concorsuali che privilegino l'accertamento

della capacita' dei candidati di utilizzare e  applicare  a  problemi

specifici e casi  concreti  nozioni  teoriche,  con  possibilita'  di

svolgere  unitariamente  la  valutazione  dei  titoli  e   le   prove

concorsuali relative a diversi concorsi;

    c)  svolgimento  dei  concorsi,  per  tutte  le   amministrazioni

pubbliche, in forma  centralizzata  o  aggregata,  con  effettuazione

delle prove in ambiti territoriali sufficientemente ampi da garantire

adeguate  partecipazione  ed  economicita'  dello  svolgimento  della

procedura concorsuale, e con applicazione di criteri  di  valutazione

uniformi, per assicurare omogeneita' qualitativa e  professionale  in

tutto il territorio nazionale  per  funzioni  equivalenti;  revisione

delle modalita' di espletamento degli stessi, in particolare  con  la

predisposizione di strumenti volti a garantire l'effettiva segretezza

dei temi d'esame fino  allo  svolgimento  delle  relative  prove,  di

misure di pubblicita' sui temi di concorso e di forme di preselezione

dei componenti  delle  commissioni;  gestione  dei  concorsi  per  il

reclutamento del personale degli enti locali a  livello  provinciale;

definizione di limiti assoluti e percentuali, in relazione al  numero

dei posti banditi,  per  gli  idonei  non  vincitori;  riduzione  dei

termini  di  validita'  delle  graduatorie;  per  le  amministrazioni

pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo  30

marzo 2001, n. 165, e aventi  graduatorie  in  vigore  alla  data  di

approvazione dello schema di decreto legislativo di cui  al  presente

comma, in attuazione dell'articolo 1, commi 424 e 425, della legge 23

dicembre 2014, n. 190, nel rispetto dei limiti di  finanza  pubblica,

l'introduzione  di  norme  transitorie   finalizzate   esclusivamente

all'assunzione dei vincitori di concorsi pubblici, le cui graduatorie

siano state approvate e pubblicate entro la data di entrata in vigore

della presente legge;

    d) soppressione del requisito del voto minimo di  laurea  per  la

partecipazione  ai  concorsi  per  l'accesso  agli   impieghi   nelle

pubbliche amministrazioni;

    e) previsione dell'accertamento  della  conoscenza  della  lingua

inglese e di altre  lingue,  quale  requisito  di  partecipazione  al

concorso  o   titolo   di   merito   valutabile   dalle   commissioni

giudicatrici, secondo modalita' definite dal bando anche in relazione

ai posti da coprire;

    f) valorizzazione del titolo di dottore di ricerca, in attuazione

di quanto previsto dall'articolo 4, comma 7,  della  legge  3  luglio

1998, n. 210, e dall'articolo 17, comma 111, della  legge  15  maggio

1997, n. 127, e successive modificazioni;

    g) introduzione di un sistema informativo nazionale,  finalizzato

alla formulazione di indirizzi generali e di parametri di riferimento

in grado di orientare la programmazione  delle  assunzioni  anche  in

relazione agli interventi di riorganizzazione  delle  amministrazioni

pubbliche;  rafforzamento  della  funzione  di  coordinamento  e   di

controllo del Dipartimento della funzione pubblica  della  Presidenza

del Consiglio dei ministri in relazione alle assunzioni del personale

appartenente alle categorie protette;

    h) attribuzione, con le risorse attualmente disponibili  e  senza

nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica,  all'Agenzia  di  cui

all'articolo 46 del decreto legislativo 30 marzo  2001,  n.  165,  di

funzioni di supporto tecnico ai fini dell'attuazione delle lettere g)

e i) del presente comma, delle funzioni  di  controllo  sull'utilizzo

delle prerogative sindacali, nonche' di funzioni di supporto  tecnico

alle amministrazioni rappresentate nelle funzioni  di  misurazione  e

valutazione della performance e nelle materie inerenti alla  gestione

del  personale,   previa   stipula   di   apposite   convenzioni,   e

rafforzamento  della   funzione   di   assistenza   ai   fini   della

contrattazione   integrativa;   concentrazione    delle    sedi    di

contrattazione  integrativa,  revisione  del  relativo  sistema   dei

controlli e  potenziamento  degli  strumenti  di  monitoraggio  sulla

stessa; definizione dei termini  e  delle  modalita'  di  svolgimento

della  funzione  di   consulenza   in   materia   di   contrattazione

integrativa; definizione delle materie escluse  dalla  contrattazione

integrativa  anche  al  fine   di   assicurare   la   semplificazione

amministrativa,  la  valorizzazione  del  merito  e  la  parita'   di

trattamento  tra  categorie  omogenee,  nonche'  di   accelerare   le

procedure negoziali;

    i) rilevazione delle competenze dei lavoratori pubblici;

    l) riorganizzazione delle funzioni  in  materia  di  accertamento

medico-legale sulle assenze dal servizio per malattia dei  dipendenti

pubblici, al fine di  garantire  l'effettivita'  del  controllo,  con

attribuzione all'Istituto nazionale della  previdenza  sociale  della

relativa competenza  e  delle  risorse  attualmente  impiegate  dalle

amministrazioni pubbliche  per  l'effettuazione  degli  accertamenti,

previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra  lo

Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di  Bolzano  per

la quantificazione  delle  predette  risorse  finanziarie  e  per  la

definizione  delle   modalita'   d'impiego   del   personale   medico

attualmente adibito alle predette funzioni, senza maggiori oneri  per

la finanza pubblica e con la previsione del prioritario ricorso  alle

liste di cui all'articolo  4,  comma  10-bis,  del  decreto-legge  31

agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  30

ottobre 2013, n. 125, e successive modificazioni;

    m) definizione di obiettivi  di  contenimento  delle  assunzioni,

differenziati in base agli effettivi fabbisogni;

    n) per garantire un'efficace integrazione nell'ambiente di lavoro

delle persone con disabilita' di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68,

previsione della nomina, da parte del Ministro per la semplificazione

e la pubblica amministrazione, senza nuovi o maggiori  oneri  per  la

finanza  pubblica,   di   una   Consulta   nazionale,   composta   da

rappresentanti   delle   amministrazioni   pubbliche    centrali    e

territoriali, sentita la Conferenza unificata di cui  all'articolo  8

del decreto  legislativo  28  agosto  1997,  n.  281,  dei  sindacati

maggiormente rappresentativi e delle associazioni di  categoria,  con

il compito di:

      1) elaborare piani  per  ottemperare  agli  obblighi  derivanti

dalla legge 12 marzo 1999, n. 68;

      2)  prevedere  interventi  straordinari  per  l'adozione  degli

accomodamenti ragionevoli nei luoghi di lavoro previsti dall'articolo

3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216;

      3) monitorare e controllare l'obbligo di  trasmissione  annuale

da  parte  delle  pubbliche   amministrazioni   alla   Consulta,   al

Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza  del  Consiglio

dei ministri e al Ministero del  lavoro  e  delle  politiche  sociali

nonche' al centro per  l'impiego  territorialmente  competente  della

comunicazione relativa ai posti riservati ai lavoratori disabili  non

coperti e di un programma relativo a tempi e modalita'  di  copertura

della quota di riserva prevista dalla normativa vigente, nel rispetto

dei vincoli  normativi  in  materia  di  assunzioni  da  parte  delle

pubbliche amministrazioni;

    o)   disciplina   delle   forme   di   lavoro   flessibile,   con

individuazione di limitate e  tassative  fattispecie,  caratterizzate

dalla compatibilita' con la peculiarita' del rapporto di lavoro  alle

dipendenze  delle  amministrazioni  pubbliche  e  con   le   esigenze

organizzative e  funzionali  di  queste  ultime,  anche  al  fine  di

prevenire il precariato;

    p) previsione della facolta', per le  amministrazioni  pubbliche,

di promuovere il ricambio generazionale mediante la riduzione su base

volontaria  e  non  revocabile  dell'orario   di   lavoro   e   della

retribuzione del personale in procinto di essere collocato a  riposo,

garantendo, attraverso la contribuzione volontaria ad integrazione ai

sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 16 settembre  1996,  n.

564, la possibilita' di conseguire l'invarianza  della  contribuzione

previdenziale, consentendo nel contempo,  nei  limiti  delle  risorse

effettivamente accertate a seguito della conseguente minore spesa per

retribuzioni,  l'assunzione  anticipata  di  nuovo   personale,   nel

rispetto della normativa vigente in materia di vincoli  assunzionali.

Il ricambio generazionale di  cui  alla  presente  lettera  non  deve

comunque determinare nuovi o  maggiori  oneri  a  carico  degli  enti

previdenziali e delle amministrazioni pubbliche;

    q) progressivo superamento della dotazione organica  come  limite

alle assunzioni fermi restando i limiti di spesa  anche  al  fine  di

facilitare i processi di mobilita';

    r) semplificazione delle norme  in  materia  di  valutazione  dei

dipendenti pubblici, di riconoscimento del merito e  di  premialita';

razionalizzazione e integrazione dei sistemi di valutazione, anche al

fine della migliore valutazione delle politiche; sviluppo di  sistemi

distinti    per    la    misurazione    dei    risultati    raggiunti

dall'organizzazione e dei risultati raggiunti dai singoli dipendenti;

potenziamento dei processi di valutazione indipendente del livello di

efficienza  e  qualita'  dei  servizi   e   delle   attivita'   delle

amministrazioni pubbliche e degli impatti da queste  prodotti,  anche

mediante il ricorso a standard di riferimento e confronti;  riduzione

degli adempimenti in materia di programmazione anche  attraverso  una

maggiore integrazione con il ciclo di bilancio;  coordinamento  della

disciplina in materia di valutazione e controlli interni;  previsione

di forme di semplificazione specifiche per i  diversi  settori  della

pubblica amministrazione;

    s)  introduzione  di  norme   in   materia   di   responsabilita'

disciplinare dei pubblici  dipendenti  finalizzate  ad  accelerare  e

rendere concreto e certo nei tempi di espletamento e  di  conclusione

l'esercizio dell'azione disciplinare;

    t) rafforzamento  del  principio  di  separazione  tra  indirizzo

politico-amministrativo  e  gestione  e  del  conseguente  regime  di

responsabilita' dei dirigenti, attraverso  l'esclusiva  imputabilita'

agli  stessi  della  responsabilita'   amministrativo-contabile   per

l'attivita' gestionale;

    u) razionalizzazione dei flussi informativi dalle amministrazioni

pubbliche alle amministrazioni centrali e concentrazione degli stessi

in ambiti temporali definiti;

    v) riconoscimento alle regioni a statuto speciale e alle province

autonome di Trento e di Bolzano della potesta' legislativa in materia

di lavoro  del  proprio  personale  dipendente,  nel  rispetto  della

disciplina nazionale sull'ordinamento del personale  alle  dipendenze

delle amministrazioni pubbliche,  come  definita  anche  dal  decreto

legislativo 30 marzo 2001, n.  165,  dei  principi  di  coordinamento

della finanza pubblica, anche con riferimento alla normativa volta al

contenimento del costo del personale, nonche' dei rispettivi  statuti

speciali e delle relative norme di attuazione. Dalle disposizioni  di

cui alla presente lettera non devono derivare nuovi o maggiori  oneri

a carico della finanza pubblica;

    z) al fine di garantire un'efficace integrazione in  ambiente  di

lavoro di persone con disabilita' ai sensi della legge 12 marzo 1999,

n. 68,  previsione  della  nomina,  da  parte  delle  amministrazioni

pubbliche con piu' di 200 dipendenti, senza nuovi  o  maggiori  oneri

per la finanza  pubblica  e  con  le  risorse  umane,  finanziarie  e

strumentali disponibili a legislazione vigente,  di  un  responsabile

dei processi di inserimento, definendone i  compiti  con  particolare

riferimento  alla  garanzia  dell'accomodamento  ragionevole  di  cui

all'articolo 3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9  luglio  2003,

n. 216; previsione dell'obbligo  di  trasmissione  annuale  da  parte

delle  amministrazioni  pubbliche  al  Ministro   delegato   per   la

semplificazione e la  pubblica  amministrazione  e  al  Ministro  del

lavoro e delle politiche sociali oltre che al  centro  per  l'impiego

territorialmente competente, non solo  della  comunicazione  relativa

alle scoperture di posti riservati ai lavoratori disabili,  ma  anche

di una successiva dichiarazione  relativa  a  tempi  e  modalita'  di

copertura della quota di riserva prevista  dalla  normativa  vigente,

nel rispetto dei vincoli normativi assunzionali delle amministrazioni

pubbliche, nonche' previsione di adeguate  sanzioni  per  il  mancato

invio della suddetta dichiarazione, anche in  termini  di  avviamento

numerico di lavoratori  con  disabilita'  da  parte  del  centro  per

l'impiego territorialmente competente.

  2. Le deleghe di cui all'articolo 11 e al presente articolo possono

essere esercitate congiuntamente mediante l'adozione di  uno  o  piu'

decreti legislativi secondo la  procedura  di  cui  all'articolo  16,

purche' i decreti siano adottati entro il termine di cui all'articolo

11, comma 1.

  3. All'articolo 5, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95,

convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.  135,  e

successive  modificazioni,  il  terzo  periodo  e'   sostituito   dai

seguenti: «Gli incarichi, le cariche e le collaborazioni  di  cui  ai

periodi precedenti sono comunque consentiti a titolo gratuito. Per  i

soli incarichi dirigenziali e direttivi, ferma restando la gratuita',

la durata non puo' essere superiore a un anno,  non  prorogabile  ne'

rinnovabile, presso ciascuna amministrazione.».

 

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