Impossibile erogare compensi ai componenti dei Consigli di Amministrazione di Aziende Speciali

Corte dei Conti – Sez. Reg.le di controllo per la Lombardia – Parere 11/2013/PAR – Relatore dott. Cristiano Baldi - Adunanza in camera di consiglio del 10 gennaio 2013

di Pietro Dragone

I giudici contabili lombardi, interrogati sulla congruità dell’applicazione dell’art. 6, comma 3, della legge n.122/2010 (e non, invece, l’articolo 6, comma 2) in relazione ai componenti del Consiglio di Amministrazione di un’Azienda Speciale, nel parere n.11 del 10/01/2013 ribadiscono una posizione già affermata precedentemente. Infatti, la Sezione, in sede consultiva, aveva già avuto modo di chiarire (per tutti parere n. 669/2011/PAR) che, considerata la finalità che il legislatore si prefigge, vale a dire di contenere la spesa inerente incarichi pubblici in organismi strumentali agli enti locali, la previsione contenuta nel comma 2 preclude di erogare qualsiasi compenso in favore degli amministratori degli enti che ricevono contributi pubblici (deliberazione n. 155/2011/PAR). La norma di legge prevede, infatti, come ambito applicativo del precetto quello degli enti, anche aventi struttura privatistica (eccezion fatta per le società), che “comunque ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche”.  In ordine al concetto di dipendenza finanziaria, la Sezione si era già ampiamente pronunciata precisando (parere n. 155/2011) che a nulla rileva che la dipendenza finanziaria si manifesti sotto forma di contribuzione, oppure sia connessa con le tariffe stabilite da apposito contratto di servizio per le prestazioni erogate in favore dell’ente locale o, ancora, sia stabilita nello statuto sotto forma di obbligo giuridico di ripianare i costi sociali dell’attività di gestione.  In linea con quanto espresso nelle delibere richiamate, la Sezione ritiene, infatti, che la locuzione di enti che “comunque ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche” vada intesa, in aderenza alla ratio di razionalizzazione degli organismi intermedi fra ente locale e cittadino ed alla sottesa esigenza di riduzione dei costi degli apparati amministrativi (obiettivo di fondo del d.l. n. 78/2010 e, in particolare, dell’art. 6), in senso più ampio, quale attribuzione da parte dell’ente pubblico di qualsiasi utilità suscettibile di valutazione economica. In questa direzione, posto che il Comune, ai sensi di legge, conferisce il capitale di dotazione necessario all’erogazione dei servizi da parte dell’organismo strumentale (cfr. art. 114 TUEL), occorre anche valutare se, nella fase istitutiva, vi sia stata tale attribuzione economica. Pertanto, qualsiasi utilità suscettibile di valutazione economica (assimilabile, nella sostanza, a quella derivante da una concessione di servizi), integra la presenza di un contributo pubblico. Infatti, pur trattandosi di forme di contribuzione che si manifestano in modi diversi dal finanziamento, sono ugualmente suscettibili di apprezzamento economico (in termini, nelle conclusioni, anche la delibera della Sezione Liguria n. 88/2012/PAR). I giudici contabili, quindi, concludono affermando che se il Comune riscontri, in fase di costituzione o successivamente, l’attribuzione all’Azienda speciale di una delle descritte utilità economiche sarà integrato il presupposto, previsto dall’art. 6, comma 2, del d.l. n. 78/2010, convertito nella legge n. 122/2010, per l’attribuzione del carattere onorifico agli incarichi di presidente e componente del consiglio d’amministrazione dell’azienda speciale.

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Tag: aziende specialicompensi componenti consiglio amministrazioneparere corte contilegge 122/2010
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