I tagli alle spese nella pubblica amministrazione: dalle auto blu alle consulenze

SOMARIO:1.IL  D.L. 101 del 20132  - 1.1. Le “auto blu” – 1.2.La riduzione delle spese per le consulenze 

1. Il D.L. 101 DEL 31 AGOSTO 2013

 

Il D.Lgs 101 del 31 agosto 2013 recante “Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nella pubbliche amministrazioni” si inserisce nel programma di Governo diretto a proseguire la revisione della spesa pubblica al fine di eliminare gli sprechi e riallocare le risorse disponibili per favorire una maggiore efficienza delle pubbliche amministrazioni e potenziare l’efficacia delle loro azioni. 

Si tratta di una serie di    norme che sarebbero dovute intervenire sul piano organizzativo e funzionale della pubblica amministrazione, al fine di un miglior utilizzo delle risorse umane ed una corretta gestione delle stesse.

In realtà, secondo i primi commentatori,  è stata l’ennesima occasione persa per ridisegnare il settore pubblico[1].

Siamo in un periodo di crisi profonda del sistema pubblico cui vengono attribuiti molti dei mali del sistema Paese, quali l’inefficienza, la lentezze e la mancanza di competitività. Pertanto, sarebbe stato necessario un intervento strutturale e funzionale che potesse contribuire al rilancio del paese mediante l’offerta di servizi a misura del cittadino e delle imprese.     

Il D.Lgs. è composto di 13 articoli di cui solo i primi 5 contengono “elementi” per uno spiraglio di riforma della pubblica amministrazione, mentre gli altri si occupano degli argomenti più disparati: dalla disciplina del controllo aeroportuale, alla tracciabilità dei rifiuti, alla regolamentazione delle scuole italiane all’estero, alla nascita di una nuova Agenzia per la gestione dei fondi provenienti dall’Unione Europea. 

L’intento del legislatore era anche quello di definire politiche occupazionali che ottimizzassero il margine di assunzioni che la normativa vigente riconosce alla pubbliche amministrazioni e superassero il momento storico in cui anche nella P.A. si è fatto ricorso all’uso delle varie tipologie di lavoro flessibile.

In materie di autovetture, sono stata apportate misure ancora più restrittive per quelle amministrazioni che non hanno provveduto a dare corretta e piena attuazione alla precedente normativa di riduzione delle spese, prevedendo la nullità dei contratti stipulati in violazione delle disposizioni di cui al D.Lgs. 101 del 2013.

Gli atti adottati, inoltre, costituiscono illecito disciplinare, con conseguente applicazione sanzione amministrativa pecuniaria, ferma restando la responsabilità amministrativa per danno erariale.

Sul piano delle consulenze, la riduzione della spesa si rende necessaria oltre che per ragioni di contenimento della finanza pubblica, anche per evitare un utilizzo improprio delle stesse.  In analogia alla disciplina prevista per le autovetture, sono previste sanzioni e responsabilità per i casi di violazione.

Vi sono, inoltre, disposizioni dirette a creare una sinergia delle commissioni medico ospedaliere attraverso l’estensione delle convezioni previste dall’art. 1 ter del D.L. 31 marzo 2005, n. 45, convertito con modificazioni dalla L. 31 maggio 2005, n. 89, anche al Ministero della Difesa. In tal modo, senza oneri aggiuntivi, sarà permesso l’espletamento delle attività delle nuove commissioni sanitarie relative agli accertamenti medico legali nei confronti del personale militare.

Il provvedimento contiene, anche, disposizioni volte ad assicurare le assunzioni obbligatorie nelle pubbliche amministrazioni dei lavoratori appartenenti alle categorie protette, nel rispetto delle quote e dei criteri di computo previsti dalla vigente normativa, consentendo la deroga ai divieti di assunzioni anche nel caso in cui le pubbliche amministrazioni interessate siano in situazioni di soprannumerarietà.

L’art. 8 contiene norme dirette  ad assicurare il potenziamento e l’operatività del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. La stessa prevede un incremento della misura di mille unità delle dotazioni organiche del Corpo e a tal fine di consentire l’utilizzo di personale già esperto ed il non aggravio delle finanza pubblica, prevede che venga assunto il personale inserito nelle graduatorie di cui all’art. 4 ter del D.L. 20 giungo 2012, n. 79, convertito, con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 131.

Sempre nell’ottica dell’efficienza operativa e del miglioramento dei servizi da rendere ai cittadini, il comma 6 del medesimo art. 8 stabilisce che tra le attività affidate ai Vigili del Fuoco, il servizio pubblico integrato su base convenzionale con le autorità deputate al soccorso sanitario. Questo consente agli aeromobili del Corpo nazionale di svolgere anche la predetta attività senza che siano applicate le norme del codice della navigazione previste per gli operatori privati.

Il comma 7 in base alla previsione del trasferimento alle regioni dell’esercizio delle competenze amministrative in materia di incidenti rilevanti, stabilisce a decorrere dal 1° gennaio 2014 i procedimenti semplificati di prevenzione incendi di cui al D.P.R. n. 151 del 2011 si applichino anche negli stabilimenti a rischio di incidente rilevante di cui all’art. 8 del D.Lgs. 334 del 1999.

In materia di personale delle istituzioni scolastiche e culturali italiane all’estero, nei limiti dell’obiettivo quantitativo fissato dal D.L. n. 95 del 2012 di riduzione del personale di ruolo della scuola in servizio all’estero ad un contingente di 624 unità entro l’anno scolastico 2016/2017, si consente ogni anno la partenza di un numero limitato e predefinito di dirigenti scolastici, docenti per discipline curricolari, lettori e amministrativi, in deroga al blocco delle partenze dall’Italia imposto dal comma 12 dell’art. 14 del predetto decreto. La deroga, tuttavia, non comporterà un numero di posti aggiuntivi al contingente annuale la cui riduzione continuerà fino al raggiungimento dell’obiettivo previsto. Si vuole assicurare, inoltre, agli alunni delle scuole italiane all’estero gli insegnamenti obbligatori previsti dalla legislazione italiana anche laddove fosse impossibile l’invio di personale di ruolo. Si potrebbe, in tal modo, consentire l’affidamento di tali insegnanti a personale italiano già residente nel paese ospitante o straniero in possesso dei requisiti prescritti, il cui contratto di assunzione e il rapporto di lavoro siano regolati dalla legge locale. 

Il D.Lgs. 101 del 2013 mira anche a potenziare l’azione di programmazione, coordinamento, sorveglianza e sostegno della politica di coesione attraverso la ridefinizione del quadro di governance della materie delle politiche per la coesione territoriale con la ripartizione delle relative competenze fra la Presidenza del Consiglio dei Ministri o del Ministro delegato, con funzioni più specificamente operative di attuazione, vigilanza e supporto della autorità di gestione dei programmi. Inoltre, è previsto un piano straordinario di assunzione di personale nel limite di 120 funzionari da ripartire tra un numero limitato di amministrazioni centrali e l’istituenda Agenzia.

Il complesso normativo contiene, infine, norme dirette a semplificare e razionalizzare il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, in materia di energia e di imprese di interesse strategico nazionale. In particolare, si tratta di misure idonee a dare attuazione al piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria di cui al comma 5 dell’art. 1del D.L. 4 giungo 2013, n. 61, convertito dalla L. 3 agosto 2013, n. 89 a loto volta necessarie ad assicurare il rispetto delle prescrizioni di legge e dell’autorizzazione integrata ambientale rilasciata allo stabilimento ILVA di Taranto. Gli interventi di attuazione dell’AIA comportano la produzione di rilevanti quantità di rifiuti pericolosi e non pericolosi, per cui corretto smaltimento è necessario disporre in tempi rapidi di impianti idonei che possono essere costituti dalle discariche ubicate nel comune di Statte, nel perimetro dello stabilimento di Taranto, che hanno già avuto provvedimenti positivi di valutazione di impatto ambientale, ma il cui iter di costruzione non è ancora definito nonostante sia ormai trascorso un lasso di tempo considerevole dall’epoca del rilascio dei provvedimenti predetti. Senza tali discariche i tempi di attuazione degli interventi previsti dall’Aia si allungherebbero di molto considerato che trovare altre discariche esterne al sito dello stabilimento e idonee a far fronte ai considerevoli fabbisogni di smaltimento è cosa molto difficile ed in ogni caso richiederebbe tempi lunghi e costi molti elevati sottraendo risorse ad altri interventi ambientali.

In materia di gestione dei rifiuti, infine, per consentire il proficuo riavvio del Sistema Sistri alla date, già calendarizzate del 1° ottobre 2013 e del 3 marzo 2014, il presente provvedimento introduce modifiche al D.Lgs. 152 del 2006 volte a semplificare il Sistema Sistri in una prospettiva anche di riduzione progressiva dei costi per gli utenti. L’intervento normativo è stato necessario anche per dare attuazione a quanto previsto dagli artt. 17, 23 e 35 della Direttiva 2008/98/CE che richiedono agli Stati membri di adottare un sistema di tracciabilità dei rifiuti, dalla fase di produzione a quella di smaltimento per i produttori e gestori di rifiuti pericolosi e per enti ed imprese che gestiscono i rifiuti.                          

L’art. 1 del D.L. 101 del 2013, convertito nella legge 125 del 30 ottobre 2013, persegue risparmi di spesa su due fronti autovetture e consulenze.

In sede di conversione, è stato previsto al  comma 5 un inasprimento della riduzione delle spese in materia di consulenze, rispetto alla disciplina di cui all’art. 6, comma 7, del D.L. n. 78 del 2010. 

Inoltre, sono state introdotti i commi 5bis, 5 ter e 5 quater, con l’obbligo di trasmettere i dati sulla spesa disaggregata entro il 31 dicembre del 2013, destinati ad incarichi e consulenze, nonché ad incarichi ed a contratti a tempo determinato.

In sede di conversione è stato introdotto, poi,  il comma 8 bis in materia di risparmio di spesa per gli enti previdenziali di diritto privato.

All’esame in prima lettura, il Senato aveva introdotto all’art. 1 alcuni nuovi commi. Tra questi i commi da 9 bis a 9 sexies, relativi agli insegnanti di religione cattolica con la previsione di riapertura delle graduatorie dei concorsi già espletati al fini di utilizzare le stesse per assunzioni a tempo indeterminato fino ad esaurimento, nonché di un meccanismo per la copertura dei posti vacanti e disponibili nelle dotazioni organiche, analogo a quello vigente per la generalità degli insegnanti. Questi commi sono stati soppressi dalla Camera dei deputati.

Da un primo sguardo d’insieme si nota con tutta evidenza come l’art. 1 del D.Lgs. 101 del 2013 contenga disposizioni in ordine ai risparmi di gestioni nei settori più disparati, partendo dalle auto blu si arriva alle casse privatizzate. 

Si tratta come hanno già notato i primi osservatori all’indomani della pubblicazione del D.Lgs. 101 del 2013 nella Gazzetta Ufficiale del 32 agosto 2013, di un ritorno al passato[2] ed a logiche che si pensavano ormai superate.

Il D.L. 101 è il classico testo normativo dove sono state fatte confluire le grandi urgenze che lo Stato aveva necessità di risolvere.

Si tratta, quindi, di una tappa di aggiornamento della spending review sulla scia della politica di contenimento della spesa pubblica che da ormai più di tre anni affligge la P.A..

Il decreto, annunciato, come una vera e propria riforma della P.A. si è rivelato uno strumento per effettuare gli ennesimi  tagli alle spese, nonché  un mezzo per incentivare la riduzione delle stesse, secondo quanto disciplinato in particolare nell’art. 1.

I tagli alle auto blu sono un sistema di risparmio già adottato in passato per cui  aprire l’art. 1 proprio con tale indicazione appare una scelta poco innovativa che non lascia intravedere l’intenzione di adottare provvedimenti diretti ad innovare la P.A. per renderla  più efficiente, efficace ed al servizio del cittadino.

Tali misure , secondo, attenti osservatori[3], le misure sulle auto di servizio pur prevedendo il blocco fino al 2015 contengono numerose deroghe e non incidono sul personale autista che costituisce la componente più costosa.   

 

 

1.1. Le “auto blu”

 

 

L’art. 1, ai commi 1- 4 bis, del D.Lgs. 101 del 2013, si occupa proprio della riduzione della spesa per auto di servizio e per buoni taxi nella pubbliche amministrazioni.

Il primo periodo del primo comma estende all’anno 2015 il divieto, già posto dalla precedente normativa fino al 2014, di acquisto di autovetture e di stipulazione di contratti di locazione finanziaria aventi ad oggetto le medesime autovetture. 

Il divieto riguarda le pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’ISTAT, le autorità indipendenti e la Commissione per la società e la borsa (CONSOB). Sono escluse dall’ambito di applicazione del divieto gli acquisti effettuati per le esigenze del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, per i servizi istituzionali di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, per i servizi sociali e sanitari svolti per garantire livelli essenziali di assistenza.    

Il secondo periodo del comma 1 modifica, per il periodo di vigenza del divieto in oggetto, la disciplina del limite di spesa, per le predette amministrazioni, in materia di acquisto, manutenzione, noleggio ed esercizio di autovetture[4], nonché di acquisto di buoni taxi.

 

Sulla base della normativa vigente di contenimento della spesa per autovetture di cui all’art. 5, comma 2, del D.L. 6 luglio 2012, n. 95, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012,  n. 135, il limite di spesa è pari, per l’amministrazione al 50 % della spesa sostenuta nell’anno 2011. Tale disposizione non trova applicazione per le autovetture impiegate dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle politiche agricole e forestali, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco o per i servizi istituzionali svolti nell’area tecnico-operativa della difesa.

Il secondo periodo del comma 1 dispone che, per il periodo di vigenza del divieto summenzionato, il limite deve essere calcolato escludendo le spese sostenute per l’acquisto di autovetture.

Il successivo comma 4  specifica tra le fattispecie escluse dall’ambito di applicazione del limite rientrano anche le autovetture impiegate per le attività di protezione civile.

Il comma 2 stabilisce che le amministrazioni che non adempiono agli obblighi di comunicare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica in materia di auto di servizio, posti dall’art. 5 del D.P.C.M.  3 agosto 2011[5],  sono assoggettate a decorrere dal 2014 ad una ulteriore limite di spesa non superiore al 50%[6] del limite di spesa previsto per il 2013 in materia di acquisto, manutenzione, noleggio ed esercizio di autovetture, nonché di acquisto di buoni di taxi. 

In tali casi si applicano le sanzioni di cui all’art. 46 del D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33[7].

 

Il comma 3 prevede che gli atti adottati in violazione del divieto e dei limiti di cui ai commi 1 e 2 siano nulli, costituiscono illecito disciplinare e siano soggetti ad una sanzione amministrativa pecuniaria da mille a cinquemila euro.

Si rileva che il comma 3 prevede solo la spesa per auto di servizio e non anche la spesa per i buoni taxi.

Il comma 4 demanda ad Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri la definizione di modalità e limiti ulteriori di impiego delle autovetture di servizio  - modalità e limiti che costituiscono anche criteri attuativi delle norme di cui ai precedenti commi da 1 a 3 .   

In sede di conversione è stato introdotto il comma 4 bis il quale stabilisce che  nei casi  in cui è ammesso l’acquisto di auto nuove, queste devono essere a basso impatto ambientale ed a minor costo di esercizio, a meno che non ci siano motivate e specifiche eccezioni.

Tali motivate e specifiche eccezioni non sono espressamente indicate. Si prevede, quindi,  non solo un ulteriore taglio delle auto blu e una riduzione del personale dedicato, che ancora incide pesantemente sul totale della spesa, ma anche un'ottimizzazione dell'utilizzo dell'intero parco auto già detenuto con l'obiettivo di aumentare:

- l'efficienza ed efficacia rispetto alle funzioni /servizi cui le auto sono adibite;

- la trasparenza nel loro uso;

- la salvaguardia dell'ambiente;

- il ricorso preferenziale ai mezzi di trasporto pubblico nei casi di compatibilità con le effettive esigenze operative delle amministrazioni.

 

1.2. La riduzione delle spese per le consulenze

 

La riduzione delle spese per studi ed incarichi di consulenze da parte delle pubbliche amministrazioni è prevista dai commi da 5 ad 8.

In sede di conversione sono stati introdotti ulteriori commi che indicano gli adempimenti cui sono tutte le pubbliche amministrazioni in relazione alla comunicazione dei dati relativa alle spese per studi e consulenze, nonché per  incarichi per conferiti a dirigenti esterni.

In particolare, il comma 5 si occupa della spesa annua per studi  e incarichi di consulenza, compresa quella relativa a studi ed incarichi conferiti a dipendenti pubblici, sostenuta dalle pubbliche amministrazioni. Sono ivi  comprese tutte le pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della P.A. come individuate dall’Istat, ai sensi dell’art. 1, comma 3 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché delle autorità indipendenti, della Commissione per la Società e la Borsa. Sono escluse le Università, gli enti e le fondazioni di ricerca e gli organismi equiparati, nonché gli istituti culturali e gli incarichi di studio e di ricerca connessi ai processi di privatizzazione ed alla regolamentazione del settore finanziario.

Sempre, in sede di conversione del D.Lgs. sono state apportate delle modifiche per cui il limiti di spesa, per l’anno 2014,  all’80% del limite si spesa per l’anno 2013 e per l’anno 2015, al 75% dell’anno 2014.  

Il comma 5 bis stabilisce che le pubbliche amministrazioni  di cui al comma 5 trasmettono, entro il 31 dicembre 2013, i dati relativi alla spesa disaggregata sostenuta per studi ed incarichi di consulenza, compresa quella relativa a studi e incarichi di consulenza conferiti a pubblici dipendenti.

Inoltre, devono essere comunicati i dati relativi agli incarichi ed ai contratti a tempo determinato. Si tratta degli incarichi esterni conferiti ex art. 19 comma 6 del D.Lgs. 165/2001.

La mancata trasmissione dei dati, comporta, ai sensi del comma 5 ter, l’applicazione della sanzione di cui al comma 7 al responsabile del procedimento.

Pertanto, gli atti adottati in violazione delle disposizioni di cui al comma 5 e i relativi contratti sono nulli. L’affidamento di incarichi in violazione di tali disposizioni costituisce illecito disciplinare ed è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria, da mille a cinquemila euro, a carico del responsabile della violazione.  

Ad irrogare la sanzione amministrativa provvede l’autorità amministrativa competente sulla base di quanto disposto dalla legge 24 novembre 1981, n. 689[8], fatta salva la responsabilità per danno erariale.

Entro il 31 marzo di ogni anno, ai sensi del comma 5 quater,  il Ministro per la pubblica amministrazione presenta una relazione contente i dati relativi alle spese precisate nel comma 5 bis.

Il comma 6 del medesimo D.Lgs. 101/2013 stabilisce che presso le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 3 della legge 31 dicembre 2009, n. 196[9], nel bilancio di previsione o strumento di previsione equiparabile sono previsti capitoli specifici di bilancio coerenti con la struttura di bilancio adottata per il conferimento di incarichi di studio e consulenze.    

Lo stesso comma 6 stabilisce che sono fatti salvi i capitoli istituiti previsti per incarichi previsti da disposizioni di legge o regolamento che devono essere articolati in maniera coerente con il piano dei conti in integrato di cui al titolo II del D.Lgs. 31 maggio 2011, n. 91[10] .

Al fine di monitorare gli adempimenti scaturenti dal rispetto dei vincoli  finanziari in materia di contenimento della spesa pubblica, si dispone, al comma 8,  che la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione pubblica ed il Ministero dell’economia e delle Finanze  - Dipartimento della ragioneria generale dello Stato dispongono almeno una volta l’anno visite ispettive a cura dell’Ispettorato per la funzione pubblica e dei servizi ispettivi di finanza del medesimo dipartimento.  Le irregolarità riscontrate devono essere denunciate alla Corte dei Conti.

In sede di conversione, quindi, l’espressione “possono disporre” è stata sostituita dall’espressione “dispone almeno una volta l’anno” con evidente obbligo e non facoltatività delle visite ispettive con il precipuo scopo di attuare maggiori  controlli ai fini del contenimento della spesa pubblica.

Come è stato già osservato[11], una vera e propria riduzione della spesa per le consulenze si avrebbe solo attraverso la valorizzazione delle risorse e delle professionalità interne.

 

 

 

 


[1] F. Verbaro, Una nuova occasione persa per ridisegnare il settore pubblico, in Guida al pubblico impiego, n. 9 di settembre 2013.

[2] U. Buratti, M. Tiraboschi, Riforma della P.A.: un ritorno al passato, tratto da in Guida al pubblico Impiego, Il Sole 24 ore,  7/8 2013.

[3] F. Verbaro, Una nuova occasione persa per ridisegnare il settore pubblico, in Guida al Pubblico impiego, Il Sole 24 ore,  n. 9 di settembre 2013. 

[4]Il Censimento permanente delle auto pubbliche, realizzato da Formez PA su incarico del Ministero per la PA e la Semplificazione rileva quale sia attualmente la situazione del parco in dotazione della P.A... Il rapporto è disponibile sui siti www.funzionepubblica.gov.it e www.formez.it

Un parco auto da 56.886 vetture ( tra le quali 6.723 "auto blu"), quello in dotazione alla PA al 1° giugno 2013, con un calo del 4,7% rispetto al 1° gennaio 2013 e del 7,4% rispetto al 1° gennaio 2012. Le PA locali ne possiedono il 92,1%, a fronte del 7,9% detenuto dalle amministrazioni centrali. Il 42,5% va ai Comuni, il 30,4% alle ASL e Aziende ospedaliere, mentre il 4,2% alla PA centrale in senso stretto (Ministeri, Enti previdenziali, Università, Enti pubblici).  

Ma il calo delle auto blu (cioè quelle di rappresentanza in uso ai vertici delle amministrazioni, o comunque di servizio guidate da un autista) è più consistente: 6,3% nei primi 5 mesi del 2013, 13,7% rispetto al 1° gennaio 2012.

Gli enti che hanno risposto al censimento sono 8.293, pari al 94,6% dell'universo di riferimento.

Il nuovo dossier presentato da Formez PA sui dati del censimento permanente delle auto pubbliche - previsto dai DPCM 3 agosto 2011 e 12 gennaio 2012 - riepiloga l'evoluzione del parco auto delle PA nei primi 5 mesi del 2013. L'obiettivo è quello di valutare l'impatto delle policies varate in materia dal Governo, divenute ancora più stringenti grazie alla Legge di stabilità del 24 dicembre 2012 n. 228, che espressamente prevede, fino al 31 dicembre 2014, il divieto per le PA di acquisto di nuove autovetture e di stipula di contratti di locazione finanziaria aventi ad oggetto autovetture. Unica eccezione è rappresentata dagli acquisti per "i servizi sociali e sanitari svolti per garantire i livelli essenziali di assistenza".

6.723 AUTO BLU: LA MAGGIOR PARTE AL SUD E NEI COMUNI

La quota di auto blu (cioè quelle di rappresentanza in uso ai vertici delle amministrazioni, o comunque di servizio guidate da un autista) è di 6.723 unità, pari all'11,8% del totale (cui vanno aggiunte parte delle 124 auto blu in forza agli organi costituzionali, non soggetti alla rilevazione).

La massima concentrazione è nei Comuni (38,9% sul totale auto blu), nella PA centrale (22,4%) , nelle ASL (11,6%) e nelle provincie ( 8,0%) .

Il rapporto tra le auto blu e il parco macchine della PA risulta ancora particolarmente alto al Sud, in particolare in Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, dove le percentuali sono comprese fra il 25,5% e il 27,1% a fronte di una media nazionale dell'11,8%. Per quanto concerne i numeri assoluti delle amministrazioni locali, la Sicilia, nonostante una sensibile riduzione dal 2012, è al primo posto con 763 auto blu, seguono la Campania 547, seguono la Lombardia 544 e la Puglia con 482.

Nei primi 5 mesi dell'anno 2013, le nuove acquisizioni sono state 236, di cui 57 per auto blu; le dismissioni sono state 2.933, di cui 479 di auto blu.

Per quanto riguarda le nuove acquisizioni, solo il 41,9% è avvenuto attraverso un acquisto in proprietà: infatti, 134 unità sono state acquisite in leasing/noleggio e 3 in comodato.

Riguardo alla cilindrata, il 90,3% delle nuove acquisizioni delle auto è inferiore ai 1.600 cc..

Delle acquisizioni di auto blu, 50 riguardano la PA locale e 7 la PA centrale. Le auto di proprietà delle amministrazioni rappresentano l'82,3% del totale.

Nei primi mesi del 2013 l'andamento delle nuove acquisizioni e dismissioni rileva alcuni dati significativi:

- un saldo di -2.697 autovetture, con una riduzione del parco auto pari al -4,7%;

- per quanto concerne le auto blu, la riduzione è più marcata, a livello di comparto, nelle Province (-12,5%), negli Enti di ricerca (-10,6%), nelle Autorità territoriali e portuali (-10%), nella PA centrale (-9,5%), nei Consigli Regionali (-7%). Su scala territoriale, la diminuzione riguarda, in special modo, l'Emilia Romagna (-15,5%) e il Lazio (-10,7%) e la Campania (-10,3);

- le nuove acquisizioni hanno riguardato in prevalenza i noleggi e i leasing (134 auto) rispetto a quelle in proprietà (99 unità);

- per effettuare gli acquisti, la procedura prevalente è stata rappresentata dalla procedura negoziata (50,4% dei casi).

Nel complesso, la stima della riduzione delle auto blu nel corso dei primi 5 mesi del 2013 è di 451 vetture, pari al -6,3%.

 

[5] Il D.P.C.M. 3 agosto 2011 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 214 del 14 settembre 2011, adottato in attuazione dell’art. 2, comma 4 del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni  dalla L 15 luglio 2011, n. 111 

[6] Il testo originario prevedeva un ammontare di spesa pari all’80% che, poi, in sede di conversione è stato ridotto al 50%.

[7] Le norme di cui al D.Lgs. 33 del 2013 si pongono i seguenti obiettivi:

  • armonizzazione della disciplina rispetto a quella del Codice della privacy mediante modifiche all’articolo 4 e all’articolo 26, nel quale si è espressamente esclusa la pubblicazione dei dati identificativi delle persone fisiche destinatarie di sussidi e ausili finanziari, qualora da tali dati sia possibile ricavare informazioni relative allo stato di salute o alla situazione di disagio economico-sociale degli interessati. Inoltre, si è previsto, su richiesta delle Regioni la pubblicazione dei dati relativi al livello del benessere organizzativo interno alle pubbliche amministrazioni e la pubblicazione dei risultati delle indagini di customer satisfaction effettuati;
  • previsione della possibilità per le Regioni e a statuto speciale e le Province di Trento e Bolzano di individuare specifiche forme di applicazione della nuova disciplina in ragione della peculiarità dei loro ordinamenti;
  • maggiore chiarezza sulle norme abrogate dal decreto legislativo, che intende rappresentare un vero e proprio Codice della trasparenza in modo da evitare dubbi interpretativi.

Le ulteriori novità previste dal testo esaminato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri sono:

  • istituzione dell’obbligo di pubblicità: delle situazioni patrimoniali di politici, e parenti entro il secondo grado; degli atti dei procedimenti di approvazione dei piani regolatori e delle varianti urbanistiche; dei dati, in materia sanitaria, relativi alle nomine dei direttori generali, oltre che agli accreditamenti delle strutture cliniche;
  • definizione del principio generale di trasparenza: accessibilità totale delle informazioni che riguardano l’organizzazione e l’attività delle PA, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche;
  • totale accessibilità delle informazioni: il modello di ispirazione è quello del Freedom of Information Act statunitense, che garantisce l’accessibilità di chiunque lo richieda a qualsiasi documento o dato in possesso delle PA, salvo i casi in cui la legge lo esclude espressamente (es. per motivi di sicurezza);
  • introduzione del nuovo istituto del c.d. "diritto di accesso civico". Questa nuova forma di accesso mira ad alimentare il rapporto di fiducia tra cittadini e PA e a promuovere il principio di legalità (e prevenzione della corruzione): in sostanza, tutti i cittadini hanno diritto di chiedere e ottenere che le PA pubblichino atti, documenti e informazioni che detengono e che, per qualsiasi motivo, non hanno ancora divulgato;
  • obbligo per i siti istituzionali di creare l’apposita sezione "Amministrazione trasparente" nella quale inserire tutto quello che stabilisce il provvedimento;
  • disciplina del Piano triennale per la trasparenza e l’integrità: parte integrante del Piano di prevenzione della corruzione, esso deve indicare le modalità di attuazione degli obblighi di trasparenza e gli obiettivi collegati con il piano della performance.

L’effettività delle regole su inconferibilità ed incompatibilità è promossa anche mediante la previsione di una serie di conseguenze volte a sanzionare la violazione. La violazione delle regole del decreto determina la più grave conseguenza della nullità, con riferimento sia all’atto di conferimento dell’incarico che al connesso contratto di disciplina del rapporto di cui all’art. 17 del medesimo decreto. L’insorgere di una situazione di incompatibilità comporta per l’interessato l’obbligo di opzione tra la permanenza nell’incarico e lo svolgimento di attività, cariche ed incarichi con esso incompatibili ai sensi dei Capi V e VI del decreto. Tale opzione va esercitata entro 15 giorni dalla contestazione del  l’insorgere della causa da parte del responsabile per la prevenzione decorsi i quali l’incarico decade di diritto art. 19, comma 1.

 

   

[8] La legge 689 del 24 novembre 1981 è la legge sulla depenalizzazione.

La legge del 1981 rappresenta una tappa fondamentale nella costruzione di un sistema dell’illecito amministrativo: per la prima volta viene delineata una “parte generale” del diritto amministrativo punitivo. L’unico tentativo precedente – ma settoriale – è rappresentato dalla legge n. 4 del 1929 in tema di violazioni finanziarie. Comunque anche il nuovo sistema è limitato agli illeciti amministrativi per i quali è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria (art. 12, che esclude esplicitamente in tutti i casi le violazioni disciplinari.

L’impostazione di fondo è costituita dall’adozione del modello penale quale punto di riferimento, con alcuni correttivi poiché a legge del 1981 nasce come legge di depenalizzazione e non si è voluto determinare un eccessivo affievolimento delle garanzie.

 

[9] La legge di riforma della contabilità e finanza pubblica, legge n. 196 del 31 dicembre 2009, nasce dalla necessità di

adeguare il contesto normativo e le regole che presiedono al governo della finanza pubblica e alla gestione del bilancio alle esigenze scaturite dall’adesione dell’Italia all’Unione monetaria, dall’evoluzione del sistema economico e dal nuovo assetto istituzionale tra Stato ed Enti decentrati. La nuova legge è destinata ai soggetti che compongono l’aggregato delle amministrazioni pubbliche, definito, secondo le regole di contabilità nazionale, dall’Istat. Si estende così il perimetro di riferimento della legge n. 468 del 1978 (ora abrogata) e si stabilisce un quadro normativo unico e coerente per tutti i soggetti che compongono tale

aggregato.

Una delle principali novità riguarda la delega per l’armonizzazione degli schemi di bilancio e dei sistemi contabili delle amministrazioni pubbliche e l’istituzione di una banca dati unitaria che dovrà raccogliere le informazioni di bilancio e gestionali degli stessi soggetti. La disponibilità di informazioni tempestive e facilmente confrontabili, in quanto non bisognose di complesse procedure di raccordo, faciliterà anche l’attività di monitoraggio e controllo della evoluzione dei conti pubblici. Il nuovo ciclo della programmazione e le procedure di definizione dei relativi strumenti prevedono un più ampio coinvolgimento di tutti i livelli di governo nella individuazione delle politiche di bilancio e un più articolato raccordo tra queste e gli obiettivi assunti in sede comunitaria. Sono rivisti, in particolare, i termini di presentazione, i contenuti dei singoli documenti, nonché gli attori coinvolti nella loro predisposizione. La programmazione finanziaria e di bilancio è orientata al medio termine, attraverso una effettiva programmazione triennale delle politiche, degli obiettivi e delle risorse, nonché una maggiore attenzione alle grandezze strutturali del bilancio.

La nuova legge contribuisce a rafforzare i meccanismi e gli strumenti per il controllo quantitativo e qualitativo della

spesa. Un maggior orientamento alla misurazione e alla valutazione dei risultati viene perseguito attraverso la

previsione, per le amministrazioni centrali dello Stato, di un programma di analisi e valutazione della spesa da realizzare anche attraverso la costituzione di appositi nuclei di analisi e valutazione. Sono infine introdotte norme per conseguire una migliore programmazione finanziaria ai fini dell’efficiente gestione del debito e delle disponibilità liquide presso la Tesoreria.

Sono migliorati i contenuti informativi dei documenti programmatici di finanza pubblica attraverso previsioni di entrata e di spesa articolate per sottosettori, redazione di note esplicative delle metodologie di costruzione dei tendenziali, redazione di allegati informativi sull’efficacia delle manovre di finanza pubblica e sul monitoraggio in corso d’anno delle entrate, delle spese e del fabbisogno del settore statale.

I documenti di bilancio, sia in fase di previsione che di rendicontazione, sono anch’essi arricchiti da un ampliamento delle informazioni in essi contenute e sono affiancati da ulteriori e specifici documenti nel corso dell’anno. Le maggiori informazioni disponibili potranno consentire al Parlamento di svolgere con maggior consapevolezza il proprio ruolo di indirizzo potendo disporre anche di informazioni sull’effettivo impiego delle risorse negli esercizi precedenti e sui risultati raggiunti. E’ istituzionalizzata, per il bilancio dello Stato, la classificazione per missioni e programmi. Questi ultimi diventano le nuove unità di voto parlamentare. Anche la gestione è maggiormente orientata al conseguimento degli obiettivi delle politiche pubbliche; la realizzazione di ciascun programma è previsto venga affidata ad un unico

responsabile.

La riforma verrà completata con l’attuazione di alcune deleghe contenute nel testo della legge. Esse riguardano l’armonizzazione dei bilanci pubblici, il potenziamento dei sistemi di controllo e delle attività di analisi e valutazione della spesa, la razionalizzazione delle procedure di spesa relative al finanziamento delle spese in conto capitale, il

completamento della riforma del bilancio dello Stato e il passaggio alla redazione del bilancio in termini di sola cassa previo un congruo periodo di sperimentazione. E’ prevista anche l’adozione di un testo unico, innovativo, in materia di contabilità di Stato e di tesoreria.

[10] Il D.Lgs. 91/2011 è la legge sugli ammortizzatori dei principi generali applicabili ai documenti contabili delle amministrazioni pubbliche. 

[11] G. Neri, Auto blue e consulenze di nuovo nel mirino, in il Sole 24 Ore , pubblico impiego, pag. 25.

 

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