IL D.L. 101/2013:il raggiungimento del diritto a pensione

SOMMARIO: 1. Art. 2 del D.L. 101 del 2013 – 1.1. Il raggiungimento del diritto a pensione nel caso di eccedenze di personale

1. Art. 2 del D.L. 101 del 2013

L’art. 2 del D.Lgs. 101 del 2013 contiene disposizioni in materia di accesso alle pubbliche amministrazioni, di assorbimento delle eccedenze di personale e potenziamento della revisione della spesa in materia di personale. 

Le prime disposizioni di cui al comma 2 contengono, quindi, indicazioni in tema di organico in soprannumero.

Viene richiamato il D.L. n. 95 del 2012, il quale ha disposto una riduzione delle dotazioni organiche delle amministrazioni statali, prevendendo l’avvio di procedure di mobilità per il personale in soprannumero.

La Camera dei deputati ha introdotto la previsione che siffatte procedure di mobilità debbano essere svolte dalle amministrazioni attraverso un “esame congiunto” con le organizzazioni sindacali.

Si prevede, inoltre, che per i dipendenti pubblici in soprannumero trovi applicazione la disciplina pensionistica previgente alla riforma introdotta dall’articolo 24 del D.L. n. 201 del 2011, qualora, in base a detta  previgente disciplina, essi possano conseguire la decorrenza del trattamento entro un certo termine.      

Il D.Lgs. 101 del 2013, in sede di prima stesura, indicava il termine del 31 dicembre 2015, invece, del 31 dicembre 2014, come era stato previsto dal D.L. n. 201 del 2011. La Camera dei deputati ha modificato tale termine spostandolo al 31 dicembre 2016.

Il comma 2 del medesimo articolo 2 esclude gli ordini ed i collegi professionali dalla riduzione organica sancita dal D.L. n. 95 del 2012 sulla spending review.

Sempre la Camera ha introdotto un comma 2 bis che prevede che ordini, collegi professionali, relativi organismi nazionali ed enti con natura associativa, si auto regolamentino in modo da adeguarsi ai principi del pubblico impiego, scaturiti dal D.L. n. 165 del 2001, dal D.L. n. 150 del 2009. Non si applicano i principi relativi al contenimento della spesa in quanto non gravano sulla spesa pubblica.

Sono stai introdotti dalla Camera i commi 5 bis e ter, relativi all’individuazione delle categorie di soggetti che possono rientrare nei contingenti previsti, ai fini dell’applicazione dei requisiti per il trattamento pensionistico vigente prima della riforma introdotta dell’art. 24 del D.L. n. 201 del 2011.      

L’art. 2, inoltre, prevede alcune indicazioni circa il conferimento degli incarichi.

Il comma 8 stabilisce che, all’esito della riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni e della riduzione delle dotazioni organiche, queste possano conferire incarichi dirigenziali ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs. 165 del 2001.

Dopo il comma 8, sono stati inseriti in sede i conversione, i commi da 8 bis ad 8 quinques, sempre in materia di conferimento degli incarichi.

Va detto, inoltre, che alcune previsione dell’art. 2 riguardano la rilevazione del costo del lavoro presso la P.A..    

Dal 1° gennaio 2014 è previsto l’assoggettamento di tutte le pubbliche amministrazioni censite dall’Istat al controllo del costo del lavoro. La comunicazione del costo del lavoro deve essere fatta anche da tutte le società non quotate che siano partecipate direttamente o indirettamente, a qualunque titolo, dalla P.A..

Sempre in sede di conversione sono stati introdotti all’art. 13 i commi da 13 bis a 13 septies relativi agli argomenti più disparati dalla disciplina dell’Agenzia per l’Italia digitale ad alcune indicazioni relative al Codice  dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.   

Ancora una volta, la tecnica usata dal legislatore non è quella di inserire nuove norme, ma quelle di modificare una disciplina già esistente, creando una serie di richiami fino ad arrivare ad un vero e proprio groviglio di non facile interpretazione ed applicazione. 

 

1.2. Il raggiungimento del diritto a pensione nel caso di eccedenze di personale

 

Il comma 3 dell’art. 2 stabilisce che in caso di eccedenza di personale D.L. n. 101 del 2013, previste dall’art. 2, comma 14 del D.L. n. 95 del 6 luglio 2012, convertito con modificazioni dalla legge n. n. 135 del 7 agosto 2012, le disposizioni previste dall’art. 2, comma 11, lett. a), del medesimo decreto legge, si applicano a tutte le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 165 del 2001.  

L’art. 2 del D.L. n. 95 del 2012 disciplina la “Riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni”.

In particolare, il comma 11 prevede che “Per  le  unità  di  personale  eventualmente  risultanti   in soprannumero all'esito delle  riduzioni  previste  dal  comma  1,  le amministrazioni, fermo restando per la  durata  del  soprannumero  il divieto di assunzioni di personale a  qualsiasi  titolo,  compresi  i trattenimenti in servizio, avviano le procedure di  cui  all'articolo 33 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, adottando, ai  fini di quanto previsto dal comma 5 dello stesso articolo 33, le  seguenti procedure e misure in ordine di priorità: 

a) applicazione, ai lavoratori  che  risultino  in  possesso  dei requisiti anagrafici e contributivi i  quali,  ai  fini  del  diritto all'accesso e alla decorrenza del trattamento pensionistico  in  base alla disciplina vigente prima dell'entrata in vigore dell'articolo 24 del  decreto  legge  6  dicembre  2011  n.   201,   convertito,   con modificazioni, dalla  legge  22  dicembre  2011,  n.  214,  avrebbero comportato  la  decorrenza  del  trattamento  medesimo  entro  il  31 dicembre 2014, dei requisiti anagrafici e di anzianità contributiva nonché  del  regime  delle  decorrenze   previsti   dalla   predetta disciplina  pensionistica,  con  conseguente  richiesta  all'ente  di appartenenza della certificazione di tale diritto. Si applica,  senza necessità di motivazione, l'articolo 72, comma 11, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge  6 agosto 2008, n. 133. Ai fini della liquidazione  del  trattamento  di fine rapporto comunque denominato,  per  il  personale  di  cui  alla presente lettera:

1) che ha maturato i requisiti alla data del 31  dicembre  2011 il trattamento di fine rapporto medesimo sarà  corrisposto al momento della maturazione del diritto alla corresponsione dello stesso  sulla base di  quanto  stabilito  dall'articolo  1,  commi  22  e  23,  del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con  modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148;

2) che  matura  i  requisiti  indicati  successivamente  al  31 dicembre 2011 in ogni caso il  trattamento  di  fine  rapporto  sarà  corrisposto al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla   corresponsione   dello   stesso   secondo   le    disposizioni dell'articolo 24 del citato decreto-legge n. 201  del  2011  e  sulla base di quanto stabilito dall'articolo 1, comma 22, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148;

 b) predisposizione, entro il 31 dicembre 2012, di una  previsione delle cessazioni di personale in servizio,  tenuto  conto  di  quanto previsto dalla lettera a) del presente comma, per verificare i  tempi di riassorbimento delle posizioni soprannumerarie;

c) individuazione dei soprannumeri non  riassorbibili  entro  due anni a decorrere dal 1° gennaio 2013, al  netto  dei  collocamenti  a riposo di cui alla lettera a);

 d) in base alla verifica della compatibilità e coerenza con  gli obiettivi di finanza pubblica  e  del  regime  delle  assunzioni,  in coerenza con la programmazione del fabbisogno, avvio di  processi  di mobilità   guidata,   anche   intercompartimentale,   intesi    alla ricollocazione, presso uffici delle amministrazioni di cui al comma 1 che presentino vacanze di organico, del personale  non  riassorbibile secondo i criteri del collocamento a riposo da  disporre  secondo  la lettera a). I processi di cui alla presente  lettera  sono  disposti, previo esame  con  le  organizzazioni  sindacali  che  deve  comunque concludersi entro trenta giorni, mediante  uno  o  più  decreti  del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto  con  i  Ministeri competenti e con il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze.  Il personale trasferito mantiene il trattamento  economico  fondamentale ed  accessorio,  limitatamente  alle  voci  fisse   e   continuative, corrisposto al  momento  del  trasferimento  nonché  l'inquadramento previdenziale. Nel caso in  cui  il  predetto  trattamento  economico risulti più elevato rispetto a quello previsto è attribuito per  la differenza un assegno ad  personam  riassorbibile  con  i  successivi miglioramenti economici a qualsiasi titolo conseguiti. Con lo  stesso decreto é stabilita un'apposita tabella  di  corrispondenza  tra  le qualifiche e le posizioni economiche del personale assegnato;

e) definizione, previo esame con le organizzazioni sindacali  che deve comunque concludersi entro trenta giorni, di criteri e tempi  di utilizzo di forme contrattuali a tempo  parziale  del  personale  non dirigenziale di cui alla lettera c) che, in relazione  alla  maggiore anzianità contribuiva, è dichiarato in eccedenza,  al  netto  degli interventi di cui  alle  lettere  precedenti.  I  contratti  a  tempo parziale sono definiti in proporzione alle  eccedenze,  con  graduale riassorbimento all'atto delle cessazioni a  qualunque  titolo  ed  in ogni caso portando a compensazione i contratti di tempo parziale  del restante personale”.

A fine di meglio comprendere le modifiche apportate dal D.L. 101 del 2013 occorre analizzare la norma punto per punto.

I nn. 2), 3), 4) e 5) del comma 1, lett a) del comma 1, lett a) dell’art. 2 del D.L. 101 del 2013 apportano una serie di modifiche con lo scopo di spostare in avanti i termini dei piani di riduzione del personale. Il comma 1, lett a), n. 2) modifica il comma 11, lett a) del già citato art. 2 del D.L. 95/2012. Pertanto, ai pubblici dipendenti si applica la disciplina pensionistica previgente la riforma introdotta dall’art. 24 del D.L. 201 del 2011 qualora, sulla base di tale disciplina essi possano conseguire la decorrenza del trattamento entro il 31 dicembre 2015, anziché alla scadenza inizialmente prevista del 31 dicembre 2014. 

La Camera dei deputati ha spostato tale termine al 31 dicembre 2016

Tale norma va letta con il comma 6 dell’art. 2 del D.L. 101 del 2013, il quale contiene un‘interpretazione autentica dell’art. 2, comma 11, letta del D.L. 95 del 2012 nello stabilire che l’amministrazione, nei limiti del soprannumero, procede alla risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro nei confronti dei dipendenti in possesso dei requisiti indicati dalla norma stessa. La norma, quindi, attribuisce all’amministrazione che individui personale in sovrannumero, il potere o meglio il dovere di risolvere in via unilaterale i rapporti di lavoro dei dipendenti in possesso dei requisiti richiesti dalla norma.

Il n. 3 della lett. a) del comma 1, dell’art. 2 del D.L. 95 del 2012 posticipa il termine del 31 dicembre 2012 al 30 settembre 2013 per la predisposizione della previsione delle cessazioni  di personale in servizio per la verifica dei tempi necessari al riassorbimento dei  sovrannumerari. 

Il n. 4 della lett. a) comma 1 dell’art. 2   del D.L. 101 del 2013 modifica il comma 11, lett c) differendo al 1° gennaio 2015, al posto del termine originario del 1° gennaio 2014, l’obbligo di individuare  i dipendenti in sovrannumero non riassorbibili con il pensionamento, la mobilità o il part time.

Un ulteriori rinvio è contenuto nel n. 5, lett b) del comma 2 del D.L. 101 del 2013, il quale novellando il comma 12 dell’art. 2 del D.L. 95 del 2012, porta dal 30 giungo 2013 al 31 dicembre 2013, il termine entro il quale, se il personale non è riassorbibile, l’amministrazione ne dichiara l’esubero. Il comma 12 prevede, inoltre, l’estensione fino a 48 mesi del periodo di disponibilità dei lavoratori in esubero con conseguente sospensione del rapporto di lavoro e la percezione di un’indennità pari all’80% dello stipendio oltre all’indennità integrativa speciale con esclusione di qualsiasi altro emolumento di natura retributiva.

Va detto, inoltre, che il comma 1, lett b) dell’art. 2 del D.L. 101 del 2013 novella l’art. 14 del D.L. 95 del 2012 che nella versione originaria non consentiva di computare nel limite finanziario delle assunzioni le cessazioni dal servizio derivanti dalle procedure di mobilità, nonché da collocamenti relativi a posizioni sovrannumerarie dovute all’applicazione dell’art. 2, comma 11, lett a) del D.L. 95 del 2012.

La modifica dell’art. 14 comma 7 della spending reviw  consente di computare tra le assunzioni le cessazioni dal servizio derivanti dai collocamenti a riposo in applicazione delle disposizioni del comma 11 lett a) con riferimento al periodo successivo a quello necessario per la decorrenza, ai sensi dell’art. 24 del D.L. 211 del 2011. Resta ferma, invece, l’esclusione dal computo delle cessazioni al servizio derivanti dai processi di mobilità. 

Va posta in evidenza, inoltre, la disposizione contenuta nel comma 3 del D.L. 101 , la quale stabilisce che nei casi in cui sia dichiarata l’eccedenza di personale, in presenza delle condizioni stabilite dall’art. 2, comma 14 del D.L. 95 del 2012, l’eccedenza dovuta a ragioni funzionali o finanziarie dell’amministrazione. Il comma 3 chiarisce che in presenza delle condizioni fissate dall’art. 2, comma 14 della spending review, le disposizioni previste dal comma 11, lett a) del medesimo art. 2 si applicano a tutte le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2 del D.Lgs. 165 del 2001. Le posizioni dichiarate in eccedenza non possono essere ripristinate dalle dotazioni organiche di ciascuna amministrazione  e si estende anche ai casi di eccedenza di personale derivante da ragioni organizzative e finanziarie l’applicazione dell’art. 14 , comma 7, novellato dal D.L. 95 del 2012.

Dall’esame dei commi 4 e 5 dell’art. 2 del D.L. 101 del 2013 si evincono, poi, altre due norme di interpretazione autentica[1]. Il comma 4 interpreta l’art. 24, comma 3 del D.L. 211 del 2011 il c.d. “decreto salava Italia”, convertito dalla legge 214 del 2011, in relazione all’accesso ala trattamento pensionistico da parte dei lavoratori che maturino entro il 31 dicembre 2011 i requisiti di età e di anzianità contributiva.    Il comma 24, comma 3 prevede che il lavoratore che consegue il diritto a pensione secondo la normativa vigente 31 dicembre 2011 può chiedere all’ente di appartenenza la certificazione di tale diritto.

Il conseguimento da parte del diritto a pensione entro il 31 dicembre 2011 comporta in via obbligatoria l’applicazione del regime di accesso e dei termini di decorrenza previgenti rispetto all’entrata in vigore del predetto art. 24 per favorire la gestione degli esuberi mediante i pensionamenti. 

Infine, il comma 5 prevede un’interpretazione autentica dell’art. 24 del D.L. 201 del 2011, comma 4 secondo periodo. Tale norma prevede un sistema di incentivazione al proseguimento dell’attività lavorativa oltre l’età pensionabile, nei limiti ordinamentali dei singoli settori di appartenenza, attraverso una riparametrazione dei coefficienti di trasformazione calcolati fino all’età di 70 anni.

Per i lavoratori delle pubbliche amministrazioni il limite previsto, dai singoli settori di appartenenza, per il collocamento a riposo d’ufficio e vigente alla data di entrata in vigore del D.L. 201 del 2011  non può essere modificato dall’elevazione dei requisiti anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia e costituisce il limite non superabile se non nei casi di trattenimento in servizio o per proseguire il rapporto di lavoro nella misura strettamente necessaria a consentire al lavoratore di raggiungere la prima decorrenza utile alla pensione. In tal caso l’amministrazione deve far cessare il rapporto di lavoro nel caso in cui il lavoratore abbia conseguito, a qualsiasi titolo, i requisiti per il diritto a pensione.                                  

Il Dipartimento della Funzione Pubblica con la circolare n 3 del 29 luglio 2013[2] ha chiarito i presupposti ed i destinatari dei pensionamenti in deroga di cui all'art. 2, comma 11, lett. a), del decreto legge n. 95 del 2012, convertito in l. n. 135 del 2012, c.d. "Spending review", nell'ambito delle misure che le pubbliche amministrazioni devono adottare in relazione alle situazioni di soprannumero.

Dopo i chiarimenti apportati dalla Direttiva n. 10 del 2012 del Dipartimento della funzione pubblica in presenza di personale in soprannumero risultante a seguito delle riduzioni effettuate dai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri adottati ai sensi dell’art. 2, comma 5 del D.L. 95 del 2012 e nei limiti della necessità del riassorbimento, la disposizione disciplina delle particolari ipotesi di pensionamento, prevedendo l’applicazione del regime di accesso e di decorrenza al trattamento pensionistico previgente rispetto alla riforma operata dall’art. 24 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214[3]

Occorre, quindi, richiamare la disciplina vigente prima dell’entrata in vigore dell’art. 24 del D.L. n. 210 del 2011, sia ai fini dell’accesso che della decorrenza del trattamento pensionistico applicabile ai dipendenti interessati dalle disposizioni di cui all’art. 2, comma 11 lett a) del predetto D.L. 95 del 2012, precisando cha a decorrere dal 1° gennaio 2013, l’applicazione dei requisiti di accesso al trattamento pensionistico deve tenere conto dell’adeguamento della speranza di vita determinato con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 6 dicembre 2012.

Pertanto, a decorrere da tale anno, i requisiti anagrafici per il conseguimento della pensione di vecchiaia sono incrementati di 3 mesi ed i valori di somma di età anagrafica per il conseguimento della pensione di vecchiaia sono incrementato di tre mesi ed i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella allegata alla legge n. 243 del 2004, sono incrementati di 0,3 unità.

Gli aumenti per l’adeguamento agli incrementi della speranza di vita non si applicano, invece, al requisito contributivo di 40 anni per il conseguimento della pensione di anzianità poiché l’adeguamento di questo requisito è stato introdotto dall’art. 24, comma 12 del D.L. 201 del 2011 e non era previsto dalle disposizioni vigenti prima dell’entrata in vigore dello stesso decreto.

Quanto alla pensione di anzianità, va detto che il diritto al trattamento pensionistico di anzianità per i lavoratori dipendenti iscritti all’assicurazione generale obbligatoria ed alle forme di essa sostitutive ed esclusive si consegue, a prescindere dall’età, in presenza di un requisito di anzianità contributiva non inferiore a 40 anni. A tale requisito non si applicano gli incrementi della speranza di vita.

Si precisa, inoltre, che l’art. 24, comma 14, del D.L. 201 del 2011 ha mantenuto in vigore il regime sperimentale speciale previsto per le lavoratrici donne all’art. 1, comma 9, della legge 243 del 2004  che accorda sino al 2015 il diritto di accesso al trattamento pensionistico di anzianità in presenza di un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e di un’età pari o superiore a 57 anni nei confronti delle dipendenti che optano per una liquidazione del trattamento medesimo secondo le regole di calcolo del sistema contributivo. Tale regime resta, quindi,  applicabile anche durante il periodo di vigenza della disposizione sui pensionamenti per soprannumero quale sistema volontario.

La norma accorda una facoltà connessa all’esercizio del diritto di opzione per il sistema del calcolo contributivi. Pertanto, la sua applicazione può essere soltanto chiesta dal dipendente  e non può essere soltanto chiesta dal dipendente e non può essere prevista dall’amministrazione ai fini del pensionamento obbligatorio.    

La norma subordina la possibilità di attuare i pensionamenti alla circostanza  che la decorrenza del trattamento avvenga entro il 31 dicembre 2014.

La Circolare del 29 luglio 2013 chiarisce che occorre verificare l’applicabilità in concreto del regime della finestra mobile di cui all’art. 12 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito nella legge n. 122 del 30 luglio 2010. Tale norma ha introdotto il posticipo di 12 mesi per la decorrenza dei trattamenti pensionistici per coloro che maturano i requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alla pensione a partire dal 1° gennaio 2011.

Pertanto, la pensione avrà decorrenza immediata per coloro che hanno maturato i requisiti pensionistici prima del 1° gennaio 2011 e nei confronti di coloro per i quali siano decorsi 12 mesi dalla maturazione dei primi requisiti utili per l’accesso a pensione[4].

Considerando che, ai fini dell’applicazione dell’art. 2, comma 11, del D.L. 95 del 2012, i requisiti devono essere tali da comportare, sulla base della normativa previgente, la decorrenza del trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2014 e tenuto conto che per i requisiti maturati a partire dal 1° gennaio 2011 l’accesso al pensionamento avviene decorsi 12 mesi dalla maturazione degli stessi (c.d. finestra mobile), i requisiti sia per la pensione di vecchiaia che per la pensione di anzianità devono essere raggiunti al massimo alla data del 30 novembre 2013 per gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (decorrenza della pensione 1° dicembre 2014) ed alla data del 30 dicembre 2013 per gli iscritti alla gestione ex Inpdap (decorrenza della pensione 31 dicembre 2014). 

Per il requisito dei 40 anni di contribuzione, indipendentemente dall’età anagrafica, bisogna tenere presente che l’accesso al trattamento pensionistico, subisce rispetto ai 12 mesi della c.d. finestra mobile, un ulteriore posticipo di 1 mese per i requisiti maturati nell’anno 2012 e di 2 mesi per i requisiti maturati nell’anno 2013 (art. 18, comma 22 ter del D.L. n. 98 del 6 luglio 2011, convertito in legge n. 11 del 15 luglio 2011.

Pertanto, i 40 anni di anzianità contributiva devono essere raggiunti al massimo alla data del 30 settembre 2013 per gli iscritti all’assicurazione generale (decorrenza pensione 1° dicembre 2014) ed alla data del 30 ottobre 2013 per gli iscritti alle gestioni ex Inpdap (decorrenza 31 dicembre 2014).    

Ai fini della liquidazione di ogni tipo di  trattamento di fine rapporto[5] il comma11 dell’art. 2, lett a) del D.L. 95 del 2012, distingue due fattispecie:

1)      per il personale “che ha maturato i requisiti alla data del 31 dicembre 2011, il trattamento di fine rapporto medesimo sarà corrisposto al momento della maturazione del diritto alla corresponsione dello stesso sulla base di quanto stabilito dall’art. 1, commi 22 e 23 del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148”;

2)      per il personale “che matura i requisiti indicati successivamente al 31 dicembre 2011 in ogni caso il trattamento di fine rapporto sarà corrisposto al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione dello stesso secondo le disposizioni dell’art. 74 del citato D.L. n. 211 del 2011 e sulla base di quanto stabilito dall’art. 1, comma 72 del D.L. n. 138 del 13 agosto 2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 148 del 14 settembre 2011”.  

Il D.L. consente, quindi, la possibilità di utilizzare la deroga alla riforma delle pensioni a tutte le amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 165 del 2001, che dichiarino eccedenze di personale.

Com’e stato giustamente osservato[6], in tal modo, entra in gioco l’aspetto politico gestionale delle amministrazioni solitamente restie a dichiarare le eccedenze.         

 

 

 


[1] L. Olivieri, Per la spending review in arrivo un’operazione di restyling, in Guida al Diritto, n. 10 ottobre 2013, pag. 28.

[2] La citata circolare non ha come destinatari gli enti locali, ai quali invece si applicano le disposizioni di cui all'articolo 16, comma 8, secondo il quale “Fermi restando i vincoli assunzionali di cui all' articolo 76, del decreto-legge n. 112 del 2008 convertito con legge n.133 del 2008 , e successive modificazioni ed integrazioni, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanare entro il 31 dicembre 2012 d'intesa con Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono stabiliti i parametri di virtuosità per la determinazione delle dotazioni organiche degli enti locali, tenendo prioritariamente conto del rapporto tra dipendenti e popolazione residente. A tal fine è determinata la media nazionale del personale in servizio presso gli enti, considerando anche le unità di personale in servizio presso le società di cui all'articolo 76, comma 7, terzo periodo, del citato decreto-legge n. 112 del 2008 . A decorrere dalla data di efficacia del decreto gli enti che risultino collocati ad un livello superiore del 20 per cento rispetto alla media non possono effettuare assunzioni a qualsiasi titolo; gli enti che risultino collocati ad un livello superiore del 40 per cento rispetto alla media applicano le misure di gestione delle eventuali situazioni di soprannumero di cui all'articolo 2, comma 11, e seguenti”.

 

[3] M. Cinelli, Diritto della previdenza sociale, Torino, 2013, 569.

[4] Ha decorrenza immediata la pensione di colui che compie 65 anni il 2 giugno 2012 ed ha maturato il 31 marzo 2011 un’anzianità contributiva pari a 35 anni. In tal caso il dipendenti ha maturato il diritto alla pensione di anzianità il 31 marzo 2011 ed la momento del compimento del 65° anno di età sono già trascorsi 12 mesi dalla maturazione del diritto.   

[5] F. Vallacqua, La gestione virtuale del trattamento di fine rapporto ed alcune problematiche normative e fiscali in materia di previdenza complementare per il pubblico impiego,  in Il Nuovo diritto amministrativo, 1/2013, 124.

[6]Piuttosto che rilevare le eccedenze le amministrazioni, grazie a qualche aiuto legislativo, preferiscono rinviare tale momento. Con le modifiche apportate al D.Lgs. 165 del 2001 è possibile rilevare le eccedenze non solo rispetto alle dotazioni organiche, ma anche per esigenze funzionali e criticità finanziarie, in  F. Verbaro, Una nuova occasione persa per ridisegnare il settore pubblico, tratto da Guida al pubblico impiego, Il sole 24 ore, n. 9 si settembre 2013. 

 

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