La libertà di associazione sindacale nell’ordinamento delle forze armate alla prova delle nuove frontiere della CEDU

T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II, 23 luglio 2014, n. 8052

Per gli appartenenti alle forze armate è tuttora legittimo e giustificato il divieto di costituire associazioni a carattere sindacale o di aderire ad associazioni già esistenti, sancito dall’art. 1475, comma 2, del d. lgs. n. 66/2010 (Codice dell’ordinamento militare). Non possono, infatti, considerarsi superate le esigenze di organizzazione, coesione interna e massima operatività – evidenziate dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 449/1999 – che contraddistinguono gli apparati militari rispetto alle altre strutture statali. Il particolare status assunto da coloro che espletano un servizio a tutela dei beni supremi dello Stato implica che ad essi possono essere imposte limitazioni nel concreto esercizio dei diritti di cui sono titolari, a condizione che siano rispettati i principi di legalità, finalizzazione ad uno scopo legittimo e proporzionalità. La prospettiva della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e segnatamente l’applicazione degli artt. 11 e 14, concorre con le disposizioni della nostra Costituzione a fondare il peculiare e differenziato regime giuridico introdotto dal legislatore nazionale.

 

 

 

Per leggere l'articolo occorre essere un utente registrato.
Prova a effettuare il login oppure registrati
Tag: associazioni sindacaliconvenzione CEDUforze armate
Dike Giuridica Editrice s.r.l. - P.I.: 09247421002
Via Raffaele Paolucci, 59 - 00152 ROMA
Copyright 2012 - 2018