Deposito del ricorso mediante servizio postale ed inoperatività dell’automatico diniego di rinnovo del permesso di soggiorno

Tar Lombardia – Brescia sez. II – sentenza 31 gennaio 2013, n. 115 Presidente ed Estensore Calderoni

 

Il termine legislativamente fissato per il deposito del ricorso presso la segreteria del giudice adito ha carattere perentorio, in quanto, essendo espressione di un principio di ordine pubblico processuale, è sottratto alla disponibilità non solo delle parti, ma anche del giudice, il quale non può disattenderlo o prorogarlo per sopperire all'inerzia dell'interessato.

 

Anche se è da ritenere ammissibile il deposito del ricorso giurisdizionale e dei relativi allegati utilizzando il servizio postale, deve ritenersi che l’eventuale ritardo da parte del servizio postale rientri nell’alea ricadente sul soggetto che a tale servizio "incertus quando" ha scelto di rivolgersi; pertanto, solo se il ricorrente dimostra di aver dispiegato l’ordinaria diligenza al fine di rispettare il termine perentorio di deposito (e ciò sia scegliendo di depositarlo a mani, sia avvalendosi della modalità del servizio postale che garantisce la consegna a data certa), può, poi, eventualmente giovarsi della rimessione in termini per scusabilità dell’errore, qualora - ciononostante - il materiale deposito del ricorso si sia verificato in data successiva alla scadenza di detto termine, per ragione a lui non imputabile.

 

La ratio che ha portato la Corte Costituzionale (con la recente sentenza n. 172 del 2012) a censurare la previsione dell'art. 1-ter, comma 13, lettera c), del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (in materia di regolarizzazione degli stranieri), ben può essere applicata anche all'ipotesi dell’ordinario rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato. E’ pertanto illegittimo il rigetto dell'istanza tesa ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, fondato sull’automatica ostatività della condanna riportata dal richiedente (nella specie di mesi dieci di reclusione per il reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza pubblico ufficiale) e non su un giudizio in concreto della pericolosità, dovendo al riguardo la Questura effettuare una valutazione della pericolosità che tenga conto di tutti gli indici da cui la stessa può essere ricavata, oltre ad esaminare se esistano tutti gli altri presupposti cui la legge àncora la concessione del rinnovo del permesso di soggiorno.

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda)

 ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;

sul ricorso numero di registro generale 57 del 2013, proposto da:

Mamadou Marie Samb, rappresentato e difeso dall'avv. Antonio Cesarini, con domicilio presso Segreteria T.A.R. in Brescia, via Carlo Zima, 3;

contro

Questura di Bergamo, rappresentata e difesa per legge dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria in Brescia, via S. Caterina, 6;

per l'annullamento

del decreto prot. cat. 2^/114298/IMM/IISEZ/2012/GG/Rig.187 del 20/8/2012, di rigetto dell'istanza tesa ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, nonché di ogni altro atto connesso;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Questura di Bergamo;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 30 gennaio 2013 il dott. Giorgio Calderoni e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1.Per quanto riguarda i profili in rito della controversia, il Collegio osserva quanto segue:

i) come evidenziato nel decreto monocratico 17 gennaio 2013, n. 29, il presente ricorso risulta depositato presso gli Uffici di questo T.A.R. in data (16 gennaio 2013) successiva alla scadenza del termine perentorio di 30 giorni, decorrente dall’avvenuto perfezionamento (11 dicembre 2012) della notifica presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato;

ii) con istanza prodotta il successivo 21 gennaio 2013, il procuratore del ricorrente ha chiesto la rimessione in termini, esponendo che, come risulta dalla contestuale produzione documentale:

- per il deposito del ricorso è stato utilizzato il servizio postale e la spedizione è stata effettuata, dall’ufficio postale di Bergamo-Centro, il giorno 8 gennaio 2013, con la particolare modalità "Raccomandata 1" (cioè: con consegna entro 1 giorno) e indicando il corretto indirizzo del Tar;

- tuttavia, l’effettiva consegna è avvenuta solo il successivo 16 gennaio 2013, pur se risulterebbero precedenti tentativi di recapito;

- tale ritardo, rispetto alla scadenza del suddetto termine di 30 giorni, sarebbe dovuto soltanto a "un disguido del servizio postale, non imputabile in alcun modo al ricorrente";

iii) l’anzidetta circostanza obiettiva (e cioè l’impiego per il deposito del ricorso - in luogo della più consueta modalità a mani - del mezzo postale, epperò utilizzando un servizio che assicura il recapito presso la Segreteria del Tar entro una data certa e rispettosa del termine perentorio di legge) è idonea a integrare, nella presente fattispecie, "quel grave impedimento di fatto" (non imputabile al ricorrente) cui l’art. 37 c.p.a. ricollega la possibilità, per il Giudice, di disporre la rimessione in termini per errore scusabile;

iv) errore scusabile che non potrebbe, viceversa, essere ravvisato, ove la parte ricorrente si limitasse a spedire il plico con raccomandata ordinaria, la quale non garantisce la consegna in tempo predefinito.

Invero - se la giurisprudenza ammette che il deposito del ricorso e dei relativi allegati possa essere effettuato a mezzo del servizio postale (cfr. T.A.R. Bolzano, 12 dicembre 2011, n. 384; Cons. Stato, Sez. IV, n. 224/1979; T.A.R. Sicilia, Sez. II, n. 54/1992; T.A.R. Sardegna, n. 446/1979; T.A.R. Lazio, Sez. III, n. 387/1976) - in questo caso l’eventuale ritardo da parte del servizio postale rientrerebbe nell’alea ricadente sul soggetto che a tale servizio "incertus quando" ha scelto di rivolgersi: come è, infatti, noto il termine legislativamente fissato per il deposito del ricorso presso la segreteria del giudice adito ha carattere perentorio, in quanto, essendo espressione di un principio di ordine pubblico processuale, è sottratto alla disponibilità non solo delle parti, ma anche del giudice, il quale non può disattenderlo o prorogarlo per sopperire all'inerzia dell'interessato (cfr. Consiglio Stato, sez. IV, 18 settembre 2012, n. 4948 e sez. V, 26 gennaio 2011, n. 538).

iv) in definitiva, solo se il ricorrente dimostra di aver dispiegato l’ordinaria diligenza al fine di rispettare il termine perentorio di deposito (e ciò sia scegliendo di depositarlo a mani, sia avvalendosi della modalità del servizio postale che garantisce la consegna a data certa), può, poi, eventualmente giovarsi della rimessione in termini per scusabilità dell’errore, qualora - ciononostante - il materiale deposito del ricorso si sia verificato in data successiva alla scadenza di detto termine, per ragione a lui non imputabile.

2.1. Quanto al merito della controversia, il Collegio ritiene fondata e assorbente la censura con cui si deduce in ricorso l’illegittimità dell’impugnato diniego 20.8.2012, siccome fondato sull’automatica ostatività della condanna riportata dal ricorrente (mesi dieci di reclusione per il reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza pubblico ufficiale) e sul richiamo alla sentenza C. Cost. n. 148/2008 e all’art. 4 comma 3 D. Lgs. 286/98, laddove anche al caso di specie dovrebbe ritenersi applicabile la pronuncia 6 luglio 2012, n. 172 della Corte Costituzionale, pur riferita all’ipotesi di emersione dal lavoro irregolare ex art. 1-ter comma 13 lett. c) legge 102/2009, con la conseguenza che il controverso diniego del rinnovo, discenderebbe, nel caso de quo, "da una presunzione assoluta arbitraria e irrazionale".

2.2. Ebbene, in una fattispecie identica alla presente (condanna dello straniero per reato in materia di stupefacenti che l'art. 4,comma 3, D.lgs. 28698 ritiene ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno, con scelta del legislatore avallata dalla sentenza Corte Costituzionale n. 148/2008) la giurisprudenza amministrativa (cfr. T.A.R. Toscana, sez. II, 6 dicembre 2012, n. 1979) ha sottolineato che:

a) tale opzione interpretativa è stata oggetto di rimeditazione da parte della Consulta con la sentenza 172/ 2012, in cui si afferma che "L'inesistenza di un'incompatibilità, in linea di principio, del citato automatismo con l'art. 3 Cost. non implica, quindi, che le fattispecie nelle quali esso è previsto siano sottratte al controllo di non manifesta arbitrarietà. Il legislatore può, pertanto, subordinare la regolarizzazione del rapporto di lavoro al fatto che la permanenza nel territorio dello Stato non sia di pregiudizio ad alcuno degli interessi coinvolti dalla disciplina dell'immigrazione, ma la relativa scelta deve costituire il risultato di un ragionevole e proporzionato bilanciamento degli stessi, soprattutto quando sia suscettibile di incidere sul godimento dei diritti fondamentali dei quali è titolare anche lo straniero extracomunitario (sentenze n. 245 del 2011, n. 299 e n. 249 del 2010), perché la condizione giuridica dello straniero non deve essere "considerata - per quanto riguarda la tutela di tali diritti - come causa ammissibile di trattamenti diversificati o peggiorativi" (sentenza n. 245 del 2011). Inoltre, questa Corte ha anche affermato il principio - qui richiamabile, benché sia stato enunciato in riferimento ad una differente materia - in virtù del quale "le presunzioni assolute, specie quando limitano un diritto fondamentale della persona, violano il principio di eguaglianza, se sono arbitrarie e irrazionali, cioè se non rispondono a dati di esperienza generalizzati, riassunti nella formula dell'id quod plerumque accidit", sussistendo l'irragionevolezza della presunzione assoluta "tutte le volte in cui sia "agevole" formulare ipotesi di accadimenti reali contrari alla generalizzazione posta a base della presunzione stessa"... Nel quadro di tali principi, a conforto della manifesta irragionevolezza della norma censurata assume anzitutto rilievo la considerazione che il diniego della regolarizzazione consegue automaticamente alla pronuncia di una sentenza di condanna anche per uno dei reati di cui all'art. 381 cod. proc. pen., nonostante che gli stessi non siano necessariamente sintomatici della pericolosità di colui che li ha commessi. In tal senso è, infatti, significativo che, essendo possibile procedere per detti reati "all'arresto in flagranza soltanto se la misura è giustificata dalla gravità del fatto ovvero dalla pericolosità del soggetto desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto" (art. 381, comma 4, cod. proc. pen.), è già l'applicabilità di detta misura ad essere subordinata ad una specifica valutazione di elementi ulteriori rispetto a quelli consistenti nella mera prova della commissione del fatto.".

b) la ratio che ha portato la Corte Costituzionale a censurare la previsione del'art. 1-ter, comma 13, lettera c), del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, ben può essere applicata anche all'ipotesi dell’ordinario rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, poiché in casi siffatti il giudizio di pericolosità presunta legato alla riconducibilità del reato per cui vi è condanna nella vasta platea dei reati in materia di stupefacenti non sembra tener conto di quella esigenza di non violare il principio di uguaglianza con scelte aprioristiche che si rivelino irrazionali ed ingiustificate sul piano della proporzionalità.

È ben vero che la scelta di basarsi sul criterio della pericolosità presunta è stata adottata dal legislatore per evitare disparità di trattamento derivanti dall'uso della discrezionalità amministrativa che si esercita quando la pericolosità va valutata in concreto, ma il ricomprendere all'interno dei reati che comportano una valutazione ex lege di pericolosità condotte caratterizzate in concreto da un enorme differenza sul piano del disvalore e della pericolosità sociale senz'altro compromette quei valori sulla base dei quali è stata sancita la parziale incostituzionalità dell'1-ter, comma 13, lettera c), del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78;

c) dal momento che il provvedimento impugnato è giustificato (come anche nel presente caso del ricorrente Samb) solo sulla base della norma e non su un giudizio in concreto della pericolosità, sarò necessario disporne l'annullamento per consentire alla Questura di effettuare una valutazione della pericolosità che tenga conto di tutti gli indici da cui la stessa può essere ricavata, oltre ad esaminare a se esistono tutti gli altri presupposti cui la legge àncora la concessione del rinnovo del permesso di soggiorno.

2.3. Il Collegio condivide tale impostazione, che risulta seguita - quanto all’estensione dei principi affermati da C. Cost. 172/2012 alle istanze di rilascio/rinnovo di ordinario permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato - anche da altri Giudici amministrativi (cfr. T.A.R. Milano, sez. IV, 25 ottobre 2012, n. 2602), pur non mancando l’avviso di segno contrario espresso dal TAR Umbria (4 settembre 2012, nn. 350 e 351).

3. In conclusione e per le considerazioni che precedono, il ricorso deve essere accolto e il provvedimento impugnato deve essere annullato, al fine di una rinnovata e puntuale valutazione di pericolosità sociale da parte della Questura di Bergamo.

Avuto riguardo alla non attuale univocità dell’orientamento giurisprudenziale in ordine al profilo di diritto qui, invece, ritenuto dirimente ai fini della presente decisione, le spese di lite possono essere compensate tra le parti, fatto salvo il rimborso, da parte dell’Amministrazione soccombente, del contributo unificato anticipato dal ricorrente.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo ACCOGLIE nei sensi e agli effetti di cui in motivazione.

Spese compensate e rimborso del contributo unificato, anticipato dal ricorrente, a carico dell’Amministrazione intimata.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 30 gennaio 2013 con l'intervento dei magistrati:

Giorgio Calderoni, Presidente, Estensore

Mauro Pedron, Consigliere

Stefano Tenca, Consigliere

DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 31/01/2013

 

BREVI ANNOTAZIONI

di Alessandra Mannino

 

 

  • L’OGGETTO DELLA PRONUNCIA

 

La decisione in commento esprime la possibilità che il deposito del ricorso e dei relativi allegati venga effettuato a mezzo posta. In tale evenienza, tuttavia, ricade sul soggetto l’alea dell’eventuale ritardo da parte del servizio postale. È comunque consentito al ricorrente dimostrare di aver dispiegato l’ordinaria diligenza avvalendosi della modalità del servizio postale che garantisce la consegna entro data certa.

 

 

  • IL PERCORSO ARGOMENTATIVO

 

Il giudice amministrativo chiarisce l’operatività e l’ambito di applicazione dell’istituto della rimessione in termini.

Nel caso di specie il ricorrente invocava il grave impedimento di fatto, a lui non imputabile, cui l’art. 37 c.p.a. ricollega la possibilità, per il Giudice, di disporre la rimessione in termini per errore scusabile.

Nello specifico per la notifica del ricorso e dei relativi documenti il ricorrente si era avvalso del servizio postale con la particolare modalità della consegna garantita entro un giorno.

Tuttavia a causa di un disguido del servizio postale non imputabile, in alcun modo, al ricorrente e non prevedibile il ricorso risultava depositato successivamente alla scadenza del termine perentorio di 30 giorni.

I giudici amministrativi evidenziano come la giurisprudenza ammette che il deposito del ricorso e dei relativi documenti allegati possa essere effettuata a mezzo del servizio postale. In tale evenienza l’eventuale ritardo rientra nell’alea ricadente sul soggetto che a tale servizio "incertus quando" ha scelto di rivolgersi.

Il termine legislativamente fissato per il deposito del ricorso presso la segreteria del giudice adito ha, infatti, carattere perentorio. Esso è espressione di un principio di ordine pubblico processuale, come tale, sottratto alla disponibilità non solo delle parti, ma anche del giudice. Conseguentemente l’organo giudicante non potrà disattenderlo o prorogarlo per sopperire all'inerzia dell'interessato .

Tuttavia se il ricorrente dimostra di aver dispiegato l’ordinaria diligenza al fine di rispettare il termine perentorio di deposito, sia scegliendo di depositarlo a mani, sia avvalendosi della modalità del servizio postale che garantisce la consegna a data certa, potrà, poi, eventualmente invocare la rimessione in termini per scusabilità dell’errore, qualora il materiale deposito del ricorso si sia verificato in data successiva alla scadenza di detto termine, per ragione a lui non imputabile.

 

 

  • CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

 

Nel merito la pronuncia evidenzia come la ratio che ha indotto la Corte Costituzionale, con la recente sentenza n. 172 del 2012, a censurare l’art. 1-ter, comma 13, lettera c) del decreto legge n. 78 del 2009  relativo alla materia di regolarizzazione degli stranieri, può essere applicata anche all’ipotesi di ordinario rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato.

È da considerarsi, quindi, illegittimo il rigetto dell'istanza tesa ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, fondato sull’automatica ostatività della condanna riportata dal richiedente (nella specie di mesi dieci di reclusione per il reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza pubblico ufficiale) e non su un giudizio in concreto della pericolosità.

Le presunzioni assolute, quando limitano un diritto fondamentale della persona, violano il principio di eguaglianza, se sono arbitrarie e irrazionali, cioè se non rispondono a dati di esperienza generalizzati, riassunti nella formula dell'id quod plerumque accidit.

La Questura deve, quindi, effettuare una valutazione della pericolosità che tenga conto di tutti gli indici da cui la stessa può essere ricavata, oltre ad esaminare se esistano tutti gli altri presupposti cui la legge ancora la concessione del rinnovo del permesso di soggiorno.

Il provvedimento di diniego deve essere, dunque giustificato non solo sulla base della norma ma attraverso un giudizio in concreto della pericolosità.

 

  • PERCORSO BIBLIOGRAFICO

 

F. Caringella, Manuale di Diritto Amministrativo, Dike, 2012;

F. Caringella–M. Protto, Manuale di diritto processuale amministrativo, Dike 2012.

Tag: permesso soggiornoservizio postaledeposito ricorso
Dike Giuridica Editrice s.r.l. - P.I.: 09247421002
Via Raffaele Paolucci, 59 - 00152 ROMA
Copyright 2012 - 2022