In tema di ripetizione dell'indebito pensionistico.

Corte dei conti 3 ottobre 2012, n. 453.

SENTENZA N. 453/2012

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA TOSCANA

IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Sul ricorso iscritto al n. 57678/PC del registro di Segreteria, proposto dal sig. G. C., di persona, per l’annullamento della determinazione dell’I.N.P.D.A.P. di Firenze prot. n. 20751/01 in data 29 novembre 2005, ad oggetto la ripetizione dell’indebito pari a € 1.974,80 da recuperare con trattenute sulla pensione pari a € 109,71 da gennaio 2006 sino a giugno 2008.

Nella pubblica udienza del 20 settembre 2012 sono comparsi la parte ricorrente, di persona, e l’avv. Massimiliano Gorgoni per l’INPS succeduto all’INPDAP.

FATTO e DIRITTO

Con ricorso pervenuto alla segreteria di questa Sezione il 4 dicembre 2008 il sig. G. C. ha proposto l’impugnativa volta all’annullamento della ripetizione di un indebito pensionistico.

La parte ricorrente, dispensata dal servizio per inabilità fisica a decorrere dal 10 febbraio 1998, e titolare di pensione diretta n. 114480805 con pari data, era beneficiaria dapprima di un trattamento pensionistico provvisorio a seguito di liquidazione provvisoria n. 43 del 15 giugno 2000, registrato alla Corte dei conti il 19 settembre 2000.

In sede di applicazione del decreto di pensione definitiva n. 60 in data 17 maggio 2001 emesso dalla Prefettura di Firenze (che riduceva la pensione provvisoria in godimento), l’odierno ricorrente risultava titolare di un indebito pensionistico, nei confronti dell’Amministrazione, di un importo pari a € 2.098,04 per assegni non dovuti e corrisposti per il periodo 10 febbraio 1998 – 30 settembre 2004 ( nota dell’I.N.P.D.A.P. di Firenze prot. n. 20751/01 in data 21 settembre 2004).

A seguito di rilievo della Corte dei conti – Sezione controllo in data 1 ottobre 2004 (n. 5/P) -, pervenuto all’INPDAP il 20 settembre 2005, secondo il quale nel calcolo del beneficio per infermità deve essere inclusa la R.I.A. goduta dall’interessato al momento dell’attribuzione del beneficio stesso, la Prefettura di Firenze in data 11 luglio 2005 rettificava il precedente provvedimento e l’applicazione del nuovo decreto di trattamento pensionistico definitivo determinando un indebito pensionistico pari a € 1.974,80, mentre l’INPDAP provvedeva ad applicare il decreto rettificato facendo decorrere la ripetizione dell’indebito dal gennaio 2006.

La parte ricorrente impugnava quest’ultimo provvedimento eccependo l’illegittimità dello stesso sotto il profilo della violazione di legge (artt. 203, 204, 205 e 206 del d. P.R. n. 1092/1973 e l. 241/1990), vista anche la giurisprudenza contabile formatasi in materia, e corroborava le proprie richieste con memoria difensiva del 30 maggio 2011.

L’INPDAP, di converso, con memoria del 25 maggio 2011, riteneva legittimo il proprio operato anche sulla scorta di decisioni del giudice contabile ed amministrativo e riteneva che il provvedimento pensionistico, soggetto a controllo successivo ai sensi dell’art. 166 della l. 312/80, pur immediatamente efficace, non è provvedimento definitivo ai fini dell’irripetibilità di cui all’art. 206 del d.P.R. n. 1092/1973, potendo l’Amministrazione provvedere, in sede di autotutela, alle modifiche necessarie.

L’INPDAP, inoltre, ritenuta la propria funzione di ordinatore secondario di spesa, chiedeva la chiamata in causa della Prefettura e, nel caso di accoglimento del ricorso, chiedeva la rifusione a carico della stessa delle somme eventualmente dichiarate irripetibili.

L’Ente previdenziale pubblico ribadiva, inoltre, l’autonomia del procedimento della liquidazione della pensione definitiva e del procedimento di recupero dell’indebito, ed eccepiva l’irripetibilità delle somme offerte in restituzione ed integralmente recuperate.

Questo giudice disponeva l’integrazione del contraddittorio (ord. 27 luglio 2011 n. 117) eseguita dalla parte ricorrente nei confronti della Prefettura di Firenze.

Nell’odierna udienza di discussione le parti ribadivano le proprie argomentazioni, quindi la causa veniva introitata per la decisione.

Osserva l’autorità giudicante che con riferimento al recupero d’indebito derivante dal conguaglio tra trattamento provvisorio e definitivo, la giurisprudenza contabile non è stata univoca.

Parte della giurisprudenza (cfr. Sez. I Centr. n. 180/2006 e III Centr. 149/2006) ha aderito alla sentenza delle Sezioni Riunite 14 gennaio 1999 n. 1/QM negando l’irripetibilità dell’indebito pensionistico.

Dopo alcune oscillazioni giurisprudenziali, tornando sull’argomento, Sezioni Riunite 7 agosto 2007 n. 7/QM hanno ritenuto che la procedimentalizzazione disegnata dalla legge n. 241/1990 (la quale ha previsto termini precisi per l’emanazione del provvedimento definitivo sul trattamento di quiescenza) con il protrarsi del tempo di definizione della pratica pensionistica, unitamente all’assenza di responsabilità del percettore nell’insorgenza dell’errore, siano elementi tali da rendere ingiustificata l’azione di recupero promossa dall’Amministrazione.

Tuttavia la stessa sentenza delle SS.RR. n. 7/2011/QM secondo cui “ gli artt. 203,204 e 205 del d.p.r. n. 1092/1973 non si applicano al trattamento provvisorio di cui all’art. 162 del suddetto Testo Unico delle pensioni, con la conseguenza che, sino all’adozione del provvedimento definitivo di pensione, sono possibili modifiche del trattamento provvisorio stesso, attesa la sua natura interinale”, seguita dalle ulteriori decisioni 16/2011/QM e 17/2011/QM, hanno evidenziato un effettivo contrasto giurisprudenziale in secondo grado, su cui si sono pronunciate nuovamente in sede di questioni di massima le Sezioni Riunite con sentenza del 2 luglio 2012 n. 2/2012/QM.

Quest’ultima decisione ha statuito che “lo spirare di termini regolamentari di settore per l’adozione del provvedimento pensionistico definitivo non priva ex se l’amministrazione del diritto – dovere di procedere al recupero delle somme indebitamente erogate a titolo provvisorio; sussiste, peraltro, un principio di affidamento del percettore in buona fede dell’indebito che matura e si consolida nel tempo, opponibile dall’interessato in sede amministrativa e giudiziaria. Tale principio va individuato attraverso una serie di elementi quali il decorso del tempo, valutato con riferimento agli stessi termini procedimentali, e comunque al termine di tre anni ricavabile da norme riguardanti altre fattispecie pensionistiche, la rilevabilità in concreto, secondo l’ordinaria diligenza, dell’errore riferito alla maggior somma erogata sul rateo di pensione, le ragioni che hanno giustificato la modifica del trattamento provvisorio e il momento di conoscenza, da parte dell’Amministrazione, di ogni altro elemento necessario per la liquidazione del trattamento definitivo”.

Tanto premesso, e preso atto dell’assenza di dolo del pensionato, il quale non ha contribuito alla insorgenza del credito erariale ed anzi aveva fatto affidamento sullo stesso, visto l’arco temporale trascorso tra il trattamento provvisorio (10 febbraio 1998) ed il trattamento definitivo (17 maggio 2001), ritenuto il successivo accertamento dell’INPDAP in data 21 settembre 2004, può essere affermata l’illegittimità dell’azione di recupero accertata (cfr. Sez. III Centr. 5 ottobre 2011 n. 654, Sezione giurisdizionale Regione Lombardia 1 febbraio 2012 n. 55 e Sezione giurisdizionale Regione Toscana 17 ottobre 2011 n. 441), con conseguente obbligo di restituzione all’interessato degli importi medio tempore recuperati dall’Amministrazione.

Tuttavia non può essere riconosciuto all’odierna parte ricorrente la spettanza del diritto agli emolumenti accessori, atteso che le somme in questione costituiscono pur sempre un indebito (cfr. Sez. I Centr. 2008 n. 81 e Sez. II Centr. 13 marzo 2011 n. 113).

In ordine all’obbligo di rivalsa va dichiarata la non applicabilità dell’art. 8, comma 2, d.P.R. n. 538/1986, normativa dettata per il comparto CPDEL, rientrante nella giurisdizione di questo giudice (Cass. SS.UU. 28 maggio 2007 n. 12349 e Corte conti Sezione giurisdizionale Regione Lazio 2 dicembre 2011 n. 1699), base normativa che questo giudice dichiara non estensibile al Ministero dela Difesa, con consequenziale difetto di giurisdizione dell’adita Corte (cfr. Corte conti Sezione giurisdizionale Regione Piemonte 29 febbraio 2012 n. 37.

Le spese legali vanno compensate tra le parti viste le incertezze giurisprudenziali che hanno caratterizzato la normativa costituente l’ordito del presente giudizio.

P.Q.M.

La Sezione giurisdizionale della Corte dei conti della Regione Toscana – Giudice Unico delle Pensioni - definitivamente pronunciando sul ricorso proposto dal sig. G. C. contro l’I.N.P.D.A.P. – ora INPS Gestione ex INPDAP -, respinta ogni contraria istanza ed eccezione, accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione.

Spese compensate.

Così deciso in Firenze nella Camera di Consiglio del 20 settembre 2012 successiva all’udienza del 20 settembre 2012.

La presente sentenza è stata pronunciata all’udienza odierna ai sensi dell’art. 429 c.p.c. (come modificato dall’art. 53, comma 2, del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008 n. 133) dando lettura del dispositivo e dell’esposizione delle ragioni di fatto e di diritto, con deposito contestuale in segreteria.

Il Giudice Unico

F.TO cons. Angelo BAX

Depositata in Segreteria il 3 ottobre 2012

Il Direttore di Segreteria

F.TO PAOLA ALTINI

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