INCARICHI DI ELEVATA RESPONSABILITA’ A SOGGETTI IN QUIESCENZA: interpretazione ed applicazione dell’art. 5 , D.L. n. 95 del 2012, modificato dall’art. 6, D.L. n. 90 del 2014.

Circolare n. 6 del 4 dicembre 2014 della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La Circolare n. 6 del 4 dicembre 2014 della  Presidenza del Consiglio dei Ministri ha fornito chiarimenti  sull’interpretazione ed applicazione della disciplina dell’art. 5 , D.L. n. 95 del 2012, modificato dall’art. 6, D.L. n. 90 del 2014 relativa al divieto di conferimento di incarichi di elevat responsabilità a soggetti in quiescenza. 

.PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

CIRCOLARE 4 dicembre 2014, n. 6/2014 

Interpretazione  e  applicazione  dell'articolo  5,  comma   9,   del

decreto-legge n. 95 del 2012, come  modificato  dall'articolo  6  del

decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90. (15A00986)

(GU n.37 del 14-2-2015)

 

 Vigente al: 14-2-2015 

 

 

                            Alle  Amministrazioni  pubbliche  di  cui

                            all'art.  1,   comma   2,   del   decreto

                            legislativo n. 165 del 2001

                            Alle  Amministrazioni  pubbliche  di  cui

                            all'elenco Istat

                            Alle Autorita' indipendenti

                            Sedi

 

1. Finalita' della disciplina.

  L'art. 6 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90,  convertito,  con

modificazioni, dalla legge 11 agosto  2014,  n.  114,  ha  introdotto

nuove disposizioni in materia di «incarichi dirigenziali  a  soggetti

in  quiescenza»  (tale  la  dizione  della  rubrica   dell'articolo),

modificando la disciplina  gia'  posta  dall'art.  5,  comma  9,  del

decreto-legge 6  luglio  2012,  n.  95,  e  prevedendo  alcuni  nuovi

divieti. D'intesa con il Ministro dell'economia e delle  finanze,  la

presente  circolare  fornisce  indicazioni   sull'interpretazione   e

sull'applicazione della nuova disciplina.

  Le modifiche introdotte sono volte a evitare che il conferimento di

alcuni  tipi  di  incarico  sia  utilizzato   dalle   amministrazioni

pubbliche per continuare ad  avvalersi  di  dipendenti  collocati  in

quiescenza o, comunque,  per  attribuire  a  soggetti  in  quiescenza

rilevanti responsabilita' nelle amministrazioni stesse, aggirando  di

fatto lo  stesso  istituto  della  quiescenza  e  impedendo  che  gli

incarichi di vertice siano occupati da dipendenti  piu'  giovani.  Le

nuove disposizioni  sono  espressive  di  un  indirizzo  di  politica

legislativa volto ad agevolare il ricambio e il  ringiovanimento  del

personale nelle pubbliche amministrazioni.  Come  altre  disposizioni

vigenti, che gia' limitavano la possibilita' di  conferire  incarichi

ai  soggetti  in  quiescenza,  esse  non  sono  volte  a   introdurre

discriminazioni nei confronti dei pensionati,  ma  ad  assicurare  il

fisiologico  ricambio  di   personale   nelle   amministrazioni,   da

bilanciare con l'esigenza di trasferimento delle conoscenze  e  delle

competenze acquisite nel corso della vita lavorativa.

2. Efficacia  della  disciplina  nel  tempo  e  rapporti  con   norme

  precedenti.

  In considerazione degli obiettivi perseguiti dal legislatore,  deve

ritenersi che la nuova  disciplina  prevalga  su  quelle  precedenti,

anche  speciali,  che  consentano  il  conferimento  di  incarichi  o

cariche,  rientranti  tra  quelli  ormai  vietati,  a   soggetti   in

quiescenza. Le relative previsioni,  nella  misura  in  cui  facciano

riferimento alla designazione di questi soggetti,  devono  intendersi

implicitamente abrogate.

  La  nuova  disciplina,  a  norma  dell'art.   6,   comma   2,   del

decreto-legge n. 90 del 2014, si applica agli incarichi  conferiti  a

decorrere dalla data di  entrata  in  vigore  dello  stesso  decreto.

Quest'ultimo e' entrato in vigore il 25 giugno  2014,  essendo  stato

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del giorno precedente:  la  nuova

disciplina si applica, dunque, a  partire  da  questa  data,  con  la

conseguenza che non sono soggetti  ai  nuovi  divieti  gli  incarichi

conferiti fino al 24 giugno 2014 compreso. La data alla quale occorre

fare riferimento, ai fini dell'applicazione del  divieto,  e'  quella

della nomina o del conferimento dell'incarico, quindi  dell'atto  con

il quale l'autorita' titolare del relativo potere  vi  ha  proceduto,

indipendentemente  da  adempimenti  successivi,  come  gli  atti   di

controllo. Non  incorrono  nel  divieto  e  rimangono  soggetti  alla

disciplina  precedente  gli  incarichi  a  soggetti   in   quiescenza

conferiti precedentemente alla suddetta data, anche  se  alla  stessa

data il  trattamento  economico  o  compenso  non  era  ancora  stato

definito.

  La nuova disciplina e'  applicabile,  invece,  agli  incarichi  non

ancora conferiti alla suddetta data, anche se sia gia' intervenuta la

designazione da parte di un soggetto diverso dall'autorita' avente il

potere di nominare o conferire l'incarico,  salvo  che  la  peculiare

articolazione del relativo procedimento - che preveda,  per  esempio,

la designazione a seguito di procedimento elettorale o  di  procedura

selettiva - non induca ad applicare diversamente il principio  tempus

regit actum, tenendo conto della fase alla quale il procedimento  era

arrivato al momento di entrata in  vigore  della  disposizione.  Ove,

peraltro,  l'incarico  sia  stato  effettivamente   conferito   prima

dell'entrata in vigore del divieto e cio'  possa  essere  documentato

con certezza, la sua formalizzazione puo'  intervenire  anche  in  un

momento successivo.

  Va poi ricordato che la legge di  conversione  -  legge  11  agosto

2014, n. 114, entrata in vigore il  19  agosto  2014,  essendo  stata

pubblicata nella  Gazzetta  Ufficiale  del  giorno  precedente  -  ha

parzialmente modificato le originarie previsioni  del  decreto-legge,

con particolare riferimento alle  designazioni  in  enti  o  societa'

controllati  dalle  amministrazioni  pubbliche.  Le  modifiche  hanno

quindi prodotto effetti a partire dal 19 agosto 2014.

  Va infine rilevato che  la  nuova  disciplina  si  aggiunge,  senza

modificarle, alle altre discipline vigenti che pongono simili divieti

(si veda, in particolare, l'art. 25 della legge 23 dicembre 1994,  n.

724) e che regolano il conferimento di  incarichi,  quali  quelle  in

materia di incompatibilita' e inconferibilita', di limiti alle  spese

per   consulenze,   di    limiti    retributivi    nelle    pubbliche

amministrazioni,  di  compensi  e  rimborsi  spese  per  gli   organi

collegiali, di  gratuita'  di  specifici  incarichi,  di  cumulo  tra

trattamento economico e pensione.

3. Soggetti interessati.

  L'ambito di  applicazione  dei  divieti,  per  quanto  riguarda  le

amministrazioni  interessate,  rimane  quello  gia'  definito   dalla

precedente versione della disciplina in esame: esso  comprende  tutte

le amministrazioni rientranti nella definizione dell'art. 1, comma 2,

del  decreto  legislativo  30  marzo  2001,  n.  165  o   nell'elenco

annualmente redatto dall'Istituto nazionale di statistica (Istat), di

cui all'art. 1, comma 2,  della  legge  31  dicembre  2009,  n.  196,

nonche'  le  autorita'  indipendenti,  compresa  la  Consob.   Devono

ritenersi soggetti ai divieti gli incarichi  conferiti  da  qualsiasi

organo o ufficio delle  amministrazioni  in  esame,  compresi  quelli

conferiti dai ministri, in quanto organi di  vertice  dei  ministeri,

nonche' dagli organi di  governo  degli  enti  territoriali  e  dagli

organi di  vertice  degli  enti  pubblici  e  degli  altri  organismi

rientranti nell'ambito di applicazione indicato.  Non  vi  rientrano,

ovviamente, gli incarichi conferiti da organizzazioni  diverse  dalle

pubbliche amministrazioni italiane.

  Il divieto si estende a qualsiasi lavoratore  dipendente  collocato

in quiescenza, indipendentemente dalla natura del  precedente  datore

di  lavoro  e  del  soggetto  che  corrisponde  il   trattamento   di

quiescenza,   compresi,   quindi,   i   pensionati    degli    organi

costituzionali. Non riguarda  questi  ultimi  soggetti,  infatti,  la

previsione dell'ultimo periodo del citato comma 9  dell'art.  5,  che

prevede che i suddetti organi si  adeguino  alle  disposizioni  dello

stesso comma nell'ambito della propria autonomia.  Questa  previsione

riguarda gli incarichi conferiti dagli stessi organi  costituzionali,

ai quali i divieti in esame non possono essere  imposti,  e  non  gli

incarichi conferiti dalle pubbliche amministrazioni a  lavoratori  in

quiescenza, gia' dipendenti di organi costituzionali,  in  ordine  ai

quali non vi e' un problema di  tutela  dell'autonomia  dei  suddetti

organi.

  La condizione del collocamento in quiescenza, ostativa rispetto  al

conferimento  di  incarichi  e  cariche,  rileva  nel   momento   del

conferimento. Le amministrazioni  eviteranno  peraltro  comportamenti

elusivi, consistenti nel conferire a soggetti prossimi alla  pensione

incarichi e cariche il cui mandato si svolga sostanzialmente  in  una

fase successiva al collocamento in quiescenza. Per tali soggetti,  le

amministrazioni valuteranno la possibilita' di conferire un  incarico

gratuito (su cui si veda il paragrafo 6).

4. Incarichi vietati.

  La disciplina in esame pone puntuali norme di divieto, per le quali

vale  il  criterio  di  stretta   interpretazione   ed   e'   esclusa

l'interpretazione estensiva o analogica (come  chiarito  dalla  Corte

dei conti, Sezione centrale del controllo di legittimita' sugli  atti

del Governo e delle amministrazioni  dello  Stato,  deliberazione  n.

23/2014/prev del 30 settembre 2014). Incarichi vietati, dunque,  sono

solo quelli espressamente  contemplati:  incarichi  di  studio  e  di

consulenza, incarichi dirigenziali o direttivi,  cariche  di  governo

nelle  amministrazioni  e  negli  enti  e  societa'  controllati.  Il

legislatore ha  voluto  perseguire  gli  obiettivi  sopra  ricordati,

vietando il conferimento a soggetti  in  quiescenza  di  incarichi  e

cariche che, indipendentemente dalla loro natura formale,  consentono

di svolgere ruoli rilevanti al vertice delle amministrazioni.

  Un'interpretazione estensiva dei divieti in esame, non coerente con

il fine di evitare che  soggetti  in  quiescenza  assumano  rilevanti

responsabilita'   nelle   amministrazioni,    potrebbe    determinare

un'irragionevole compressione dei diritti dei soggetti in quiescenza,

in   violazione   dei   principi   enunciati   dalla   giurisprudenza

costituzionale, che ammette limitazioni  a  carico  dei  soggetti  in

questione purche' imposte in relazione a  un  apprezzabile  interesse

pubblico (si vedano, in particolare, le sentenze n. 566 del 1989,  n.

406 del 1995 e n. 33 del 2013 della Corte costituzionale).

  Ai fini dell'applicazione dei divieti,  occorre  prescindere  dalla

natura giuridica del rapporto, dovendosi invece considerare l'oggetto

dell'incarico. La disciplina in esame,  dunque,  non  esclude  alcuna

delle  forme  contrattuali  contemplate  dall'art.  7   del   decreto

legislativo n. 165 del 2001, ma impedisce di utilizzare quelle  forme

contrattuali per conferire  incarichi  aventi  il  contenuto  proprio

degli incarichi vietati.

  Tra  gli  incarichi   vietati   rientrano   tutti   gli   incarichi

dirigenziali, compresi quelli  di  cui  all'art.  19,  comma  6,  del

decreto legislativo n. 165 del 2001 e da disposizioni  analoghe.  Tra

gli incarichi direttivi, tutti quelli che implicano la  direzione  di

uffici e la gestione di risorse umane. Vi  rientrano,  quindi,  anche

incarichi  in  strutture  tecniche,   quali   quelli   di   direttore

scientifico o sanitario, che comportano le suddette mansioni.

  Gli incarichi di studio e consulenza sono quelli che  presuppongono

competenze specialistiche e  rientrano  nelle  ipotesi  di  contratto

d'opera intellettuale, di cui  agli  articoli  2229  e  seguenti  del

codice civile. Costituiscono incarichi di studio  quelli  consistenti

nello svolgimento di  un'attivita'  di  studio,  che  possono  essere

individuati con riferimento ai parametri  indicati  dal  decreto  del

Presidente della Repubblica 18 aprile  1994,  n.  338.  Costituiscono

consulenze le richieste di pareri a esperti (cosi' Corte  dei  conti,

Sezioni riunite in sede di controllo, delibera 15 febbraio  2005,  n.

6/CONTR/05).

  In assenza di esclusioni al riguardo, devono  ritenersi  rientranti

nel divieto anche gli incarichi dirigenziali, direttivi, di studio  o

di consulenza nell'ambito degli uffici di diretta  collaborazione  di

organi politici.

  Tra le cariche in organi di governo di amministrazioni e di enti  e

societa' controllate, a parte le  esclusioni  espressamente  previste

dalla legge (relative alle giunte  degli  enti  territoriali  e  agli

organi elettivi degli enti pubblici  associativi),  rientrano  quelle

che comportano effettivamente poteri  di  governo,  quali  quelle  di

presidente,   amministratore   o   componente   del   consiglio    di

amministrazione.  La  nomina  in  consigli  di  amministrazione,   in

particolare, rientra nell'ambito del divieto indipendentemente  dalla

qualifica in virtu' della quale il soggetto in quiescenza  sia  stato

nominato (per esempio, in qualita' di esperto o rappresentante di una

determinata categoria), dato che il consiglio di  amministrazione  ha

comunque funzioni di  governo  dell'ente.  Naturalmente,  il  divieto

opera  anche  nel  caso  in  cui  la  nomina  sia   preceduta   dalla

designazione da parte di  un  soggetto  diverso  dall'amministrazione

nominante.

  Per quanto riguarda gli incarichi dirigenziali  o  direttivi  e  le

cariche, va poi rilevato che l'ambito di applicazione del divieto  e'

piu' ampio rispetto al novero  delle  amministrazioni  nominanti,  in

quanto la disposizione fa riferimento anche agli enti e alle societa'

controllate: gli incarichi  e  le  cariche,  rientranti  tra  i  tipi

vietati, sono dunque vietati anche  qualora  siano  conferiti  presso

enti   e   societa'   controllati,   anche   indirettamente,    dalle

amministrazioni indicate nel paragrafo 3.

  Infine, i divieti descritti operano indipendentemente  dalla  fonte

di finanziamento con la quale gli  interessati  sono  retribuiti:  e'

irrilevante,  per  esempio,  che  si  tratti  di  fondi   provenienti

dall'Unione europea o anche trasferiti all'amministrazione conferente

da soggetti privati.

5. Incarichi consentiti.

  Tutte le ipotesi di incarico o collaborazione non rientranti  nelle

categorie finora elencate sono da ritenersi sottratte ai  divieti  di

cui  alla  disciplina  in  esame.  Rimangono  ovviamente   ferme   le

disposizioni vigenti relative ai requisiti e alle modalita' di scelta

dei soggetti ai quali conferire incarichi e cariche e alle  procedure

di conferimento (quali quelle contenute nel citato art. 7 del decreto

legislativo n. 165 del 2001).

  Tra le ipotesi che  non  ricadono  nei  divieti,  si  segnalano  le

seguenti.

  Va innanzitutto ricordato che scopo delle disposizioni in esame non

e' di escludere la possibilita' che i soggetti in quiescenza  operino

presso le amministrazioni, ma  di  evitare  che  il  conferimento  di

incarichi a questi soggetti sia utilizzato  per  aggirare  lo  stesso

istituto del collocamento in  quiescenza.  Esse  non  impediscono  di

prestare attivita'  lavorativa  nelle  amministrazioni  pubbliche  ai

soggetti che possano aspirarvi, in relazione ai rispettivi limiti  di

eta'. Di conseguenza, non e' escluso che un  soggetto,  collocato  in

quiescenza per aver raggiunto  i  relativi  requisiti  nella  propria

carriera,  possa  concorrere  per  un  impiego   con   una   pubblica

amministrazione, relativo a una  carriera  nella  quale  puo'  ancora

prestare servizio. Cio' puo'  dipendere  dalla  particolarita'  della

carriera  (pubblica  o  privata)  di  provenienza,  che  consenta  il

collocamento in quiescenza a un'eta' relativamente bassa, o di quella

di destinazione, che preveda una piu' alta eta'  pensionabile  (quali

quella universitaria o  quella  giudiziaria).  In  tali  ipotesi,  si

applichera' ovviamente la vigente disciplina in ordine  ai  requisiti

di accesso all'impiego nelle pubbliche amministrazioni e ai  rapporti

tra trattamento economico e trattamento di quiescenza.

  In secondo luogo, il divieto riguarda determinati contratti d'opera

intellettuale, ma non gli altri tipi di  contratto  d'opera.  Non  e'

escluso, dunque, il ricorso a personale in quiescenza  per  incarichi

che non  comportino  funzioni  dirigenziali  o  direttive  e  abbiano

oggetto diverso da quello di studio o consulenza (in questo senso  la

citata deliberazione della Corte  dei  conti,  Sezione  centrale  del

controllo  di  legittimita'  sugli   atti   del   Governo   e   delle

amministrazioni dello Stato). Non e' escluso neanche il  conferimento

a soggetti in quiescenza di  incarichi  professionali,  quali  quelli

inerenti ad attivita' legale o sanitaria,  non  aventi  carattere  di

studio o consulenza. Anche in questo caso, rimane ovviamente ferma la

disciplina vigente  in  materia,  con  particolare  riferimento  alle

modalita' di scelta del contraente.

  Essendo distinti da quelli di studio e consulenza, devono ritenersi

conferibili ai soggetti  in  quiescenza  gli  incarichi  di  ricerca,

inclusa la responsabilita' di un progetto di ricerca. Da questo punto

di vista, la disposizione  in  esame  si  differenzia  da  precedenti

disposizioni legislative, che distinguono tra  incarichi  di  studio,

consulenza o ricerca  (incluso  l'art.  19,  comma  10,  del  decreto

legislativo n. 165 del 2001) e pongono limiti  alla  possibilita'  di

conferirli. Peraltro, perche' non si ricada nel divieto di  conferire

incarichi  dirigenziali,  gli  incarichi  in   esame   non   dovranno

comportare la direzione di  strutture  stabili  dell'amministrazione,

potendo  invece   comprendere   la   guida   di   unita'   costituite

temporaneamente  per  la  realizzazione  del  relativo  progetto   di

ricerca. E, perche' non si ricada nel divieto di conferire  incarichi

di studio, dovra' trattarsi di reale attivita' di ricerca: l'incarico

potra' quindi essere conferito soltanto a soggetti  che,  essendo  in

possesso di  adeguato  curriculum  scientifico,  siano  in  grado  di

svolgere un'effettiva attivita' di ricerca. E' bene ricordare poi che

gli incarichi di ricerca presuppongono la preventiva definizione  del

programma da parte dell'amministrazione  (cosi'  la  citata  delibera

della Corte dei conti, Sezioni riunione in sede di controllo).

  Sono poi ammessi gli incarichi di docenza.  Peraltro,  per  evitare

che il conferimento di un simile  incarico  consenta  di  aggirare  i

divieti esaminati, e' necessario che si tratti di reali incarichi  di

docenza, in cui l'impegno didattico sia definito con precisione e  il

compenso  sia  commisurato  all'attivita'  didattica   effettivamente

svolta dal singolo destinatario dell'incarico.

  Sono esclusi dal divieto, poi, gli incarichi nelle  commissioni  di

concorso o di gara, cosi' come la partecipazione a organi  collegiali

consultivi,   quali   gli   organi   collegiali   delle   istituzioni

scolastiche. Ne e' altresi' esclusa la partecipazione  a  commissioni

consultive e comitati scientifici o tecnici, ove essa non  dia  luogo

di fatto  a  incarichi  di  studio  o  consulenza  o  equiparabili  a

incarichi direttivi o dirigenziali.

  Per la loro natura eccezionale, non riconducibile ad  alcuna  delle

ipotesi di divieto contemplate dalla disciplina in esame, devono  poi

ritenersi esclusi anche gli incarichi  dei  commissari  straordinari,

nominati per l'amministrazione temporanea di enti pubblici o  per  lo

svolgimento di compiti specifici. Similmente puo' dirsi,  ovviamente,

per i sub-commissari eventualmente nominati.

  Infine, essendo specificamente vietate ai soggetti in quiescenza le

cariche di governo in enti  locali,  sono  invece  consentiti  -  nei

suddetti enti come nelle altre amministrazioni  -  gli  incarichi  in

organi di controllo, quali i  collegi  sindacali  e  i  comitati  dei

revisori,  purche'   non   abbiano,   in   base   alle   disposizioni

organizzative dell'amministrazione stessa, natura dirigenziale.

6. Incarichi gratuiti.

  Definito l'ambito di applicazione oggettivo della nuova disciplina,

va ricordato che essa contempla  un'eccezione  ai  divieti  che  essa

impone, disponendo che incarichi e collaborazioni sono  consentiti  a

titolo gratuito, con rimborso delle spese documentate, per una durata

non superiore a un anno, non prorogabile ne' rinnovabile. E' evidente

- in base alla ratio della  norma,  alla  rubrica  dell'articolo,  ai

lavori parlamentari e alla diversa formulazione del periodo in esame,

che non definisce il proprio ambito di applicazione - che la relativa

previsione va letta in connessione ai primi due periodi, rispetto  ai

quali  essa  introduce  un'eccezione:  l'espressione   «incarichi   e

collaborazioni», quindi, corrisponde alle varie  ipotesi  di  cui  ai

periodi precedenti. Di conseguenza, indipendentemente dal modo in cui

l'incarico venga formalmente  qualificato,  ove  -  in  base  al  suo

contenuto - esso rientri tra le ipotesi di cui ai divieti  in  esame,

esso potra' essere conferito, ma soltanto alle  condizioni  stabilite

dalla suddetta previsione.

  La  disposizione  serve  a  consentire  alle   amministrazioni   di

avvalersi  temporaneamente,  senza  rinunciare  agli   obiettivi   di

ricambio e ringiovanimento ai vertici, di personale in  quiescenza  -

e, in particolare, dei propri dipendenti che vi  siano  stati  appena

collocati - per assicurare il trasferimento delle competenze e  delle

esperienze  e  la   continuita'   nella   direzione   degli   uffici.

Coerentemente con questa  ratio,  le  amministrazioni  potranno,  per

esempio, attribuire un incarico gratuito a un dirigente collocato  in

quiescenza,  per  consentirgli  di  affiancare  il   nuovo   titolare

dell'ufficio dirigenziale per un periodo non  superiore  a  un  anno.

Nell'attribuire  simili  incarichi  o  cariche,  le   amministrazioni

dedicheranno particolare cura all'esigenza di  evitare  conflitti  di

interessi, in considerazione del rischio che l'interessato sia spinto

ad  accettare  l'incarico  gratuito  dalla  prospettiva  di  vantaggi

economici illeciti. In considerazione del  fine  della  disposizione,

dettata  nell'interesse  dell'amministrazione   piuttosto   che   del

soggetto in quiescenza, le amministrazioni conferiranno gli incarichi

in esame di propria iniziativa, avendo verificato  la  disponibilita'

degli interessati, e non su domanda degli interessati stessi.

  L'ambito dell'eccezione, dal punto di vista oggettivo, coincide con

quello dei divieti: di conseguenza, potranno essere  attribuiti,  nei

limiti indicati, incarichi e cariche gratuiti di  ciascuno  dei  tipi

vietati,  come  individuati  nel  paragrafo  4.  Le   amministrazioni

dovranno, peraltro, valutare la compatibilita' dell'incarico o carica

con la gratuita' e  con  la  durata  limitata.  Per  alcuni  tipi  di

incarico,  infatti,  queste  ultime  caratteristiche  impediscono  il

ricorso alla disposizione in esame, per esempio perche'  disposizioni

vigenti prevedono una durata minima superiore all'anno. In  generale,

le  amministrazioni  dovranno  valutare   la   compatibilita'   delle

prestazioni  richieste  e  delle  eventuali  responsabilita'  con  la

gratuita' dell'incarico.

  Per gli incarichi dirigenziali, in particolare, va ricordato che la

possibilita' di attribuirli a soggetti che abbiano raggiunto i limiti

di eta' per il collocamento a riposo dei dipendenti pubblici era gia'

esclusa dalla disciplina vigente (si veda, in particolare, l'art. 33,

comma 3, del decreto-legge 4  luglio  2006,  n.  223,  relativo  agli

incarichi   a   soggetti   esterni   all'amministrazione,   quali   i

pensionati).  Rimane   la   possibilita'   di   conferire   incarichi

dirigenziali, in base all'art. 19, comma 6, del  decreto  legislativo

n. 165 del 2001, a soggetti che, pur  collocati  in  quiescenza,  non

abbiano raggiunto i suddetti  limiti  di  eta':  in  questa  ipotesi,

l'amministrazione   valutera'   prudentemente    la    compatibilita'

dell'incarico con la gratuita', con la durata massima annuale  e  con

le  responsabilita'  e   i   meccanismi   di   valutazione   connessi

all'incarico. Rimangono ferme, in queste ipotesi, le regole  relative

alle procedure selettive di conferimento degli incarichi.

  La disciplina e' applicabile anche agli  incarichi  a  soggetti  in

quiescenza che gia' in precedenza erano conferiti a titolo  gratuito:

valgono per essi, di conseguenza, le nuove disposizioni relative alla

durata massima e al rimborso delle spese.

  La  disposizione  consente   il   conferimento   di   incarichi   e

collaborazioni gratuiti per una durata massima  di  un  anno  «presso

ciascuna amministrazione». Di conseguenza, il soggetto  collocato  in

quiescenza    potra'    ricevere    differenti    incarichi,    anche

contemporaneamente,  da  parte  di   amministrazioni   diverse,   ove

reciprocamente compatibili, purche'  ciascuno  di  essi  rispetti  il

suddetto limite di durata.

    Roma, 4 dicembre 2014

 

                                                Il Ministro          

                                           per la semplificazione    

                                        e la pubblica amministrazione

                                                   Madia             

 

Registrato alla Corte dei conti il 20 gennaio 2015

Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia  e  affari  esteri,

Reg.ne - Prev. n. 152

 

BREVI ANNOTAZIONI

 

  • L’OGGETTO DELLA CIRCOLARE

 

Con la Circolare n. 6 del 2014 della Presidenza del Consiglio dei Ministri sono state fornite indicazioni interpretative in merito all’applicazione dell’art. 5, D.L. n. 95 del 2012, modificato dall’art. 6, D.L. n. 90 del 2014, con lo scopo di evitare che, nella P.A., vengano conferiti incarichi di elevata responsabilità a soggetti in quiescenza.  

 

 

  • IL PERCORSO ARGOMENTATIVO

 

La nuova disciplina detta dall’art. 6, D.L. n. 90 del 2014 si applica a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto stesso.

Per l’applicazione del divieto occorre, poi, far riferimento alla data di conferimento dell’incarico per cui non ricadono nel predetto di divieto gli incarichi conferiti in precedenza anche se all’epoca il trattamento economico non era ancora stato definito.

Le amministrazioni interessate all’applicazione della presente disciplina sono tutte le amministrazioni rientranti nella definizione di cui all’art. 1, comma 2 del D.Lgs. 165/2001.

Il divieto va esteso a qualsiasi soggetto collocato in quiescenza compresi i pensionati degli organi costituzionali.

Gli incarichi vietati, quindi, ai sensi dell’art. 6, D.L. n. 90 del 2014, sono:

-        incarichi di studio e di consulenza;

-        incarichi dirigenziali o direttivi;

-        incarichi di governo nelle amministrazioni o negli enti e società controllati.

Il legislatore con la norma in commento ha voluto, soprattutto, vietare il conferimento  di incarichi di elevata responsabilità  a personale in quiescenza.

A tal proposito nella Circolare n. 6 del 4 dicembre 2014 della  Presidenza del Consiglio dei Ministri, si osserva che un’interpretazione estensiva  dell’art. 6, D.L. n. 90 del 2014  “potrebbe determinare un’irragionevole compressione dei diritti dei soggetti  in quiescenza, in violazione dei principi enunciati dalla giurisprudenza costituzionale, che ammette limitazioni a carico dei soggetti in questione purché imposte in relazione ad un apprezzabile interesse pubblico (Corte Cost. 566 del 1989; 406 del 1995 e 33 del 2013)”.   

Pertanto, ai fini del divieto occorre valuta l’oggetto dell’incarico prescindendo dalla natura dello stesso.

Non sono, quindi, escluse le forme contrattuali di cui all’art. 7 del D.Lgs. 165/2001, ma si vuole impedire che le  predette forme contrattuali siano utilizzate per conferire incarichi aventi come contenuto gli incarichi vietati.

Quindi, tra gli incarichi vietati rientrano:

 - tutti gli incarichi dirigenziali compresi quelli disciplinati dall’art. 19, comma 6 del D.Lgs. 165/2001;

 -  gli incarichi direttivi che implicano al direzione di uffici e la gestione delle risorse umane;

 - gli incarichi di strutture tecniche quali quelle di direttore scientifico o sanitario che comportano dette mansioni;

 - gli incarichi di studio o di consulenza che presuppongono competenze specialistiche e rientrano nelle ipotesi di contratto d’opera intellettuale  di cui agli artt. 2229 e segg . del c.c.;

 - gli incarichi dirigenziali, direttivi, di studio e di consulenza negli uffici di diretta collaborazione con gli organi politici;

 - tra le cariche in organi di governo di amministrazione e di enti e società controllate oltre ai divieti espressamente previsti dalla legge vi rientrano anche quelle cariche che comportano effettivi poteri di governo quali quelle di presidente, amministratore o componente del consiglio di amministrazione.

Pertanto, tutti gli incarichi, che non rientrano espressamente tra quelli elencati, sono consentiti ferme restando le vigenti disposizioni in materia di modalità di conferimento (art. 7 D.L.gs. 165/2001).

Sono conferibili ai soggetti in quiescenza:

-         incarichi di studio e di consulenza;

-         incarichi di ricerca esclusa la responsabilità di un progetto;

-         incarichi di docenza;

-         incarichi nelle commissioni di concorso o di gara;

-         la partecipazione ad organi consultivi quali gli organi collegiali delle istituzioni scolastiche;

-         incarichi in organi di controllo, quali gli organi collegiali ed i comitati di revisione.

Un’eccezione al divieto è previsto per gli incarichi di collaborazione a titolo  gratuito con rimborso delle spese documentate per un periodo di durata non superiore ad un anno, non prorogabile e non rinnovabile.

 

       

     •    CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE   

 

La ratio  dell’art. 5 , D.L. n. 95 del 2012, come precisato dalla Circolare n. 6 del 2014 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è quella di evitare che il conferimento di incarichi di vertice a personale in quiescenza sia lo strumento per aggirare il predetto istituto. Si vuole evitare  che gli incarichi di maggiore prestigio e meglio remunerati siano attribuiti a persone che già hanno raggiunto l’apice della carriera e l’età pensionabile. Non si tratta di una forma di discriminazione verso i pensionati, ma si vuole assicurare il ricambio generazionale mediante il trasferimento delle competenze e della professionalità acquisita. Questo è evidente nella previsione della norma che consente il conferimento di incarichi a titolo gratuito a personale in quiescenza  proprio per consentire alle amministrazioni di avvalersi in via temporanea del predetto personale per assicurare la direzione degli uffici in attesa del trasferimento delle competenze.  

   

  

             

      

 

 

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