Il diritto di rogito relativo agli atti rogati dai segretari comunali dopo l’entrata in vigore del decreto Renzi

Corte Conti, reg. Lazio, sez. contr., 5 febbraio 2015, n. 21

L’art. 10 del D.L. n. 90/2014, convertito in L. 114/2014, va interpretato in via restrittiva: ne deriva che il diritto di rogito spetta solo ai segretari comunali titolari di Comuni di piccole dimensioni collocati in fascia C.

 

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER IL LAZIO

 

Nella Camera di consiglio del 19 dicembre 2014

composta dai magistrati

 

Anna Maria CARBONE PROSPERETTI Presidente;

Rosalba DI GIULIO Consigliere;

Donatella SCANDURRA Consigliere;

Elena PAPA Referendario, relatore.

VISTO l’art. 100, secondo comma, della Costituzione;

VISTO il Testo Unico delle leggi sulla Corte dei conti, approvato con R.D. 12 luglio 1934, n. 1214, e successive modificazioni;

VISTA la legge 14 gennaio 1994, n. 20, recante disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti;

VISTA la legge 5 giugno 2003 n. 131, recante disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3;

Vista la deliberazione delle Sezioni Riunite n. 14/CONTR/2000, contenente il regolamento per l’organizzazione delle funzioni di controllo della Corte dei conti e ss.mm.ii.;

VISTA la nota acquisita al prot. n. 4536 del 22.9.2014 con la quale il Sindaco del Comune di Forano (RM) ha inoltrato a questa Sezione richiesta di parere ai sensi dell’art. 7, comma 8, legge n. 131/2003;

VISTA l’ordinanza n. 43/2014 con la quale il Presidente ha convocato la Sezione per il giorno 15 dicembre 2014;

UDITO nella Camera di consiglio il magistrato relatore, Referendario Elena Papa;

 

FATTO

Il Sindaco del comune di Forano (RI) ha inoltrato a questa Sezione, ai sensi dell’articolo 7, comma 8, della legge 5 giugno 2003 n. 131, richiesta di parere riguardante l’interpretazione delle disposizioni introdotte dal d.l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, in materia di diritto di rogito del segretario comunale.

In particolare, il Sindaco chiede se i presupposti fissati dalla legge per i riconoscimento del diritto di rogito al segretario comunale – assenza di dipendenti con qualifica dirigenziale nella dotazione organica dell’ente e assenza di qualifica dirigenziale in capo al segretario comunale – debbano concorrere, ovvero se nel caso di comuni privi di dirigenti detto diritto debba essere riconosciuto a prescindere dalla qualifica dirigenziale o meno in capo al segretario.

Chiede, altresì, se l’importo percentuale da riconoscere al segretario vada calcolato su base annua ovvero in quale altro modo.

 

Chiede, infine, cosa di debba intendere per “quote già maturate” cui non si applica la nuova disciplina e cioè se il nuovo regime giuridico dei diritti di rogito operi anche per i contratti già rogati alla data di entrata in vigore del d.l. 90/2014 ma non ancora liquidati.

 

AMMISSIBILITÀ

La richiesta di parere è soggettivamente e oggettivamente ammissibile.

Quanto al profilo di ammissibilità soggettiva basti qui ricordare che l’art. 7, comma 8, della legge n. 131/2003 attribuisce, tra gli altri, anche ai Comuni, la facoltà di richiedere alla Corte dei conti pareri in materia di contabilità pubblica, per il tramite del CAL, se istituito, ovvero, come da costante giurisprudenza della Corte dei conti in sede consultiva, in via diretta, sempreché la richiesta sia sottoscritta dal rappresentante legale dell’Ente.

Nel caso di specie la richiesta di parere è presentata dal Comune in via diretta e reca la sottoscrizione del Sindaco, suo rappresentante legale ai sensi dell’art. 50 del T.U.E.L., pertanto è soggettivamente ammissibile.

Tuttavia, il Collegio non può esimersi dal rilevare che nella Regione Lazio il CAL è stato istituito ed esercita le sue funzioni quale organo permanente di consultazione e di raccordo fra la Regione e gli Enti locali, avente lo scopo, tra gli altri, di favorire l’intervento diretto degli Enti locali nei processi decisionali della Regione e di attuare il principio di raccordo e consultazione permanente tra Regione ed Enti locali.

Come già evidenziato la norma istitutiva della funzione consultiva della Corte dei conti nei confronti di Regione ed Enti locali ai fini interpretativi delle norme in materia di contabilità pubblica, prevede che le richieste di parere siano trasmesse tramite il CAL, qualora istituito. Pertanto per il futuro invita il Comune a provvedere alla trasmissione per detto tramite.

Quanto al profilo di ammissibilità oggettiva, il parametri cui fare riferimento è, innanzitutto, quello dell’attinenza delle questioni interpretative sottoposte ad esame alla materia della contabilità pubblica. Per tale si deve intendere il “sistema di principi e norme che regolano l’attività finanziaria e patrimoniale dello Stato e degli Enti pubblici” interpretato in senso evolutivo, in relazione alle “materie che incidono direttamente sulla sana gestione finanziaria dell’ente e sui pertinenti equilibri di bilancio” (cfr. Deliberazione delle Sezioni riunite della Corte dei conti n. 54 del 17 novembre 2010).

Deve, altresì, aversi riguardo alla necessità di escludere sovrapposizioni dell’attività consultiva della Corte con il potere gestionale dell’amministrazione evitando che si realizzino forme di co-gestione, e deve, infine, constatarsi l’assenza di interferenze con l’esercizio di funzioni giurisdizionali in qualunque sede (sia essa contabile, civile, penale o amministrativa).

Tutto ciò considerato, anche per questo profilo si conclude per l’ammissibilità della richiesta di parere.

Infatti, la materia si deve ritenere di contabilità pubblica, stanti l’appartenenza delle norme da interpretare alla disciplina di una voce di entrata dell’ente locale e delle spettanze del segretario comunale, con riflessi sulla sana e corretta gestione del bilancio. Rimane fermo che l’analisi deve essere svolta in linea generale e da un punto di vista astratto, nel rispetto dei criteri sopra descritti.

 

MERITO

L’art. 10 del d.l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito in legge 11 agosto 2014, n. 114 è intervenuto in materia di diritto di rogito dei segretari comunali apportando una serie di modifiche alla legislazione vigente al momento della sua entrata in vigore.

La ratio del nuovo assetto normativo appare essere quella di assicurare all’Ente locale maggiori entrate in relazione ai diritti di segreteria e al diritto di rogito in particolare.

Infatti, prima dell’intervento del d.l. 90/2014 operava la disposizione contenuta all’art. 30 della legge 15 novembre 1973, n. 7341 che riconosceva agli Enti locali una percentuale del 90% delle entrate rivenienti da diritti di rogito, mentre il restante 10% doveva essere attribuito al Ministero dell’Interno per la costituzione di un fondo da destinarsi a corsi di formazione e sussidi per i segretari comunali (cfr. art. 42 della legge 8 giungo 1962, n. 604).

Operava, altresì, il disposto dell’art. 41, comma 4, della legge 11 luglio 1980, n. 312, che riconosceva ai segretari comunali il diritto a percepire una quota delle entrate rivenienti all’Ente locale a titolo di diritto di rogito pari al 75% (da conteggiarsi, appunto, non sul totale dell’entrata, ma sul 90% riservato agli Enti locali), fino alla concorrenza del terzo dello stipendio in godimento.

Le due disposizioni non sono più vigenti.

La prima è stata sostituita dall’integrale attribuzione dei diritti di segreteria all’Ente locale con abrogazione della quota da destinare al Ministero dell’Interno; la seconda dal venir meno di alcuna spettanza ai segretari comunali a titolo di diritto di rogito, a mezzo dell’abrogazione del già citato art. 41, comma 4, della legge n. 312/1980 (art. 10, comma 1, del d.l. n. 90/2014, come convertito con l. n. 114/2014).

A tale storica eliminazione del diritto di rogito dei segretari comunali il legislatore prevede, tuttavia, un’eccezione nel punto in cui afferma che “negli enti locali privi di dipendenti con qualifica dirigenziale, e comunque a tutti i segretari comunali che non hanno qualifica dirigenziale, una quota del provento annuale spettante al comune … [a titolo di diritti di segreteria, ai sensi di legge… ] è attribuita al segretario comunale rogante, in misura non superiore a un quinto dello stipendio in godimento” (art. 10, comma 2-bis, del d.l. 90/14, come conv. in legge n. 114/2014).

È questa, appunto la norma la cui interpretazione è sottoposta al vaglio della Sezione.

 

* * *

 

1. Come accennato, il primo dubbio interpretativo aveva ad oggetto l’individuazione degli esatti confini dell’eccezione al principio dell’entrata integrale dei diritti di rogito a favore dell’Ente locale, prevista dal legislatore del 2014.

Ci si chiede, cioè, se per riconoscere il diritto di rogito ai segretari comunali sia sufficiente che nel comune manchino dipendenti con qualifica dirigenziale, ovvero se, oltre a questo requisito, sia necessario anche che il segretario comunale non abbia qualifica di dirigente o, più precisamente, a questa equiparata.

La formulazione testuale lasca spazio a dubbi, quanto meno in prima lettura, in quanto costruisce l’eccezione facendo riferimento, dapprima, ad una caratteristica dell’ente locale – la mancanza di dirigenti – e, immediatamente dopo, ad una caratteristica del profilo professionale del segretario – che non deve avere qualifica dirigenziale, collegandole con la locuzione “e comunque”.

Per rispondere al quesito occorre preliminarmente ripercorrere il quadro normativo che le retribuzioni dei segretari comunali.

Ai sensi dell’art. 31 del CCNL di categoria, “I segretari comunali e provinciali sono classificati in tre fasce professionali denominate A, B e C: 1. nella fascia professionale C, sono inseriti i segretari idonei alla titolarità di sedi di comuni fino a 3.000 abitanti…; 2. nella fascia professionale B, sono inseriti i segretari idonei, … , alla titolarità di sedi di comuni fino a 65.000 abitanti, non capoluogo di provincia ….; 3. nella fascia professionale A, sono inseriti i segretari idonei, …. , alla titolarità di sedi di comuni con popolazione superiore a 65.000 abitanti, di comuni capoluogo di provincia nonché di province; ….”.

Per l’art. 37 del medesimo CCNL, il trattamento retributivo è composto, tra le altre voci, dallo stipendio tabellare e dall'indennità di posizione.

Lo stipendio tabellare annuo per i Segretari di fascia C è inferiore di circa € 10.000,00 rispetto a quello (tra loro equiparato) dei segretari comunali di fascia A e B che percepiscono, invece, lo stesso stipendio tabellare dei Dirigenti (art. 3, CCNL 1.03.2011).

L'indennità di posizione, pure fissata negli importi dal CCNL, si quantifica in correlazione alle dimensioni dell'ente dove il segretario comunale presta servizio. Ne discende che, comunque, l’indennità dei segretari comunali di fascia C, che possono essere titolari dei comuni con popolazione numericamente inferiore, risulta ridotta rispetto a quella spettante ai segretari di fascia A e B.

A ciò va aggiunto che l’art. 41, comma 5, del CCNL ha introdotto il principio del c.d. “galleggiamento”, da applicarsi “nell’ambito delle risorse disponibili e nel rispetto della capacità di spesa”. In base a detto principio l’indennità di posizione del segretario non deve essere “inferiore a quella stabilita per la posizione dirigenziale più elevata nell’ente in base al contratto collettivo dell’area della dirigenza o, in assenza di dirigenti, a quello del personale incaricato della più elevata posizione organizzativa”.

Pertanto, fermo restando che per i segretari di fascia A e B il trattamento economico equiparato a quello dei dirigenti spetta in ogni caso, per quanto riguarda i segretari di fascia C - per ciò solo con trattamento economico inferiore - la presenza o meno di dirigenti nella struttura organizzativa del comune di cui sono titolari non è indifferente. Infatti, se sono presenti dirigenti si realizza a favore del segretario un’equiparazione economica al livello di questi. In loro mancanza si realizza comunque un’equiparazione economica alla posizione organizzativa più elevata.

La ratio della disposizione contrattuale deve ritrovarsi nel rilievo della posizione rivestita dal segretario, chiamato dall’art. 97, comma 4 del TUEL a sovraintendere “allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti” e a coordinarne l’attività. Detta posizione giustifica l’introduzione di una garanzia economica che quanto meno lo equipari ai dirigenti (o alle posizioni comunque apicali) cui sovraintende.

In conclusione, i Segretari che prestano servizio negli enti con dirigenza hanno la retribuzione di posizione "legata" a quella dei dirigenti (anche se il "galleggiamento" non opera sempre) e per ciò solo hanno normalmente una retribuzione di posizione più elevata dei colleghi che operano in enti privi di dirigenza.

Alla luce di quanto sin qui considerato si può osservare quanto segue.

Nel periodo dell’attuale crisi economica del Paese con il d.l. n. 90/2014 il legislatore ha voluto assicurare ai comuni l’entrata riveniente dal diritto di rogito, storicamente riconosciuta, almeno in parte, ai segretari comunali. Nei comuni di dimensioni importanti l’entrata può avere un suo peso effettivo sulle entrate comunali.

Ha, tuttavia, lasciato vivere il diritto di rogito dei segretari in casi eccezionali, dettando una previsione derogatoria al principio generale della non debenza.

La deroga trova giustificazione in presenza di segretari comunali che per fascia di appartenenza e per numero di abitanti dell’ente territoriale di titolarità, non godano di trattamento economico equiparato quello dirigenziale.

La logica è quello del contemperamento degli interessi, che a fronte delle esigenze di maggiori entrate degli enti vede recessivo quello particolare del segretario comunale, fatta salva l’ipotesi della fascia professionale e della condizione economica che meno garantisca il singolo segretario a livello retributivo.

Detta fascia e detta condizione economica sono quelle individuate dalla norma in esame, e riguardano i segretari comunali titolari di comuni di piccole dimensioni collocati in fascia C, e per ciò solo non equiparati alla dirigenza, i quali non usufruiscano del “galleggiamento”, vuoi per mancanza di dirigenti nell’ente locale, vuoi per altre ragioni ammesse come visto dall’art. 41, comma 5, del CCNL.

Ne discende che il diritto di rogito continua a spettare solo a questi, mentre non spetta ai segretari che godono di equiparazione alla dirigenza, sia essa assicurata dall’appartenenza alle fasce A e B, sia essa un effetto del “galleggiamento” in ipotesi di titolarità di “enti locali privi di dipendenti con qualifica dirigenziale”.

 

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2. Il secondo quesito sottoposto all’esame della sezione riguarda le modalità di calcolo dell’importo percentuale da riconoscere al segretario nei casi di spettanza del diritto di rogito, e cioè, se il dovuto vada calcolato su base annua o in altro modo.

Sul punto soccorre il testo della disposizione ove sancisce che “una quota del provento annuale spettante al comune… [a titolo di diritti di rogito….] non superiore a un quinto dello stipendio in godimento”.

Il dubbio interpretativo sorge dal fatto che la disciplina previgente, accanto alla frazione, all’epoca pari ad un terzo dello stipendio in godimento, era prevista una quota percentuale da riconoscere al segretario, pari al 75% del diritto, mentre nella nuova formulazione il riferimento percentuale è scomparso.

Tuttavia, il nuovo testo appare chiaro nel fare rinvio al “provento annuale” come termine di riferimento per il calcolo della quota.

Pertanto, la quota deve essere conteggiata “in relazione al periodo di servizio prestato nell’anno dal segretario comunale o provinciale” (cfr. Corte dei conti, sez. di controllo Sicilia, del. n. 194/2014/PAR).

 

* * *

 

3. Con il terzo quesito si chiede, infine, come debba essere interpretato l’art. 10, comma 2-ter, del d.l. n. 90/2014 nel punto in cui governa il diritto intertemporale facendo riferimento alle “quote già maturate alla data di entrata in vigore” del decreto legge, cui la nuova disciplina non si applica. In particolare, si chiede se il nuovo regime giuridico dei diritti di rogito operi anche per i contratti già rogati alla data di entrata in vigore del d.l. 90/2014 ma non ancora liquidati.

Al riguardo basti osservare che il diritto di rogito matura, e cioè si perfeziona, al momento del ricevimento dell’atto e/o contratto stipulato in forma pubblica innanzi al segretario.

A tal momento, dunque, di deve far riferimento per l’applicazione della nuova normativa, a nulla rilevando il fatto che il diritto non sia stato ancora liquidato o pagato.

 

P.Q.M.

nelle sopra esposte considerazioni è il parere di questa Sezione.

La presente deliberazione sarà trasmessa, a cura del Dirigente del Servizio di supporto, all’Amministrazione che ne ha fatto richiesta.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio del 19 dicembre 2014.

 

 

 

BREVI ANNOTAZIONI L’OGGETTO DELLA PRONUNCIA

La deliberazione in oggetto si occupa dei diritti di rogito spettanti ai segretari comunali: questione di estrema attualità stante le recenti modifiche normative introdotte con il D.L. 90/2014 convertito in Legge n. 114/2014.

Con la decisione in commento, in particolare, si afferma che il diritto di rogito spetta solo ai segretari comunali titolari di Comuni di piccole dimensioni collocati in fascia C. Il collegio Contabile, infatti, adotta una lettura restrittiva della eccezione introdotta con la recente riforma di cui sopra, ritenendo la stessa applicabile nel caso in cui concorrano due requisiti: il primo, riferito all’ente, della assenza di dirigenti; il secondo, relativo alla figura del segretario, che deve essere sprovvisto di qualifica dirigenziale.

 

IL PERCORSO ARGOMENTATIVO

Il parere in esame del giudice contabile è stato sollecitato dal Sindaco di un piccolo Comune, al fine di stabilire se i presupposti per riconoscere i diritti di rogito al segretario (assenza di dipendenti con qualifica dirigenziale e assenza in capo al segretario della medesima qualifica) debbano o meno concorrere ovvero se, nei Comuni privi di personale con qualifica dirigenziale, i diritti di rogito debbano essere comunque riconosciuti al segretario anche se “dirigente”.

La Corte, nel suo percorso argomentativo, prende le mosse dalla disciplina antecedente la riforma del 2014, ai sensi della quale:

1)      si riconosceva ai segretari comunali il diritto a percepire una quota delle entrate devolute all’Ente locale a titolo di rogito pari al 75%, fino alla concorrenza del terzo dello stipendio (art. 41, comma 4, L. 312/1980);

2)      si prevedeva l’erogazione a favore degli Enti locali di una percentuale pari al 90% delle entrate relative ai diritti di rogito devolvendosi il restante 10% a favore del Ministero dell’Interno per la costituzione di un apposito fondo destinato a sovvenzionare corsi di formazione e aggiornamento dei segretari comunali (Art. 30, L. 734 /1973).

Per il combinato disposto delle due norme sopra richiamate, dunque, la percentuale spettante ai segretari roganti era il 75% (nel limite massimo del terzo dello stipendio) del 90% delle somme devolute all’Ente.

Entrambe le disposizioni sono state ad oggi abrogate dal D.L. n. 90/2014, convertito in legge dalla L. 114/2014 che all’art. 10, intervenendo sull’istituto dei diritti di rogito spettanti ai segretari comunali, dispone quanto segue: “Il provento annuale dei diritti di segreteria è attribuito integralmente al comune o alla provincia. Negli enti locali privi di dipendenti con qualifica dirigenziale, e comunque a tutti i segretari comunali che non hanno qualifica dirigenziale, una quota del provento annuale spettante al comune ai sensi dell’articolo 30, secondo comma, della legge 15 novembre 1973, n.734, e successive modificazioni, è attribuita al segretario comunale rogante in misura non superiore al quinto dello stipendio”.

A seguito di una prima lettura della disposizione è evidente che due sono le intenzioni del legislatore: da un lato garantire maggiori introiti all’Ente locale; dall’altro, prevedere una eccezione al mancato riconoscimento dei diritti di rogito a favore del segretario rogante.

La Corte, proseguendo nel suo iter argomentativo, ricorda che i segretari comunali sono distinti, ex art. 31 del contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria, in tre fasce: A (comuni oltre 65.000 abitanti); B (comuni fino a 65.000 abitanti), C (comuni fino a 3.000 abitanti).  La distinzione ha importanti ripercussioni anche a livello economico, in quanto solo i segretari di fascia A e B percepiscono lo stipendio tabellare dei dirigenti essendo ad essi equiparati. Tuttavia, l’art. 41 CCNL di categoria prevede l’istituto del “galleggiamento”, in forza del quale l’indennità di posizione del segretario non deve essere inferiore a quella stabilita per la posizione dirigenziale più elevata o, in assenza di dirigenti, a quello del personale incaricato della più alta posizione organizzativa.

La ragione dell’equiparazione dell’indennità del segretario a quella dirigenziale la si rinviene nel dettato dell’art 97 del TUEL, che conferisce al segretario la funzione di sovraintendere allo svolgimento delle funzioni dirigenziali e coordinarne l’attività: è evidente, pertanto, che il trattamento economico della posizione del segretario non può essere inferiore a quello riservato agli organi soggetti al suo coordinamento.

La Corte, quindi, conclude asserendo che nel bilanciamento degli interessi - quello generale dell’Ente a vedersi riconosciute maggiori entrate e quello particolare del segretario alla devoluzione dei diritti di rogito - è il primo a prevalere. Ne deriva che i diritti di rogito, secondo il ragionamento della Corte, debbono essere riconosciuti solo al segretario privo di qualifica dirigenziale (si escludono in tal modo, per le ragioni sopra dette, i segretari d fascia A e B) e nei comuni ove tale posizione lavorativa sia assente. In tal modo, osserva il giudice contabile, si tutela sia l’interesse generale dell’Ente sia quei segretari che, per fascia di appartenenza e per numero di abitanti dell’ente territoriale ove svolgono la loro prestazione professionale, non godono di trattamento economico equiparato a quello dirigenziale L’eccezione prevista dalla innovazione normativa viene, in altri termini, interpretata restrittivamente.

 

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

La normativa introdotta con il D.L. 90/2014, convertito in legge dalla L. 114/2014 ha generato numerose questioni interpretative e richieste di interventi chiarificatori, a discapito di una disposizione normativa apparentemente semplice.

Si manifestano, infatti, contrasti tra le sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti proprio sull’applicazione delle regole del D.L. 90/2014. Due sembrano essere fino ad oggi i punti fermi:

1) i diritti non spettano ai segretari che svolgono la loro attività professionale nei comuni ove siano presenti dipendenti con qualifica dirigenziale;

2) ai rogiti effettuati fino alla data di entrata in vigore del DL si applicano le regole precedentemente in vigore, a prescindere dalla data di effettiva liquidazione.

Oggetto di discussione è invece la questione circa la spettanza di tali diritti ai segretari aventi il trattamento economico equiparato ai dirigenti, nei comuni sprovvisti di tale figura.

La sezione di controllo della Corte dei Conti del Lazio, nel parere in commento, afferma a chiare lettere che tali diritti possano e debbano essere erogati solo a favore dei segretari di fascia C: in altri termini e con intento maggiormente esplicativo, a favore dei segretari neo assunti non aventi qualifica dirigenziale. Il giudice contabile esclude invece che siffatta erogazione possa avvenire a favore dei segretari di fascia A e B (aventi qualifica dirigenziale) anche se svolgono il loro servizio in comuni ove non vi siano dirigenti.

Tale parere fornisce dunque una interpretazione particolarmente restrittiva dell’art. 10 D.L. 90/2014 e   confligge con altre due pareri forniti del 2014 rispettivamente della sezione regionale di controllo della Sicilia (n. 194/2014) e della Lombardia (n. 275/2014).

In entrambi i casi, le Corti investite della questione hanno ritenuto che due fossero le fattispecie idonee a giustificare l’erogazione dei proventi a favore del segretario rogante ex art. 10 del D.L. 90/2014: la prima, a favore dei segretari preposti a comuni privi di personale con qualifica dirigenziale, e ciò a prescindere dalla fascia professionale in cui è inquadrato il segretario rogante; la seconda, a favore dei segretari privi di qualifica dirigenziale, a prescindere dalla classe demografica del comune di assegnazione.

Che questa sia l’effettiva intenzione del legislatore, sembra essere confermato anche dai resoconti parlamentari, ove si afferma a chiare lettere che la disposizione normativa in esame ha lo scopo di tutelare i segretari operanti nei comuni medio piccoli, nei quali non sono presenti dipendenti con qualifica dirigenziale, riconoscendo loro i diritti di rogito, seppure in misura minore (un quinto anziché un terzo dello stipendio). Si esclude, al contrario, l’erogazione di siffatti diritti a favore dei segretari operanti nei comuni medio grandi perché in tal caso essi hanno una retribuzione parametrata a quella dei dirigenti e devono essere per ciò anche loro soggetti al principio della onnicomprensività della retribuzione che vale per i dirigenti.

In conclusione, una disposizione di poche righe ha generato - e sicuramente continuerà a generare - molti dubbi interpretativi e applicativi, a scapito del principio “in claris non fit interpretatio”.

 

 

 

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