I nuovi interventi sul pubblico impiego nel D.L. n. 90/2014

Disposizioni per il ricambio generazionale, nuove norme per la mobilità obbligatoria e volontaria, revisione della disciplina degli incarichi dirigenziali a termine negli enti territoriali: sono alcuni degli interventi contenuti nel decreto legge n. 90/20

SOMMARIO: 1. Il Governo Renzi alla prova della riforma del pubblico impiego – 2. I contenuti del D.L. n. 90/2014 legati al ricambio generazionale – 3. Gli interventi sulla mobilità – 4. Altre norme di interesse.

DECRETO-LEGGE 24 giugno 2014, n. 90

Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e  per l'efficienza degli uffici giudiziari.

 

 Vigente al: 3-8-2014 

 

 

TITOLO I 
MISURE URGENTI PER L'EFFICIENZA DELLA P.A. E PER IL
SOSTEGNO DELL'OCCUPAZIONE 
 

CAPO I 
MISURE URGENTI IN MATERIA DI
LAVORO PUBBLICO
 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

  VISTI gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

  RITENUTA  la  straordinaria  necessita'  e   urgenza   di   emanare disposizioni volte a favorire la  piu'  razionale  utilizzazione  dei dipendenti  pubblici,  a  realizzare  interventi  di  semplificazione dell'organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti  pubblici e ad introdurre ulteriori misure di semplificazione per l'accesso dei cittadini e delle imprese ai servizi della pubblica amministrazione;

  RITENUTA la  straordinaria  necessita'  ed  urgenza  di  introdurre disposizioni  volte  a  garantire  un  miglior  livello  di  certezza giuridica, correttezza  e  trasparenza  delle  procedure  nei  lavori pubblici, anche con riferimento al completamento dei lavori  e  delle opere necessarie a garantire lo svolgimento dell'evento Expo 2015;

  RITENUTA altresi' la straordinaria necessita' ed urgenza di emanare disposizioni per l'efficiente informatizzazione del processo  civile, amministrativo,  contabile   e   tributario,   nonche'   misure   per l'organizzazione degli uffici giudiziari, al fine  di  assicurare  la ragionevole durata del processo attraverso l'innovazione dei  modelli organizzativi  e  il   piu'   efficace   impiego   delle   tecnologiedell'informazione e della comunicazione;

  VISTA la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella

riunione del 13 giugno 2014;

  SULLA PROPOSTA del Presidente del  Consiglio  dei  Ministri  e  del Ministro per la semplificazione e  la  pubblica  amministrazione,  di concerto  con  i  Ministri  dell'economia  e  delle  finanze,   della giustizia, per gli affari regionali  e  le  autonomie,  dell'interno, dello sviluppo  economico,  delle  politiche  agricole  alimentari  e forestali,  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti,  della  salute, dell'istruzione, dell'universita' e della  ricerca  e  del  lavoro  e delle politiche sociali;

EMANA

 

                     il seguente decreto-legge:

 

                   Art. 1

(Disposizioni  per  il   ricambio   generazionale   nelle   pubbliche  amministrazioni)

 

  1. Sono abrogati l'articolo 16 del decreto legislativo 30  dicembre 1992, n. 503, l'articolo 72, commi 8, 9,  10,  del  decreto-legge  25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  6 agosto 2008, n. 133, e l'articolo 9. comma 31, del  decreto-legge  31 maggio 2010, n. 78, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  30 luglio 2010, n. 122.

  2. Salvo quanto previsto dal comma 3, i trattenimenti  in  servizio in essere alla data di entrata in vigore del  presente  decreto  sono fatti salvi fino al 31 ottobre 2014 o  fino  alla  loro  scadenza  se

prevista in data anteriore.  I  trattenimenti  in  servizio  disposti dalle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma  2,  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e non ancora efficaci alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge sono revocati.

  3.  Al  fine  di  salvaguardare  la  funzionalita'   degli   uffici giudiziari, i trattenimenti  in  servizio  dei  magistrati  ordinari, amministrativi, contabili,  militari  nonche'  degli  avvocati  dello Stato, sono fatti salvi sino al 31 dicembre 2015  o  fino  alla  loro

scadenza se prevista in data anteriore.

  4. Al fine di garantire l'efficienza e l'operativita'  del  sistema di difesa e sicurezza nazionale, le disposizioni di cui  al  comma  1 non si applicano ai richiami in servizio di cui agli articoli  992  e

993 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 fino al 31  dicembre

2015.

  5.  Le  disposizioni  di  cui  all'articolo  72,  comma   11,   del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, si applicano  al  personale  delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.  165,  e  successive  modificazioni, inclusi il personale  delle  autorita'  indipendenti  e  i  dirigenti medici  responsabili  di  struttura  complessa,  tenuto  conto,   con riferimento ai soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2012, della rideterminazione dei requisiti di accesso al pensionamento come disciplinata dall'articolo 24, commi 10 e 12, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,  n.  214,  e  successive modificazioni.

  6. All'onere derivante dal presente articolo pari a 2,6 milioni per l'anno 2014, 75,2 milioni per l'anno 2015, 113,4 milioni  per  l'anno 2016, 123,2 milioni per l'anno  2017  e  152,9  milioni  a  decorrere dall'anno 2018, si provvede con le seguenti modalita':

  a) all'articolo 1, comma 427, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, come modificato dall'articolo 2, comma  1,  lettera  b)  del  decreto legge del 28 gennaio 2014 n. 4, convertito, con modificazioni,  dalla legge 28 marzo 2014, n. 50, le parole: "a 1.372,8 milioni di euro per l'anno 2015, a 1.874,7 milioni di euro per gli anni 2016 e 2017  e  a 1.186,7 milioni di euro a decorrere dall'anno 2018"  sono  sostituite dalle seguenti: "a 1.448 milioni di euro per l'anno 2015,  a  1.988,1 milioni di euro per l'anno 2016, a 1.997,9 milioni di euro per l'anno 2017 e a 1.339,6 milioni di euro a decorrere dall'anno 2018";

  b) all'articolo  1,  comma  428,  primo  periodo,  della  legge  27 dicembre 2013, n. 147, come  modificato  dall'articolo  2,  comma  1, lettera c) del decreto legge del 28 gennaio 2014  n.  4,  convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2014, n.  50,  le  parole  "a 1.028,8 milioni di euro per l'anno 2015, a 1.186,7 milioni di euro  a decorrere dal 2016" sono sostituite dalle seguenti "a  1.104  milioni di euro per l'anno 2015, a 1.300,1 milioni di euro per l'anno 2016, a 1.309,9 milioni di euro per l'anno 2017 e a 1.339,6 milioni di euro a decorrere dal 2018";

  c) l'allegato 3 alla legge 27 dicembre 2013, n. 147, e'  sostituito dall'allegato 1 al presente decreto;

  d) quanto a 2,6 milioni di euro per l'anno 2014 con  corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo  9,  comma 8, del decreto-legge n. 30  dicembre  1997,  n.457,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30.

  7. Il Ministro dell'economia e  delle  finanze  e'  autorizzato  ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Art. 2

 

(Incarichi direttivi ai magistrati)

 

  1. Dopo il comma 1  dell'articolo  13  del  decreto  legislativo  5 aprile 2006, n. 160, sono inseriti i seguenti: "1-bis.  Il  Consiglio superiore della Magistratura provvede al conferimento delle  funzioni

direttive e semidirettive:

  a) nel caso di collocamento a riposo  del  titolare  per  raggiunto limite di eta' o di decorrenza del termine ottennale  previsto  dagli articoli 45 e 46 del presente decreto, entro la data di  vacanza  del

relativo ufficio;

  b) negli altri casi,  entro  tre  mesi  dalla  pubblicazione  della vacanza.

  1-ter. In caso di ingiustificata inosservanza dei termini di cui al comma 1-bis, il Comitato di Presidenza provvede alla sostituzione del relatore  della  procedura  con  il  Presidente   della   Commissione competente, il quale entro il termine di 30 giorni deve formulare una proposta".

  2. La disposizione di cui  al  comma  1-bis  dell'articolo  13  del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, come introdotta dal  comma 1,  si  applica  alle  procedure  concorsuali  relative   a   vacanze

successive alla data di entrata in vigore della legge di  conversione del presente decreto.

  3. In deroga a quanto previsto  dagli  articoli  34-bis  e  35  del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, per il conferimento  delle funzioni direttive e semidirettive relative alle  vacanze  pubblicate

sino al 30 giugno 2015, i magistrati  concorrenti  devono  assicurare almeno due anni di  servizio  prima  della  data  di  collocamento  a riposo.

  4. Al secondo comma dell'articolo 17 della legge 24 marzo 1958,  n.195, dopo le parole: "del processo amministrativo", sono  aggiunti  i seguenti periodi: "Contro i provvedimenti concernenti il conferimento o  la  conferma  degli  incarichi  direttivi  e  semi  direttivi,  il controllo del  giudice  amministrativo  ha  per  oggetto  i  vizi  di violazione di legge e di eccesso di potere manifesto. Per  la  tutela giurisdizionale nei confronti dei predetti  provvedimenti  si  segue, per quanto applicabile, il rito abbreviato disciplinato dall'articolo 119  del  codice  del  processo  amministrativo  di  cui  al  decreto legislativo  2  luglio  2010,  n.  104.  Nel  caso   di   azione   di ottemperanza, il  giudice  amministrativo,  qualora  sia  accolto  il ricorso, ordina l'ottemperanza ed assegna al Consiglio  superiore  un termine per provvedere. Non si applicano le lettere a) e c) del comma 4 dell'articolo 114 del codice del processo amministrativo di cui  al decreto legislativo n. 104 del 2010.".

                              

Art. 3

 

(Semplificazione e flessibilita' nel turn over)

 

  1. Le amministrazioni dello Stato, anche ad  ordinamento  autonomo, le agenzie e gli enti pubblici non economici ivi compresi  quelli  di cui all'articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo  2001, n. 165 e successive  modificazione,  possono  procedere,  per  l'anno 2014, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite  di un contingente di personale complessivamente  corrispondente  ad  una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale  di  ruolo cessato nell'anno precedente. La predetta  facolta'  ad  assumere  e' fissata nella misura del 40 per cento per l'anno  2015,  del  60  per cento per l'anno 2016, dell'80 per cento per l'anno 2017, del 100 per cento a decorrere dall'anno 2018.  Ai  Corpi  di  polizia,  al  Corpo nazionale dei vigili del fuoco e al comparto  Scuola  si  applica  la normativa di settore.

  2. Gli enti di ricerca, la cui spesa per il personale di ruolo  del singolo ente non superi l'80 per cento delle proprie entrate correnti complessive,  come  risultanti  dal  bilancio  consuntivo   dell'anno precedente,  possono  procedere,  per  gli  anni  2014  e  2015,   ad assunzioni di personale con rapporto di lavoro a tempo  indeterminato nel  limite  di  un   contingente   di   personale   complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 50 per cento di  quella  relativa al personale di  ruolo  cessato  nell'anno  precedente.  La  predetta facolta' ad assumere  e'  fissata  nella  misura  del  60  per  cento nell'anno 2016, dell'80 per cento nell'anno 2017 e del 100 per  cento a decorrere dall'anno 2018. A decorrere dal 1  gennaio  2014  non  si tiene conto del criterio di calcolo di cui all'articolo 35, comma  3, del  decreto-legge  30  dicembre  2008,  n.  207,   convertito,   con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14.

  3. Le assunzioni di cui ai commi 1 e  2  sono  autorizzate  con  il decreto e le procedure di cui all'articolo 35, comma 4,  del  decreto legislativo  30  marzo  2001,  n.   165,   previa   richiesta   delle amministrazioni   interessate,   predisposta   sulla    base    della programmazione del fabbisogno, corredata da  analitica  dimostrazione delle cessazioni avvenute nell'anno precedente  e  delle  conseguenti economie  e  dall'individuazione  delle  unita'  da  assumere  e  dei correlati oneri. A decorrere dall'anno 2014 e' consentito  il  cumulo delle risorse destinate alle assunzioni per  un  arco  temporale  non superiore  a  tre  anni,  nel  rispetto  della   programmazione   del fabbisogno e di quella finanziaria e contabile.

  4. La Presidenza del Consiglio dei Ministri  -  Dipartimento  della funzione pubblica e il Ministero  dell'economia  e  delle  finanze  - Dipartimento  della   ragioneria   generale   dello   Stato   operano

annualmente un monitoraggio sull'andamento  delle  assunzioni  e  dei livelli  occupazionali  che  si   determinano   per   effetto   delle disposizioni dei commi 1 e 2. Nel caso in  cui  dal  monitoraggio  si rilevino incrementi di spesa che possono compromettere gli  obiettivi e gli equilibri di finanza pubblica, con decreto del Ministro per  la semplificazione e la pubblica amministrazione,  di  concerto  con  il Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,  sono   adottate   misure correttive volte a neutralizzare l'incidenza del  maturato  economico del personale cessato nel calcolo delle economie  da  destinare  alle assunzioni previste dal regime vigente.

  5. Negli anni 2014 e 2015 le regioni e gli enti  locali  sottoposti al patto di stabilita' interno procedono ad assunzioni di personale a tempo  indeterminato  nel  limite  di  un  contingente  di  personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 60 per cento  di quella relativa al personale di ruolo cessato  nell'anno  precedente.

Resta fermo quanto disposto dall'articolo 16, comma  9,  del  decreto legge 6 luglio 2012, n.  95,  convertito,  con  modificazioni,  dalla legge 7 agosto 2012, n. 135. La  predetta  facolta'  ad  assumere  e' fissata nella misura dell'80 per cento negli anni 2016 e 2017  e  del 100  per  cento  a  decorrere  dall'anno  2018.  Restano   ferme   le disposizioni previste dall'articolo 1, commi 557, 557-bis e  557-ter, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. A decorrere dall'anno  2014  e' consentito il cumulo delle risorse destinate alle assunzioni  per  un arco  temporale  non  superiore  a  tre  anni,  nel  rispetto   della programmazione del fabbisogno e di quella  finanziaria  e  contabile.

L'articolo 76, comma 7, del decreto-legge 25  giugno  2008,  n.  112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.  133  e' abrogato. Le amministrazioni di cui al presente comma  coordinano  le politiche assunzionali dei soggetti di  cui  all'articolo  18,  comma

2-bis, del citato decreto-legge n. 112 del 2008 al fine di  garantire anche  per  i  medesimi  soggetti  una   graduale   riduzione   della percentuale tra spese di personale e spese correnti.

  6. I limiti di cui al  presente  articolo  non  si  applicano  alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette ai  fini della copertura delle quote d'obbligo.

  7. All'articolo 3, comma 102, della legge 24 dicembre 2007, n.  244 le parole  "Per  il  quinquennio  2010-2014"  sono  sostituite  dalle seguenti "Per il quadriennio 2010-2013".

  8. All'articolo 66  del  decreto-legge  25  giugno  2008,  n.  112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6  agosto  2008,  n.  133, sono apportate le seguenti modifiche:

  a) e' abrogato il comma 9;

  b) al comma 14 e' soppresso l'ultimo periodo.

  9. E' abrogato l'articolo 9, comma 8, del decreto-legge  31  maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  30  luglio 2010, n. 122.

  10. All'articolo 35, comma 4,  del  decreto  legislativo  30  marzo 2001, n. 165, sono apportate le seguenti modificazioni:

  a) il secondo periodo e' sostituito dal seguente: "Con decreto  del Presidente del Consiglio dei ministri di  concerto  con  il  Ministro dell'economia  e  delle  finanze,  sono  autorizzati  l'avvio   delle procedure concorsuali e le relative assunzioni  del  personale  delle amministrazioni dello Stato, anche  ad  ordinamento  autonomo,  delle agenzie e degli enti pubblici non economici.";

  b) al terzo periodo, dopo le  parole:  "all'avvio  delle  procedure concorsuali" sono inserite le seguenti: "e alle relative assunzioni".

                             

 

Art. 4

 

(Mobilita' obbligatoria e volontaria)

 

  1. I commi da 1 a 2 dell'articolo 30  del  decreto  legislativo  30 marzo 2001, n. 165 sono sostituiti dai seguenti:

  "1. Le amministrazioni possono ricoprire posti vacanti in  organico mediante passaggio diretto di dipendenti di cui all'articolo 2, comma 2, appartenenti a una qualifica corrispondente e in  servizio  presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento,  previo assenso dell'amministrazione  di  appartenenza.  Le  amministrazioni, fissando preventivamente i criteri di scelta, pubblicano sul  proprio sito istituzionale, per un periodo pari almeno a  trenta  giorni,  un

bando in cui sono indicati i posti che intendono ricoprire attraverso passaggio  diretto  di  personale  di  altre   amministrazioni,   con indicazione dei requisiti da possedere.  In  via  sperimentale  e  in

attesa dell'introduzione di nuove procedure per la determinazione dei fabbisogni standard di personale delle amministrazioni pubbliche, per il trasferimento  tra  le  sedi  centrali  di  differenti  ministeri, agenzie ed enti pubblici non economici  nazionali  non  e'  richiesto l'assenso dell'amministrazione di appartenenza, la quale  dispone  il trasferimento entro due mesi dalla richiesta dell'amministrazione  di destinazione, fatti salvi i termini per il preavviso e  a  condizione

che l'amministrazione di destinazione abbia una percentuale di  posti vacanti superiore all'amministrazione di appartenenza. Per  agevolare le procedure di mobilita' la Presidenza del Consiglio dei Ministri  - Dipartimento  della   funzione   pubblica   istituisce   un   portale finalizzato all'incontro tra la domanda e l'offerta di mobilita'.

  2. Nell'ambito dei rapporti di lavoro di cui all'articolo 2,  comma 2, le sedi delle amministrazioni pubbliche  di  cui  all'articolo  1, comma 2, collocate nel territorio dello stesso  comune  costituiscono medesima unita' produttiva ai sensi  dell'articolo  2103  del  codice civile. Parimenti costituiscono medesima unita'  produttiva  le  sedi collocate a una distanza non superiore ai cinquanta chilometri  dalla sede in cui il dipendente e' adibito. I dipendenti  possono  prestare

attivita' lavorativa nella stessa amministrazione o,  previo  accordo tra le amministrazioni interessate, in altra nell'ambito  dell'unita' produttiva come definita nel presente comma. Con decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, previa  intesa, ove necessario, in sede di conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo  28  agosto  1997,  n.  281,  possono  essere fissati criteri per realizzare i processi di cui al  presente  comma,

anche con passaggi diretti di  personale  tra  amministrazioni  senza preventivo  accordo,  per  garantire   l'esercizio   delle   funzioni istituzionali da parte delle amministrazioni che  presentano  carenze di organico.

  2.1. Nei casi di cui ai commi 1 e 2 per i quali sia  necessario  un trasferimento di risorse, si applica il comma 2.3.

  2.2. Sono nulli gli accordi, gli atti o le clausole  dei  contratti collettivi in contrasto con le disposizioni di cui ai commi 1 e 2.

  2.3. Al fine di favorire i processi di cui  ai  commi  1  e  2,  e' istituito, nello stato di previsione del  Ministero  dell'economia  e delle finanze, un fondo destinato al  miglioramento  dell'allocazione

del personale presso le pubbliche amministrazioni, con una  dotazione di 15 milioni di euro per l'anno 2014 e  di  30  milioni  di  euro  a decorrere  dall'anno  2015,  da   attribuire   alle   amministrazioni destinatarie dei predetti processi. Al fondo confluiscono,  altresi', le risorse corrispondenti al  cinquanta  per  cento  del  trattamento economico  spettante  al  personale  trasferito  mediante  versamento all'entrata dello  Stato  da  parte  dell'amministrazione  cedente  e

corrispondente riassegnazione al fondo  ovvero  mediante  contestuale riduzione dei trasferimenti statali  all'amministrazione  cedente.  I criteri di utilizzo e le  modalita'  di  gestione-delle  risorse  del fondo sono stabiliti con decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei Ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle  finanze.

In  sede  di  prima  applicazione,  nell'assegnazione  delle  risorse vengono   prioritariamente   valutate   le   richieste    finalizzate all'ottimale funzionamento degli  uffici  giudiziari  che  presentino rilevanti carenze  di  personale.  Le  risorse  sono  assegnate  alle amministrazioni  di  destinazione  sino  al  momento   di   effettiva permanenza in servizio del personale oggetto delle procedure  di  cui ai commi 1 e 2.

  2.4. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 2.3, pari a  15 milioni di euro per l'anno 2014 e a 30 milioni di  euro  a  decorrere dall'anno 2015, si provvede, quanto a 6 milioni di  euro  per  l'anno 2014  e  a  9  milioni  di  euro  a  decorrere  dal   2015   mediante corrispondente  riduzione  dell'autorizzazione  di   spesa   di   cui all'articolo 3, comma 97, della  legge  24  dicembre  2007,  n.  244, quanto  a  9  milioni  di  euro  a  decorrere   dal   2014   mediante corrispondente  riduzione  dell'autorizzazione  di   spesa   di   cui all'articolo 1, comma 14, del decreto-legge del 3  ottobre  2006,  n. 262 convertito con modificazioni, dalla legge 24  novembre  2006,  n. 286 e quanto a 12 milioni di  euro  a  decorrere  dal  2015  mediante corrispondente  riduzione  dell'autorizzazione  di   spesa   di   cui all'articolo 1, comma 527, della legge 27 dicembre 2006,  n.  296.  A decorrere dall'anno 2015, si  provvede  ai  sensi  dell'articolo  11, comma 3, lettera d),  della  legge  31  dicembre  2009,  n.  196.  Il Ministro dell'economia e delle finanze e'  autorizzato  ad  apportare

con  propri  decreti  le  occorrenti  variazioni  di   bilancio   per l'attuazione del presente articolo.".

  2. E' abrogato l'articolo 1, comma 29, del decreto-legge 13  agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.

  3. Il decreto di cui all'articolo 29-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e' adottato, secondo la  procedura  ivi  indicata, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge  di conversione del presente decreto. Decorso  il  suddetto  termine,  la tabella di equiparazione ivi prevista e'  adottata  con  decreto  del Ministro   delegato   per   la   semplificazione   e   la    pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro  dell'economia  e  delle finanze. Le successive modifiche sono operate secondo la procedura di cui al citato articolo 29-bis.

                               

Art. 5

 

(Assegnazione di nuove mansioni)

 

  1. All'articolo 34 del decreto legislativo 30 marzo 2001,  n.  165, sono apportate le seguenti modificazioni:

  a) dopo il comma 3 e' inserito il seguente: "3-bis. Gli elenchi  di cui ai commi 2 e 3  sono  pubblicati  sul  sito  istituzionale  delle amministrazioni competenti.";

  b) alla fine del comma 4 e' inserito il seguente periodo: "Nei  sei mesi anteriori alla data di scadenza del termine di cui  all'articolo 33, comma 8, il personale in  disponibilita'  puo'  presentare,  alle amministrazioni di cui ai commi 2 e 3, istanza di ricollocazione,  in deroga all'articolo 2103 del codice  civile,  nell'ambito  dei  posti vacanti in organico, anche in una qualifica inferiore o in  posizione economica inferiore della stessa o di inferiore area o categoria,  al fine di ampliare le occasioni  di  ricollocazione.  In  tal  caso  la ricollocazione non puo' avvenire prima dei  trenta  giorni  anteriori alla data di scadenza del termine di cui all'articolo 33, comma 8.".

  c) il comma 6 e' sostituito dal  seguente:  "6.  Nell'ambito  della programmazione triennale del personale di cui all'articolo  39  della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive  modificazioni,  l'avvio di procedure concorsuali e le nuove assunzioni a tempo  indeterminato o  determinato  per  un  periodo  superiore  a  dodici   mesi,   sono subordinate  alla  verificata  impossibilita'   di   ricollocare   il personale  in  disponibilita'  iscritto   nell'apposito   elenco.   I dipendenti iscritti negli elenchi di cui al presente articolo possono essere assegnati, nell'ambito  dei  posti  vacanti  in  organico,  in posizione di comando presso amministrazioni che ne facciano richiesta o presso quelle individuate  ai  sensi  dell'articolo  34-bis,  comma

5-bis. Gli  stessi  dipendenti  possono,  altresi',  avvalersi  della disposizione di cui all'articolo 23-bis. Durante il periodo in cui  i dipendenti sono utilizzati con rapporto di lavoro a tempo determinato o in posizione di comando presso altre amministrazioni pubbliche o si avvalgono dell'articolo 23-bis il  termine  di  cui  all'articolo  33 comma  8  resta  sospeso  e   l'onere   retributivo   e'   a   carico dall'amministrazione o dell'ente che utilizza il dipendente.".

  2. All'articolo 1 della legge 27 dicembre 2013,  n.  147,  dopo  il comma 567 e' inserito il seguente:

  "567-bis. Le procedure di cui ai commi  566  e  567  si  concludono rispettivamente entro 60 e 90  giorni  dall'avvio.  Entro  15  giorni dalla  conclusione  delle  suddette  procedure  il   personale   puo' presentare  istanza  alla   societa'   da   cui   e'   dipendente   o all'amministrazione  controllante  per  una  ricollocazione,  in  via subordinata, in una qualifica inferiore nella stessa  societa'  o  in

altra societa' ".

 

Art. 6

 

(Divieto di incarichi dirigenziali a soggetti in quiescenza)

 

  1. All'articolo 5, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135,  le parole da "a soggetti, gia' appartenenti ai ruoli delle stesse"  fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: "a soggetti  gia' lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza. Alle  suddette amministrazioni e',  altresi', fatto divieto di conferire ai  medesimi soggetti incarichi dirigenziali o direttivi o cariche  in  organi  di governo delle amministrazioni di cui al primo periodo. Sono  comunque consentiti gli incarichi e le cariche conferiti a titolo gratuito. Il presente comma non si applica agli incarichi e  alle  cariche  presso

organi costituzionali".

  2. Le disposizioni dell'articolo 5, comma 9, del  decreto-legge  n. 95 del 2012, come modificato dal comma 1, si applicano agli incarichi conferiti a decorrere dalla data di entrata in  vigore  del  presente decreto.

                             

Art. 7

 

(Prerogative sindacali nelle pubbliche amministrazioni)

 

  1.  Ai  fini  della  razionalizzazione  e  riduzione  della   spesa pubblica,  a  decorrere  dal  1°  settembre   2014,   i   contingenti complessivi dei distacchi, aspettative  e  permessi  sindacali,  gia'

attribuiti dalle rispettive disposizioni regolamentari e contrattuali vigenti  al  personale  delle  pubbliche   amministrazioni   di   cui all'articolo 1, comma 2, ivi compreso  quello  dell'articolo  3,  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono ridotti del cinquanta per cento per ciascuna associazione sindacale.

  2. Per ciascuna associazione sindacale, la riduzione dei  distacchi di cui al comma 1  e'  operata  con  arrotondamento  delle  eventuali frazioni all'unita' superiore e non opera nei casi di assegnazione di un solo distacco.

  3.  Con  le  procedure  contrattuali  e  negoziali   previste   dai rispettivi ordinamenti puo' essere  modificata  la  ripartizione  dei contingenti ridefiniti ai sensi dei commi 1 e 2 tra  le  associazioni

sindacali.

 

Art. 8

 

(Incarichi negli uffici di diretta collaborazione)

 

  1. All'articolo 1, comma 66, della legge 6 novembre  2012  n.  190, sono apportate le seguenti modificazioni:

  a) le parole:  "compresi  quelli  di  titolarita'  dell'ufficio  di gabinetto" sono sostituite dalle seguenti: "compresi quelli, comunque denominati, negli uffici di diretta collaborazione,";

  b) dopo il primo periodo e' inserito il seguente:  "E'  escluso  il ricorso all'istituto dell'aspettativa.".

  2. Gli incarichi di cui all'articolo 1, comma 66,  della  legge  n. 190 del 2012, come modificato dal comma 1,  in  corso  alla  data  di entrata in vigore della legge di conversione  del  presente  decreto,

cessano di diritto se nei trenta giorni successivi non e' adottato il provvedimento di collocamento in posizione di fuori ruolo.

  3. Sono fatti salvi i provvedimenti di collocamento in  aspettativa gia' concessi alla data di entrata in vigore del presente decreto.

  4.  Sui  siti  istituzionali  degli  uffici  giudiziari   ordinari, amministrativi, contabili e militari nonche' sul sito dell'Avvocatura dello Stato sono pubblicate  le  statistiche  annuali  inerenti  alla

produttivita' dei magistrati e degli avvocati dello Stato in servizio presso l'ufficio. Sono pubblicati sui  medesimi  siti  i  periodi  di assenza riconducibili all'assunzione di incarichi conferiti.

                              

Art. 9

 

(Riforma degli onorari dell'Avvocatura generale dello Stato  e  delle

avvocature degli enti pubblici)

 

  1. Sono abrogati il  comma  457  dell'articolo  1  della  legge  27 dicembre 2013, n. 147 e il comma 3 dell'articolo 21 del regio decreto 30 ottobre 1933,  n.  1611.  L'abrogazione  del  citato  comma  3  ha efficacia relativamente alle sentenze depositate successivamente alla data di entrata in vigore del  presente  decreto.  Nelle  ipotesi  di sentenza favorevole con recupero delle spese legali  a  carico  delle controparti, il dieci per cento delle somme recuperate  e'  ripartito tra gli avvocati dello Stato o  tra  gli  avvocati  dipendenti  dalle altre amministrazioni, in  base  alle  norme  del  regolamento  delle stesse. Il presente comma non si applica agli avvocati inquadrati con qualifica  non  dirigenziale  negli  enti  pubblici  e   negli   enti territoriali.

  2. In tutti i casi di  pronunciata  compensazione  integrale  delle spese, ivi compresi quelli di transazione  dopo  sentenza  favorevole alle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1,  comma  2,  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, ai dipendenti, ivi incluso il personale dell'Avvocatura dello  Stato, non sono corrisposti compensi professionali.

  3. I commi 1,  terzo  periodo,  e  2  si  applicano  alle  sentenze depositate  successivamente  alla  data  di  entrata  in  vigore  del presente decreto.

                               

Art. 10

 

(Abrogazione  dei  diritti  di  rogito  del  segretario  comunale   e

provinciale e abrogazione della ripartizione del provento annuale dei

diritti di segreteria)

 

  1. L'articolo 41, quarto comma, della legge 11 luglio 1980, n. 312, e' abrogato.

  2. L'articolo 30, secondo comma, della legge 15 novembre  1973,  n. 734, e' sostituito con il seguente: "Il provento annuale dei  diritti di  segreteria  e'  attribuito  integralmente  al   comune   o   alla provincia.".

                              

Art. 11

 

(Disposizioni sul personale delle regioni e degli enti locali)

 

  1. All'articolo 110 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.  267 sono apportate le seguenti modificazioni:

  a) il comma 1 dell'articolo e'  sostituito  dal  seguente:  "1.  Lo statuto puo' prevedere che la copertura dei posti di responsabili dei servizi  o  degli  uffici,  di  qualifiche  dirigenziali  o  di  alta

specializzazione,  possa  avvenire   mediante   contratto   a   tempo determinato. Per i posti di qualifica  dirigenziale,  il  regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi definisce la quota  degli stessi attribuibile mediante contratti a tempo determinato,  comunque in misura non superiore al 30 per cento  dei  posti  istituiti  nella dotazione organica della medesima qualifica e, comunque,  per  almeno una unita'. Fermi restando i requisiti richiesti per la qualifica  da ricoprire, gli incarichi a contratto di cui al  presente  comma  sono conferiti previa selezione pubblica volta ad accertare,  in  capo  ai soggetti  interessati,   il   possesso   di   comprovata   esperienza

pluriennale e specifica professionalita' nelle materie oggetto  dell' incarico";

  b) il comma 5 e' sostituito dal seguente: "Per il periodo di durata degli incarichi di cui ai commi 1 e 2, i dipendenti  delle  pubbliche amministrazioni sono collocati  in  aspettativa  senza  assegni,  con riconoscimento dell'anzianita' di servizio.".

  2. L' articolo 19, comma 6-quater, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e' abrogato.

  3. Per la dirigenza regionale e la dirigenza professionale, tecnica ed amministrativa degli enti e delle aziende del  Servizio  sanitario nazionale, il limite dei posti  di  dotazione  organica  attribuibili tramite assunzioni a tempo  determinato  e'  fissato  nel  dieci  per cento.

  4. All'articolo 90 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.  267, dopo il comma 3, e' aggiunto, in fine,  il  seguente:  "3-bis.  Resta fermo il divieto di effettuazione di attivita' gestionale  anche  nel

caso in cui  nel  contratto  individuale  di  lavoro  il  trattamento economico,  prescindendo  dal  possesso  del  titolo  di  studio,  e' parametrato a quello dirigenziale".

                              

Art. 12

 

(Copertura  assicurativa  dei  soggetti  beneficiari  di   forme   di

integrazione  e  sostegno  del  reddito  coinvolti  in  attivita'  di

volontariato a fini di utilita' sociale)

 

  1. In via sperimentale, per  il  biennio  2014-2015,  e'  istituito presso il Ministero del lavoro e delle  politiche  sociali  un  Fondo finalizzato  a  reintegrare  l'INAIL  dell'onere   conseguente   alla

copertura degli  obblighi  assicurativi  contro  le  malattie  e  gli infortuni, tenuto conto di  quanto  disposto  dall'articolo  4  della legge 11 agosto 1991, n. 266, in favore dei soggetti  beneficiari  di

ammortizzatori e di  altre  forme  di  integrazione  e  sostegno  del locali.

  2. Alla dotazione del Fondo di cui al  comma  1,  non  superiore  a dieci milioni di euro,  per  l'importo  di  5  milioni  di  euro  per ciascuno degli anni 2014  e  2015,  si  provvede  con  corrispondente riduzione del Fondo sociale per l'occupazione e la formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge  29  novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge  28  gennaio 2009, n. 2. Con decreto del Ministero dell'Economia e delle  Finanze,

su proposta del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali,  sono apportate le necessarie variazioni di bilancio".

  3.  Al  fine  di  promuovere  la  prestazione   di   attivita'   di volontariato da parte dei soggetti di cui al comma 1, i Comuni e  gli altri enti locali  interessati  promuovono  le  opportune  iniziative

informative e pubblicitarie finalizzate a rendere noti i progetti  di utilita' sociale  in  corso  con  le  associazioni  di  volontariato.

L'INPS, su richiesta di Comuni o degli altri enti locali, verifica la sussistenza del requisito soggettivo di cui al comma 1.

  4. Con decreto del Ministro del Lavoro e  delle  Politiche  Sociali sono stabiliti modalita' e criteri per  la  valorizzazione,  ai  fini della certificazione dei crediti formativi,  dell'attivita'  prestata ai sensi del comma 1.

                              

 

 

 

 

Art. 13

 

(Incentivi per la progettazione)

 

  1. All'articolo 92 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.  163, dopo il comma 6 e' aggiunto il seguente:  "6-bis.  In  ragione  della onnicomprensivita' del relativo trattamento economico,  al  personale con qualifica dirigenziale non possono essere  corrisposte  somme  in base alle disposizioni di cui ai commi 5 e 6".

                              

Art. 14

 

(Conclusione delle procedure in corso per l'abilitazione  scientifica

nazionale)

 

  1. I lavori delle commissioni nominate ai  sensi  del  decreto  del Presidente della Repubblica del 14 settembre 2011,  n.  222  riferiti alla tornata 2013 dell'abilitazione scientifica nazionale proseguono, senza soluzione di continuita', fino alla data del 30 settembre 2014.

  2.  Agli  oneri  organizzativi   e   finanziari   derivanti   dalle disposizioni di cui al  comma  1  si  provvede  mediante  le  risorse ordinarie attribuite dal Ministero dell'istruzione,  dell'universita'

e  della  ricerca  alle  Universita'  sedi  delle  procedure  per  il conseguimento dell'abilitazione, ai sensi dell'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica del 14 settembre 2011, n. 222,  senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

  3. In attesa della  revisione  della  disciplina  sull'abilitazione scientifica nazionale e' sospesa per l'anno 2014 e in deroga a quanto previsto dall'articolo 16,  comma  3,  lettera  d),  della  legge  30

dicembre 2010  n.  240,  l'indizione  delle  procedure  di  cui  agli articoli 3, comma 1, e 6, comma 1, del decreto del  Presidente  della Repubblica n. 222 del 2011.

  4. Le chiamate relative al piano straordinario per la chiamata  dei professori di seconda fascia per gli anni 2012 e 2013 a valere  sulle risorse di cui all'articolo 29, comma  9,  della  legge  30  dicembre 2010, n. 240, sono effettuate entro il 31 marzo 2015.

                              

Art. 15

 

(Disposizioni urgenti relative a borse di studio  per  le  scuole  di

specializzazione medica)

 

  1. All'articolo 20, comma 3-ter, del decreto legislativo 17  agosto 1999,  n.  368  e  successive  modificazioni,  il  primo  periodo  e' sostituito  dal  seguente:  "La  durata  dei  corsi   di   formazione specialistica, come ridotta dal decreto di cui  al  comma  3-bis,  si applica a decorrere dall'anno accademico 2014-2015".

  2. Per le finalita' di cui al titolo VI del decreto legislativo  17 agosto 1999, n.  368,  e  successive  modificazioni,  e'  autorizzata l'ulteriore spesa di 6 milioni di euro per l'anno 2014, di 40 milioni

di euro per l'anno 2015, e di 1,8 milioni di euro per l'anno 2016. Al relativo onere si provvede, per l'anno  2014,  con  una  quota  delle entrate di cui all'articolo 7, comma 39 del  decreto-legge  6  luglio 2012, n. 95, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  7  agosto 2012, n. 135, per un importo pari a  6  milioni  di  euro  che  resta acquisita  all'erario,  per  l'anno  2015   mediante   corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'art. 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre  2004,  n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004,  n. 307 e per l'anno 2016 mediante riduzione per  euro  1,8  milioni  del

fondo di cui all'articolo 5, comma  1,  lettera  a)  della  legge  24 dicembre 1993, n. 537.

  3. La procedura di cui all'articolo 4, comma  45,  della  legge  12 novembre 2011 n. 183, si applica anche alle prove di ammissione  alle scuole di specializzazione in medicina di cui all'articolo 36,  comma 1,  del  decreto  legislativo  n.   368   del   1999   e   successive modificazioni. A tal fine  l'importo  massimo  richiesto  al  singolo candidato non puo' eccedere la somma di 100 euro e le  corrispondenti entrate, relative alle prove di ammissione alle  predette  scuole  di specializzazione, sono versate all'entrata del bilancio  dello  Stato per  essere  riassegnate  al  pertinente  capitolo  dello  stato   di previsione del Ministero dell'istruzione,  dell'universita'  e  della ricerca e destinate alla copertura degli oneri connessi alle prove di ammissione.

 

1. Il Governo Renzi alla prova della riforma del pubblico impiego

 

Ad un anno dal D.L. 31 agosto 2013, n. 101 – Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni – anche l’attuale esecutivo perpetua la scelta di utilizzare la decretazione di urgenza – per di più in periodo “balneare” - per rinnovare alcuni aspetti della disciplina del pubblico impiego. È toccato così al decreto legge 24 giugno 2014, n. 90 recare una corposa serie di misure in materia di lavoro pubblico, giudicate di straordinaria  necessità e urgenza.

Peraltro, il cd. decreto PA taglia il traguardo della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dopo ben 11 giorni di limature e messe a punto: il risultato è una versione ampiamente rimaneggiata rispetto a quella che aveva avuto l'ok nel Consiglio dei Ministri. Non solo perché il decreto legge omnibus licenziato il 13 giugno 2014 è stato nel frattempo spacchettato in due distinti provvedimenti (da un lato, pubblica amministrazione e semplificazioni; dall'altro, crescita, confluita nel D.L. n. 91/2014), ma anche perché alcune disposizioni sono state modificate, rimosse o aggiunte.

Se il decreto n. 101/2013 era rivolto, in particolar modo, a razionalizzare e ottimizzare i meccanismi assunzionali, anche in funzione del contrasto al precariato nel settore pubblico, nel decreto n. 90/2014 il pacchetto di misure sul pubblico impiego appare caratterizzato dall’attenzione riservata al tema del ringiovanimento della PA.

L’assunto che guida l’avvio della riforma Renzi - Madia è che negli ultimi anni, in assenza di un adeguato ricambio generazionale e di una visione strategica, il pubblico impiego è rimasto sostanzialmente bloccato da una serie di fattori negativi, in sé indipendenti, ma sinergici. La mission della PA è cambiata, ma i suoi impiegati e la sua struttura non riescono a superare impasse e difficoltà di adattamento. Il pubblico impiego resta ancora fortemente impreparato alle sfide di una PA digitale, interconnessa e a rete, orientata ai risultati e valutata sugli outcome, ossia su quello che i cittadini e le imprese percepiscono in termini di qualità della vita, valore aggiunto pubblico e impatto di servizi migliori. Non è quindi sufficiente una revisione della spesa, se non è accompagnata da una rivoluzione che ripensi il lavoro pubblico sulla base di rinnovati principi: apertura ai giovani; possibilità di prepensionamento dei più anziani, mobilità obbligatoria, riconoscimento dei talenti e della possibilità di crescita professionale legata al merito.

Molti osservatori hanno evidenziato il perverso circolo vizioso costituito da tre fenomeni che assommati penalizzano la qualità del capitale umano delle PA: la scarsità relativa del laureati sul totale dei dipendenti pubblici, l’istruzione “debole” in ruoli che richiederebbero un titolo di studio superiore; la carenza cronica di formazione. Questo gap strutturale si radica anche su una composizione per età unica al mondo. Al di là dell’età media che è pure alta (48 anni), ma che è calmierata dai dipendenti del comparto della Difesa, la media dei dipendenti dei Ministeri è di 52 anni, con oltre 22 anni di servizio sulle spalle; nella scuola è di 51 anni; nelle forze di polizia, dove pure non è altissima (41 anni), è cresciuta di otto anni dal 2001 in cui era di 33 anni. Ma più dei valori medi sono sconcertanti le percentuali riferite ai giovani: in Italia solo il 10% degli impiegati pubblici ha meno di 35 anni, ossia è nell’età della piena produttività e della massima creatività, e solo l’1% ha 25 anni o meno, ossia, utilizzando una locuzione ormai diffusa, è “nativo digitale”[1]. Altra grande piaga del pubblico impiego è la sua disorganica dislocazione geografica e frammentazione in un numero inverosimile di strutture e unità locali. Gli impiegati pubblici passano da circa 130 ogni 1.000 occupati in Calabria a meno di 60 in Lombardia. In generale, come prevedibile, c’è una buona correlazione, fatte salve le piccole regioni ad autonomia speciale come le province di Trento e Bolzano e la Val d’Aosta, tra tasso di disoccupazione e dimensione del pubblico impiego. A dimostrare, una volta di più come il lavoro pubblico sia servito spesso come ammortizzatore sociale.

La pubblica amministrazione italiana, dopo anni di riforme spesso di taglio emergenziale, si trova ad aver dato un contributo in termini di risparmi attraverso una sostanziale diminuzione della massa salariale e una  a volte parossistica ricerca degli sprechi da tagliare, ma a non aver risolto gli squilibri strutturali, risultando non tanto inefficiente quanto inefficace a rispondere ai bisogni attuali. Ne è nata una doppia frustrazione: della parte più dinamica della società, che continua a vedere nella burocrazia un freno e un nemico, e negli innovatori presenti nelle amministrazioni, ridotti a combattere con armi spuntate[2].

È questo il contesto che fa da sfondo all’iniziativa concretizzata nel decreto legge 90. Peraltro, le direttive della nuova strategia governativa erano già state anticipate nella lettera ai dipendenti pubblici resa pubblica del Presidente del Consiglio e dal Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione lo scorso mese di aprile. Nel quadro di un investimento straordinario sulla Pubblica Amministrazione veniva, infatti, indicata la necessità di: programmazione strategica dei fabbisogni; ricambio generazionale, maggiore mobilità, mercato del lavoro della dirigenza, misurazione reale dei risultati, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro; unicità della scuola nazionale dell’Amministrazione. In parallelo con l’adozione del decreto legge 90/2014, ha mosso, poi, i suoi primi passi un nuovo, ulteriore disegno di legge delega, elaborato dal Governo per la riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, cui è affidato il compito di intervenire più compiutamente sul sistema PA, a partire dalla dirigenza[3].

 

 

2. I contenuti del D.L. n. 90/2014 legati al ricambio generazionale

 

All’articolo 1, il decreto 90 detta alcune norme per favorire il ricambio generazionale nelle p.a. disponendo, in primo luogo, la cancellazione dell’istituto del trattenimento in servizio. Così, il comma 1 abroga tutte le disposizioni che disciplinano l’istituto in questione, ossia l’articolo 16 del decreto legislativo n. 503/1992, l’articolo 72, commi 8-10, del decreto legge n.112/2008 e l’articolo 9, comma 31, del decreto legge n. 78/2010[4]. Opportunamente, il comma 2 detta una disciplina transitoria, prevedendo che i trattenimenti in servizio in essere alla data di entrata in vigore del decreto legge sono fatti salvi fino al 31 ottobre 2014 (o fino alla loro scadenza, se anteriore), mentre i trattenimenti in servizio disposti ma non ancora efficaci alla data di entrata in vigore del decreto legge sono revocati. Allo stesso tempo - al fine di salvaguardare la funzionalità degli uffici giudiziari -, viene disposto che i trattenimenti in servizio per magistrati ordinari, amministrativi, contabili, militari e per gli avvocati dello Stato sono fatti salvi fino al 31 dicembre 2015 (o fino alla loro scadenza, se anteriore; cfr. il comma 3). Analoga deroga è sancita dal comma 4: fino alla data del 31 dicembre 2015, può essere trattenuto in servizio il personale militare collocato in ausiliaria che sia stato richiamato in servizio ai sensi degli articoli 992 e 993 del Codice dell’ordinamento militare.

Altra norma significativa è quella recata dal comma 5 dell’art. 1, che amplia l’ambito applicativo dell’istituto della risoluzione unilaterale del contratto da parte della P.A. nei confronti dei dipendenti che abbiano maturato i requisiti pensionistici, estendendolo al personale delle autorità indipendenti e ai dirigenti medici responsabili di struttura complessa - categorie in precedenza escluse - , tenuto conto, con riferimento ai soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento a decorrere dal 1 gennaio 2012, della rideterminazione dei requisiti di accesso al pensionamento[5].

Passando all’articolo 3 del decreto - rubricato Semplificazione e flessibilità nel turn over – , esso contiene  nuove disposizioni in materia di limitazioni al turn over nelle P.A.:

• si rimodulano le limitazioni al turn over per amministrazioni dello Stato ed altri enti per il quinquennio 2014-2018; in particolare, per quanto riguarda il criterio basato sui risparmi di spesa legati alle cessazioni dell’anno precedente, vengono confermati i limiti del 20% nel 2014, 40% nel 2015, 60% nel 2016, 80% nel 2017, 100% nel 2018, pur con la specificazione che la base di calcolo è costituita dal solo personale “di ruolo”; inoltre, il concomitante vincolo relativo alla percentuale di unità cessate nell’anno precedente (c.d. limite capitario) viene eliminato (comma 1)[6];

• si dispone un’analoga rimodulazione delle limitazioni al turn over negli enti di ricerca, sempre per il quinquennio 2014-2018 (comma 2);

• si stabilisce una specifica procedura per le autorizzazioni alle assunzioni di cui ai commi 1 e 2 (commi 3 e 10; quest’ultimo modifica l’art. 35 del D.Lgs. n. 165/2001)), introducendo una procedura per il monitoraggio dei costi (comma 4);

• per gli enti territoriali sottoposti al patto di stabilità interno, si prevede un graduale aumento delle percentuali di turn over, con conseguente incremento delle facoltà di assunzione (60% nel biennio 2014-2015, 80% nel biennio 2016-2017, 100% nel 2018 della spesa relativa al personale di ruolo cessato l’anno precedente) per il quinquennio 2014-2018 (comma 5); inoltre, si consente il cumulo – dal 2014 - delle risorse destinate alle assunzioni per un arco temporale non superiore a 3 anni, nel rispetto della programmazione del fabbisogno e di quella finanziaria e contabile; contestualmente, è prevista l’abrogazione dell’articolo 76, comma 7, del D.L. 112/2008, che ha stabilito il divieto, per gli enti nei quali l'incidenza delle spese di personale sia pari o superiore al 50% delle spese correnti, di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale;

• si ribadisce la non applicazione dei limiti di assunzioni al personale appartenente alle categorie protette ai fini della copertura delle quote d’obbligo (comma 6).

Nelle norme ispirata a favor per il ricambio generazionale deve collocarsi anche l’articolo 6 del decreto 90. Esso prevede, infatti, per le pubbliche amministrazioni il divieto di conferire incarichi di studio e di consulenza, nonché incarichi dirigenziali o direttivi o cariche in organi di governo di amministrazioni pubbliche, a soggetti già lavoratori pubblici e privati collocati in quiescenza, a meno che non si tratti di incarichi o cariche conferiti a titolo gratuito.

Il divieto trova applicazione agli incarichi conferiti a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto legge e non riguarda, in ogni caso, incarichi o cariche presso organi costituzionali. La disposizione modifica l’articolo 5, comma 9, del D.L. 95/2012, il quale ha già vietato alle pubbliche amministrazioni di attribuire incarichi di studio e consulenza a soggetti in quiescenza già appartenenti ai ruoli, che avessero svolto nell'ultimo anno di servizio funzioni e attività corrispondenti. Ciò amplia in modo rilevante sia l’ambito soggettivo (tutti i soggetti in quiescenza), sia l’ambito oggettivo (divieto esteso al conferimento di incarichi dirigenziali o direttivi o cariche in organi di governo delle amministrazioni).

 

 

3. Gli interventi sulla mobilità

 

L’articolo 4 del decreto 90/2014 torna a novellare la disciplina della mobilità nella pubblica amministrazione. Il comma 1 sostituisce i commi 1 e 2 dell’articolo 30 del D.Lgs. n. 165/2001, prevedendo, in particolare:

• la pubblicazione sul proprio sito istituzionale, per un periodo minimo di 30 giorni, del bando che indica i posti che le amministrazioni intendono coprire attraverso passaggio diretto di personale da altre amministrazioni;

• la possibilità, in via sperimentale (fino all’introduzione di nuove procedure per la definizione dei fabbisogni standard), di operare trasferimenti tra sedi centrali di differenti Ministeri, Agenzie ed Enti pubblici non economici nazionali, anche in mancanza dell’assenso dell’amministrazione di appartenenza, a condizione che l’amministrazione di destinazione abbia una percentuale di posti vacanti superiore a quella dell’amministrazione di provenienza;

• l’istituzione da parte del Dipartimento della funzione pubblica di un portale per l’incontro tra domanda e offerta di mobilità;

• che le sedi delle pubbliche amministrazione ubicate nel territorio dello stesso comune o a una distanza inferiore a 50 chilometri dalla sede di prima assegnazione costituiscono una medesima unità produttiva (ai sensi dell’articolo 2103 c.c.), all’interno della quale i dipendenti sono tenuti a prestare la loro attività lavorativa, previo accordo tra le amministrazioni interessate o (secondo modalità da definire con successivo D.M.) anche in assenza di accordo, quando sia necessario sopperire a carenze di organico[7];

• la nullità delle clausole contrattuali in contrasto con la nuova disciplina sulla mobilità del personale;

• l’istituzione di un Fondo destinato al miglioramento dell’allocazione del personale pubblico, volto a favorire i processi di mobilità (con priorità per la mobilità verso gli uffici giudiziari; i criteri di utilizzo delle risorse sono rimessi a un successivo D.P.C.M.).

Il comma 2 dell’art. 4 in commento statuisce, di conseguenza, l’abrogazione dell’articolo 1, comma 29, del decreto legge 138/2011, il quale prevedeva per i dipendenti pubblici (con esclusione dei magistrati) l’obbligo, su richiesta del datore di lavoro, di effettuare la prestazione in luogo di lavoro e sede diversi sulla base di motivate esigenze, tecniche, organizzative e produttive (con riferimento ai piani della performance o ai piani di razionalizzazione).

In base, poi, al comma 3 dell’articolo 4, il D.P.C.M. al quale l’articolo 29-bis del D.Lgs. n. 165/2001 rimette la definizione della tabella di equiparazione fra i livelli di inquadramento previsti dai contratti collettivi dei diversi comparti, necessaria per consentire la mobilità intercompartimentale (decreto fin qui non intervenuto), dovrà essere adottato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge 90/2014. Decorso tale termine, la tabella di equiparazione è adottata con una diversa e più snella procedura (rispetto a quella che prevede il previo parere della Conferenza unificata Stato- Regioni – Autonomie locali e che siano sentite le organizzazioni sindacali), ossia con decreto del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

L’articolo 5 del decreto legge 90/2014 interviene, altresì, sulla gestione del personale pubblico in disponibilità, al fine di ampliarne le possibilità di ricollocamento, e sulla mobilità di personale tra società partecipate dalle pubbliche amministrazioni.

Il comma 1 –di novella dell’articolo 34 del D.Lgs. 165/2001 - interviene sulla disciplina del personale in eccedenza e posto in disponibilità, prevedendo:

- che gli elenchi del personale in disponibilità, formati e gestiti dal Dipartimento della funzione pubblica e dalle strutture regionali e provinciali, siano pubblicati sul sito istituzionale delle amministrazioni competenti;

- al fine di ampliare le possibilità di ricollocamento, che il personale in disponibilità può presentare (nei 6 mesi anteriori alla data di scadenza del termine di 24 mesi previsto come periodo massimo di godimento dell’indennità di disponibilità) istanza di ricollocazione, nell’ambito dei posti vacanti in organico, anche in una qualifica inferiore o in posizione economica inferiore (della stessa o di inferiore area o categoria), in deroga a quanto previsto dall’articolo 2103 c.c. (statuente il principio di equivalenza delle mansioni); la ricollocazione non può comunque avvenire prima dei 30 giorni anteriori alla data di scadenza del richiamato termine di 24 mesi;

- che nell’ambito della programmazione triennale delle assunzioni, l’avvio di procedure concorsuali e le nuove assunzioni, a tempo indeterminato o determinato (per un periodo comunque superiore a 12 mesi), sono subordinate all’utilizzo del personale collocato in disponibilità. Il personale in disponibilità, iscritto nei richiamati elenchi, può, alternativamente essere assegnato, nell’ambito dei posti vacanti in organico, in posizione di comando presso altre amministrazioni (amministrazioni che ne facciano richiesta o amministrazioni individuate a seguito di ricognizione effettuata dal Dipartimento della funzione pubblica) ovvero avvalersi dell’istituto dell’aspettativa senza assegni presso organismi pubblici o privati (ex art. 23 bis D.Lgs. 165/2001).

Si prevede, poi, che il termine di 24 mesi previsto come periodo massimo di godimento dell’indennità di disponibilità, rimane sospeso durante il periodo in cui i dipendenti sono impiegati a tempo determinato o in posizione di comando presso altre pubbliche amministrazioni o in cui si avvalgono dell’aspettativa senza assegni. Infine, si stabilisce che l’onere retributivo è a carico dell’amministrazione o dell’ente che utilizzano il dipendente.

Il comma 2 dell’art. 4 del decreto 90 interviene, a sua volta, sulla mobilità del personale tra società partecipate dalle pubbliche amministrazioni. In primo luogo, viene fissato un termine entro il quale le procedure vigenti per la gestione del personale in esubero devono concludersi ( 60 giorni per le ricollocazione nella stessa società o in società controllate dallo stesso ente; 90 giorni per la ricollocazione in altre società collocate anche al di fuori del territorio regionale). Inoltre, viene introdotta la possibilità per il personale in esubero di chiedere anche la ricollocazione in una qualifica inferiore nella stessa o in altra società controllata.

 

 

4. Altre norme di interesse

 

Tra le atre norme del decreto 90/2014 direttamente rilevanti per il  pubblico impiego si segnalano:

-        l’articolo 2 che disciplina la procedura per l’attribuzione degli incarichi direttivi e semidirettivi ai magistrati da parte del Consiglio Superiore della Magistratura, con misure dirette a favorire la tempestiva conclusione della procedura;

-        l’articolo 7 volto a ridurre del 50%, a decorrere dal 1° settembre 2014 - per ciascuna associazione sindacale -, distacchi, aspettative e permessi sindacali, come attribuiti dalle disposizioni regolamentari e contrattuali vigenti sia per il personale contrattualizzato che per quello in regime di diritto pubblico[8];

-        l’articolo 8 che interviene sulla legge n. 190/2012 (cd. legge anticorruzione), rendendo maggiormente stringente la disciplina sul collocamento fuori ruolo dei magistrati (ordinari, amministrativi, contabili e militari) e degli avvocati e procuratori dello Stato che intendano assumere incarichi extragiudiziari;

-        l’articolo 9 di riforma della disciplina dei compensi professionali liquidati ad avvocati pubblici (avvocati dello Stato e degli enti pubblici) in conseguenza di sentenze favorevoli alle pubbliche amministrazioni (cfr. il R.D. n. 1611 del 1933);

-        l’articolo 10 che abolisce l’attribuzione ai segretari comunali e provinciali di quote dei diritti di segreteria e di rogito, che vengono così interamente acquisiti ai bilanci degli enti locali;

-        l’articolo 11 di modifica della disciplina del conferimento di incarichi dirigenziali a tempo determinato negli enti locali (commi 1 e 2, che, rispettivamente, novellano l’art. 110 del Tuel e abrogano l’art. 19, comma 6 quater, del D.Lgs. 165/2001), nelle regioni e negli enti e nelle aziende del Servizio sanitario nazionale con riferimento alla dirigenza professionale, tecnica ed amministrativa (comma 3). Si interviene, inoltre, sugli uffici di supporto degli organi di direzione politica degli enti locali, già normati dall’art. 90 del Tuel (comma 4). In sintesi, viene aumentato dal 10 al 30% dei posti istituiti nella dotazione organica della medesima qualifica (e comunque almeno 1) la quota massima di incarichi dirigenziali che gli enti locali possono conferire mediante contratti a tempo determinato e si consacra l’obbligo di selezione pubblica per il conferimento di detti incarichi. Inoltre, se i contratti sono stipulati con dipendenti di pubbliche amministrazioni, questi sono collocati in aspettativa senza assegni, con riconoscimento dell'anzianità di servizio, mentre la disciplina previgente prevedeva la risoluzione del rapporto di lavoro e l’eventuale riassunzione, subordinata alla vacanza del posto in organico. In secondo luogo, si fissa un limite massimo (pari al 10% della dotazione organica) anche al numero di incarichi dirigenziali conferibili con contratti a tempo determinato dalle regioni e (con riferimento alla dirigenza professionale, tecnica ed amministrativa) dagli enti e dalle aziende del Servizio sanitario nazionale. Infine, si ribadisce espressamente il divieto di effettuare attività gestionale per il personale degli staff di supporto agli organi di direzione politica locale, sottolineando che tale principio vale anche nel caso “in cui nel contratto individuale di lavoro il trattamento economico, prescindendo dal possesso del titolo di studio, è parametrato a quello dirigenziale”[9];

-        l’articolo 13 che precisa che gli incentivi relativi alla progettazione da parte delle amministrazioni aggiudicatrici e alle attività tecnico-amministrative ad essa connesse - contemplati dai commi 5 e 6 dell’art. 92 Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. n. 163/2006) – non possano essere corrisposti al personale con qualifica dirigenziale, in ragione dell’onnicomprensività del relativo trattamento economico (nuovo comma 6-bis dell’art. 92 del Codice);

-        l’articolo 19 che trasferisce le funzioni in materia di misurazione e valutazione della performance, finora svolte dall’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), al Dipartimento della funzione pubblica;

-        l’articolo 21 che sopprime 5 scuole di formazione delle pubbliche amministrazioni, con contestuale assegnazione delle funzioni degli organismi soppressi alla Scuola nazionale dell’amministrazione (SNA)[10];

-        l’articolo 22 (Razionalizzazione delle autorità indipendenti) che introduce il concorso unico ai fini del reclutamento nei ruoli delle autorità indipendenti, assieme ad altre disposizioni in tema di incompatibilità e trattamenti economici;

-        l’articolo 31 che modifica l’art. 54-bis del D.Lgs. n. 165/2001 relativo alla tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (disposizione introdotta dalla cd. legge anticorruzione n. 190 del 2012). Viene così precisato che, in presenza di condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, il dipendente pubblico può inoltrare denuncia, oltre che all’autorità giudiziaria e alla Corte dei conti, anche all’ANAC. Tale disposizione ha natura di coordinamento con le nuove funzioni assegnate all’Autorità dal decreto-legge 90.

 

 

 

 


[1] Si pensi che in Francia e in Gran Bretagna i dipendenti entro i 35 anni sono rispettivamente il 27% e il 25%, quelli entro i 25 anni sono il 5,4% in Francia e il 4,9% in Gran Bretagna.

[2] Cfr. Pubblico impiego: una rivoluzione necessaria, Edizioni FORUM PA., 2014, nonché il Rapporto semestrale Aran sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti – Dicembre 2013, secondo cui “vi sono evidenti segnali di una complessiva debolezza del capitale umano della pubblica amministrazione, accentuatasi negli ultimi anni anche per effetto delle politiche di blocco del turnover. I segnali si colgono innanzitutto, nella prevalenza di mestieri a bassa o media qualificazione professionale [….] i dati rivelano anche l’esistenza diffusa di assetti organizzativi strutturalmente poco sintonizzati con il contesto esterno”.

[3] Cfr. anche S. Pozzoli, Il nodo irrisolto dei «premi» ai dipendenti, in www.ilsole24ore.com, laddove sottolinea criticamente che ”nelle bozze di riforma del pubblico impiego c'è, ad oggi, un grande assente, cioè la regolamentazione dei fondi integrativi del personale. Eppure, anche solo il fatto che a metà maggio sia stata emanata sul tema una circolare a firma congiunta di ben tre ministri [la Circolare 12 maggio 2014, relativa alle modalità attuative dell'articolo 4 del decreto-legge 6 marzo 2014, n. 16] dimostra il caos generato, più che dal tentativo di "sanatoria" del «Salva-Roma» ter, dai comportamenti scoperti nelle ispezioni della Ragioneria generale: ogni volta che i servizi ispettivi vanno a controllare il trattamento erogato in un Comune, si scoperchia un vaso di Pandora, fatto di indennità fantasiose e di erogazioni a pioggia. […] Serve un vero riassetto del sistema”.

[4] L’istituto del trattenimento in servizio è stato introdotto dall’articolo 16 del D.Lgs. n. 503/1992, che ha previsto la possibilità per i dipendenti pubblici di permanere in servizio per un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo (ma per magistrati e avvocati dello Stato la facoltà di permanere in servizio era fissata fino al 75° anno di età) . Successivamente, l’articolo 72, commi 7-10 del D.L. 112/2008 ha escluso che la permanenza in servizio potesse configurarsi in termini di diritto soggettivo del dipendente, rimettendo la valutazione sulla domanda del dipendente (da presentare all’amministrazione di appartenenza tra il 12° e il 24° mese precedente il compimento del limite di età) alla P.A. di appartenenza, chiamata a decidere sulla base delle proprie esigenze organizzative e funzionali, in relazione alla particolare esperienza acquisita in determinati o specifici ambiti ed in funzione dell’efficiente andamento dei servizi. Ulteriori limitazioni al trattenimento in servizio sono state introdotte dall’articolo 9, comma 31, del D.L. 78/2010, in particolare per quanto riguarda il collegamento con il vincolo rappresentato dalle facoltà di assunzioni consentite dalla legislazione vigente in base alle cessazioni del personale e con il rispetto delle relative procedure autorizzatorie.

[5] Si osserva che l’istituto in commento continua a non trovare immediata applicazione nei comparti sicurezza, difesa ed esteri, per i quali l’articolo 72, comma 11, del D.L. 112/2008 – non modificato, sul punto, dal D.L. in esame - rinvia, per la definizione delle modalità applicative, ad appositi D.P.C.M., fin qui non adottati.

[6] La nuova disciplina non si applica ai Corpi di polizia, al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco e al comparto Scuola, per i quali viene espressamente fatta salva la vigente normativa di settore.

[7] Si tratta di una disciplina che configura una marcata specialità del settore pubblico.

[8] Con le procedure contrattuali previste dai rispettivi ordinamenti potrà essere modificata la ripartizione dei contingenti, come ridefiniti, tra le varie associazioni sindacali.

[9] Il principio secondo cui al personale assunto con contratto ex art. 90 TUEL è precluso lo svolgimento di attività gestionali è stato più volte richiamato dalla giurisprudenza contabile. Ex multis, cfr. Corte conti, sez. I giurisdizionale centrale, sentenza n. 785/2012/A: “l'incarico ex articolo 90 non può negli effetti andare a sovrapporsi a competenze gestionali ed istituzionali dell'ente. Se così il legislatore avesse voluto, si sarebbe espresso in maniera completamente diversa e non avrebbe affatto fatto riferimento alle funzioni di indirizzo e controllo dell'autorità politica”. Ancora, si è precisato che “l’inquadramento con contratto dirigenziale, ex art. 110 TUEL, del personale di staff contrasta con la configurazione degli uffici istituiti ai sensi dell’art. 90 TUEL. Questi ultimi, infatti, possono svolgere esclusivamente funzioni di supporto all’attività di indirizzo e di controllo, alle dirette dipendenze dell’organo politico, al fine di evitare qualunque sovrapposizione con le funzioni gestionali ed istituzionali, che devono invece dipendere dal vertice della struttura organizzativa dell’Ente” (Corte conti, Sez. contr. Lombardia, parere n. 43/2007; Sez. Contr. Piemonte, parere n. 312/2013).

[10] Nel dettaglio, l’unificazione nella SNA comporta la soppressione della Scuola superiore dell’economia e delle finanze, dell’Istituto diplomatico «Mario Toscano», della Scuola superiore dell’amministrazione dell’interno (SSAI), del Centro di formazione della difesa, della Scuola superiore di statistica e di analisi sociali ed economiche, nonché delle sedi distaccate della Scuola nazionale dell’amministrazione prive di centro residenziale.

 

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